Sabato al Castellani di Empoli andrà in scena un evento raro nel calcio italiano: il primo confronto assoluto tra Alessio Dionisi e Alberto Aquilani, due protagonisti della Serie B contemporanea che non si sono mai affrontati neppure quando calcavano i prati da calciatori. È quanto rileva Sport.Quotidiano.net, mettendo in evidenza un dettaglio che assume tutta la sua rilevanza nel panorama del calcio cadetto italiano. Quasi coetanei—Dionisi ha 45 anni, Aquilani 41—rappresentano due delle figure più affascinanti dell’attuale scenario tecnico della categoria, personaggi che hanno costruito il loro bagaglio di esperienze percorrendo strade diverse, talvolta parallele, raramente convergenti. Sino a ora. E quando due menti calcistiche di questo spessore si incontrano per la prima volta in una sfida ufficiale, l’interesse sportivo si dilata oltre le semplici classifiche.
La traiettoria di Dionisi racchiude una costruzione paziente e metodica. Dopo l’addio al calcio giocato, ha completato cinque stagioni di gavetta nelle serie minori—dalla Serie D alla Lega Pro—prima di approdare in Serie B con il Venezia. La consacrazione è arrivata proprio a Empoli, dove nella stagione 2020-21 ha conquistato un titolo di campione con 73 punti, il secondo miglior risultato della storia dell’Empoli nel nuovo millennio. Quel trionfo gli ha spalancato le porte della Serie A, dove con il Sassuolo ha diretto 101 partite nel massimo campionato, acquisendo quella consapevolezza internazionale che caratterizza i veri leader tecnici. Il suo ritorno in riva all’Arno a inizio ottobre, dopo l’esonero di Pagliuca, rappresenta il ritorno di un maestro a casa, con il compito di ricomporre i frammenti di una stagione iniziata male (7 punti in 7 giornate) e trasformarla in un progetto vincente.
Aquilani, al contrario, è ancora in fase di ascensione verso i palcoscenici più alti. La sua esperienza calcistica da giocatore non ha toccato la Serie A, ma come tecnico ha già dimostrato di possedere le qualità dei moderni allenatori di prospettiva. Il suo primo capitolo da “grande”—nel senso di categoria importante—è stato scritto a Pisa nel 2023-24, dove ha conquistato un onorevole tredicesimo posto in Serie B dopo aver sfiorato il titolo di Primavera con la Fiorentina. Non ha ancora mai seduto sul panchetto della massima serie come allenatore, ma il suo arrivo al Catanzaro rappresenta il riconoscimento di un talento in fermento: la sfida calabrese è il palcoscenico dove consolidare il suo metodo.
Dionisi e Aquilani: Difesa a tre, identità tattica condivisa
Ecco dove l’analisi diventa affascinante. Entrambi i tecnici hanno abbracciato in questa stagione un’impostazione difensiva a tre, apparentemente convergente, ma con significati diversi nei loro contesti di applicazione. Aquilani è partito da una base di 3-4-2-1 da centrocampo in avanti—uno schema più tradizionale e controllato—prima di evolverlo in un più protettivo 3-5-1-1, introducendo un centrocampista aggiuntivo e sacrificando il trequartista, una scelta tattica che ha fruttato risultati immediati e concreti. Gli ultimi tre successi consecutivi del Catanzaro, tra i quali figurano i colpi prestigiosi contro Palermo e Venezia, testimoniano come questa variazione abbia riportato equilibrio e solidità a una squadra che aveva iniziato con sei pareggi consecutivi. L’assetto più coperto ha coinciso con il cambio di marcia: una lezione di efficacia pratica.
Dionisi, da parte sua, ha optato per una mediana a cinque con due attaccanti in linea o sfalsati a seconda delle caratteristiche degli interpreti, mantenendo quella filosofia di gioco fluido che caratterizzava le sue precedenti esperienze. Con lui alla guida, la media dei gol subiti dall’Empoli è scesa da 1,8 con Pagliuca a 1,2: un dato che certifica come la sua firma tattica stia già imprimendosi nel DNA della squadra azzurra. Tuttavia, l’allenatore toscano deve ancora risolvere un enigma che rimane aperto: come esaltare al meglio i meccanismi di impostazione della manovra, aspetto dove l’Empoli nelle ultime due sfide ha prodotto veramente poco, rimanendo spesso bloccato nelle fasi iniziali della costruzione dal basso.
Dal schema al calcio vero: i duelli che decideranno
Sia Dionisi che Aquilani hanno dimostrato, in momenti diversi delle loro carriere, di non essere prigionieri di un modulo fisso. Entrambi hanno sperimentato la difesa a quattro, accompagnata da soluzioni variabili dalla linea mediana in avanti: dai tre centrocampisti con tridente offensivo ai due mediani davanti alla difesa con tre trequartisti dietro una punta solitaria. La loro versatilità tattica è una firma, non una debolezza. Per questa ragione, il duello di sabato assumerà caratteristiche di grande fluidità strategica: non uno scontro cristallizzato, bensì un’affascinante partita d’assestamento, dove l’intelligenza tattica avrà il suo peso specifico.
La tendenza comune che emerge dal filmato delle loro squadre, però, è illuminante: sia Catanzaro che Empoli prediligono frequentemente il verticalismo in fase di pressione avversaria, saltando il centrocampo e cercando subito la profondità per le punte. È una scelta che riflette la realtà della Serie B: lo spazio è la merce più preziosa, e sfruttarlo verticalmente costa meno energia che costruire palla a terra. Diverso il discorso quando il possesso diventa consolidato: in quel caso, entrambe le compagini optano per un gioco sulle corsie laterali, utilizzando i terzini o gli esterni come catalizzatori offensivi.
Se davvero sabato prossimo gli schieramenti saranno speculari—e tutto lascia credere che sarà così—i veri protagonisti invisibili della sfida saranno i duelli micro-tattici: chi controllerà meglio lo spazio mediano, come i terzini gestiranno la dimensione difensiva quando gli avversari accelereranno sulle fasce, quale tra i due centrocampisti riuscirà a imporre il proprio ritmo nel dittatore offensivo del gioco. Dettagli che fanno la differenza tra la scuola del calcio e il calcio vero, tra l’idea e la sua esecuzione sulla green arena.
Due promesse del calcio italiano a confronto
La curiosità sportiva intorno a questo match è legittima: è il primo capitolo della rivalità tra due tecnici che il calcio italiano sta seguendo con attenzione crescente. Dionisi porta con sé l’esperienza della Serie A e la fame di chi ritorna a casa per scrivere un secondo capitolo ancora più importante. Aquilani arriva con la freschezza di chi è ancora in salita e possiede il fuoco della consapevolezza di avere chance concrete di emergere nel panorama nazionale. Uno è riconosciuto dal sistema, l’altro deve ancora conquistare il suo spazio definitivo: esattamente questo contrasto renderà affascinante il loro primo incrocio. Il calcio, quando vede scontrarsi intelligenze di qualità, regala sempre lezioni di stile. Staremo a vedere quale dei due maestri saprà imporre il proprio filosofia calcistica al Castellani.
