Costantino Favasuli non ha dubbi nel leggere il momento dei giallorossi. L’esterno calabrese del Catanzaro ha tracciato una linea netta nel cammino della squadra sotto la guida di mister Alberto Aquilani: un punto di rottura che ha separato le prestazioni promettenti dai risultati concreti. Nel corso di un’intervista esclusiva ai microfoni di Esperia TV, le cui dichiarazioni sono riportate da IlCalcioCalabrese.it, il classe 2004 ha rivelato come la partita contro il Padova abbia rappresentato il vero spartiacque stagionale, il momento in cui lo spogliatoio si è guardato negli occhi comprendendo che qualcosa doveva cambiare. Una consapevolezza collettiva che si è tradotta immediatamente in tre risultati consecutivi che hanno dato forma e sostanza a quello che fino a quel momento rimaneva soltanto potenziale inespresso.
“Secondo me anche all’inizio stavamo facendo bene come prestazioni, però non vedevamo i frutti: ci mancava sempre qualcosa,” ha spiegato Favasuli con la lucidità di chi ha compreso prima di altri il nodo cruciale della stagione. “Poi c’è stata la svolta dopo la partita con il Padova: ci siamo guardati tutti in faccia e abbiamo capito che dovevamo dare qualcosa in più, e l’abbiamo fatto. Queste ultime tre partite ci hanno premiato per quello che abbiamo messo in campo.”
Le parole dell’esterno giallorosso fotografano perfettamente il percorso di crescita del Catanzaro in questa prima fase stagionale: non si è trattato di un problema tecnico o tattico insuperabile, bensì di una questione di consapevolezza, di quella scintilla psicologica che trasforma il lavoro quotidiano in risultati tangibili sul rettangolo verde.
Costantino Favasuli e l’umiltà di chi sa di crescere
Se c’è un elemento che emerge forte dalle dichiarazioni di Favasuli è la straordinaria umiltà di un giovane talento che consapevolmente rifiuta di posizionarsi come protagonista indispensabile. Quando gli viene chiesto se si sente di essere uno dei giocatori che in questo momento sposta gli equilibri, la risposta è netta e priva di ambiguità: “Sinceramente no. Io cerco sempre di dare il massimo: non penso a spostare gli equilibri, penso solo a fare il meglio possibile, perché quello è il mio obiettivo.”
In un calcio contemporaneo dove l’autoreferenzialità dilaga spesso negli spogliatoi, questa attitudine rappresenta una rarità apprezzabile. Non è falsa modestia, bensì la serena consapevolezza di chi ha capito che il successo collettivo precede inevitabilmente le individuali manifestazioni di bravura. Una lezione che, probabilmente, il giovane calabrese ha imparato nella Firenze di alcuni anni fa, quando Aquilani stesso lo seguiva nella Primavera viola.
Il maestro Aquilani e la crescita calcistica
Il legame tra Favasuli e mister Aquilani affonda le radici indietro nel tempo, in una Firenze dove il tecnico giallorosso aveva già intercettato il talento dell’esterno calabrese. “Io Aquilani l’ho avuto anche tre anni a Firenze, quando ero con la Primavera: lui, tra virgolette, mi ha cresciuto,” ricorda il centrocampista con evidente riconoscenza. “Con il mister bisogna cercare di fare bene entrambe le fasi.”
Questa affermazione finale contiene un insegnamento calcistico non banale: il calcio moderno di Aquilani non ammette compromessi sulla fase difensiva, non tollera atteggiamenti costruttivamente sterili. Un’indicazione precisa su quale sia la filosofia del tecnico ex Fiorentina, dove l’equilibrio tattico e la solidità collettiva rappresentano fondamenta imprescindibili di qualsiasi progetto ambizioso.
L’eredità di Iemmello e il significato della maglia
Nelle parole di Favasuli emerge, però, un aspetto ancora più rilevante: l’importanza della leadership e dell’esempio rappresentato dal capitano Pietro Iemmello. “Pietro è un esempio per tutti, un leader, sente tantissimo la maglia. Quando ricevo un complimento da lui vale il doppio,” confessa con sincera emozione il giovane esterno. “Quando è uscito dal campo tutti hanno iniziato a cantare ‘Pietro, Pietro’, è stato incredibile. Anche l’anno scorso, col Bari, quando abbiamo giocato a Catanzaro, ha fatto quel gol bellissimo: sono venuti i brividi a vedere quanto la gente gli vuole bene, incredibile.”
Il richiamo a Iemmello non è casuale: rappresenta il collegamento visibile tra l’ambizione sportiva del Catanzaro e il radicamento emotivo nella comunità calabrese. Un capitano che non è semplice gestore di panchina, ma simbolo vivente del significato che indossare questa maglia comporta. Il gol contro il Bari, suggellato dal coro del pubblico, è diventato ormai parte dell’immaginario collettivo giallorosso.
Su Alphadjo Cisse, il talento di cui tanto si parla in casa giallorossa, Favasuli non ha remore nel riconoscere la qualità: “Per me è un giocatore incredibile, troppo forte. All’inizio non pensavo che fosse così, ma dopo un paio di prestazioni ho detto: ‘Questo è veramente forte.'”
La Calabria dentro il calcio
Forse il passaggio più toccante dell’intervista riguarda il rapporto tra Favasuli e la sua terra. “Sento di rappresentare la Calabria, e questo mi dà qualcosa in più. Devo dare tutto quello che ho: sono cresciuto qui, è la mia terra. Giocare per il Catanzaro per me è qualcosa di diverso.”
Non è vuota retorica dialettale, ma l’espressione autentica di chi sa che la maglia giallorossa, per un giovane calabrese, rappresenta qualcosa che varca i confini della semplice professione calcistica. È appartenenza, responsabilità, continua consapevolezza di rappresentare una comunità intera. In questo risiede la vera forza di un club come il Catanzaro: la capacità di trasformare legami territoriali in energia calcistica concreta.
Le dichiarazioni di Favasuli dimostrano come la crescita del Catanzaro non sia questione di singoli lampi di genio, bensì di una costruzione corale dove la consapevolezza collettiva si traduce in consapevolezza tattica. Quegli ultimi tre risultati positivi che l’esterno cita non sono miracoli, bensì il frutto di una lezione imparata: quella di trasformare il potenziale in realtà, l’ambizione in punti concreti. Il prossimo match dirà se questa consapevolezza si consolida in un percorso duraturo.
