lunedì 26 Gennaio 2026

Fulignati e l’amore mai spento per il Catanzaro: “Vi devo tutto, non dimentico quella fiducia”

Le parole commuovono, quando sono sincere. E quelle pronunciate da Andrea Fulignati a pochi giorni dalla sfida tra Empoli e Catanzaro, terminata 1-0 per i toscani, portano con sé tutta l’autenticità di un legame mai reciso. L’attuale estremo difensore dell’Empoli, intervistato nel format televisivo 11 in Campo su LaC TV condotto da Maurizio Insardà, ha ricordato con emozione i due anni trascorsi sotto le Tre Colli, quando difendeva la porta giallorossa con la stessa grinta che oggi mette al servizio della squadra toscana. Come riportato da lacnews24.it, le dichiarazioni dell’ex numero uno del Catanzaro hanno il sapore del rimpianto nostalgico e della gratitudine profonda verso chi ha creduto in lui quando la carriera sembrava smarrita.

Andrea Fulignati e Catanzaro: Un legame che va oltre il campo

“Con il Catanzaro c’è un legame particolare e, da parte mia, ci sarà sempre un segno di riconoscenza perché io non dimentico che ho avuto la fiducia di questa società in un momento di difficoltà della mia carriera, dandomi la possibilità di rilanciarmi” ha confessato Fulignati, ripercorrendo mentalmente quegli anni di crescita e riscatto personale. Parole che suonano come una dichiarazione d’amore verso l’ambiente calabrese, verso quella piazza che lo accolse quando il percorso professionale sembrava incerto e lo valorizzò fino a trasformarlo in uno dei portieri più affidabili della categoria. Non è un caso che il nativo di Empoli, tornato nella sua città ma con la maglia azzurra addosso, abbia sottolineato più volte il piacere di ritrovare persone, dirigenti e tifosi che hanno segnato la sua storia calcistica.

Affrontare il Catanzaro rappresentava per Fulignati un mix di emozioni contrastanti: da una parte il dovere professionale verso l’Empoli, dall’altra il sentimento verso una maglia che ha indossato con orgoglio per due stagioni. “Quando ci gioco contro è sempre un piacere ritrovare non solo le persone in società ma anche i tifosi” ha aggiunto l’estremo difensore, lasciando trasparire quanto il popolo giallorosso abbia lasciato un’impronta indelebile nel suo cuore.

La partita del Castellani: equilibrio e sofferenza

Sul piano tecnico, la sfida andata in scena al Castellani nella dodicesima giornata di Serie B non ha regalato grande spettacolo, ma ha offerto spunti tattici interessanti e momenti di autentico nervosismo. Il Catanzaro, reduce da tre vittorie consecutive ottenute contro PalermoVenezia e Mantova, arrivava in Toscana con l’entusiasmo di chi ha ritrovato certezze e continuità. L’Empoli, al contrario, viveva una fase complicata, con il cambio di allenatore che non aveva ancora prodotto i frutti sperati e una posizione di classifica delicata.

“Non è stata una partita bellissima dal momento che noi siamo stati molto contratti” ha ammesso con onestà Fulignati, analizzando l’andamento del match. Il portiere ha evidenziato come anche il Catanzaro, pur reduce da prestazioni positive, non sia riuscito a esprimersi con la spensieratezza attesa: “Quanto al Catanzaro, dopo le ultime prestazioni buone, qualcosa poteva anche concedere dal momento che c’era la possibilità che giocasse più spensierato e invece la gara è stata alquanto bloccata”. Una lettura lucida di una partita che ha visto prevalere la tensione sulla qualità del gioco, con entrambe le compagini incapaci di imprimere ritmo e verticalità.

L’episodio chiave della gara è arrivato al termine del primo tempo, quando Popov ha rimediato la seconda ammonizione lasciando l’Empoli in dieci uomini. “Noi ci siamo complicati la vita con l’espulsione, a fine primo tempo, di Popov” ha ricordato Fulignati, sottolineando come l’inferiorità numerica abbia reso tutto più difficile per i toscani. Eppure, nella ripresa, è stato proprio l’Empoli a trovare il guizzo vincente: un tocco di braccio di Iemmello in area, rivisto dal VAR, ha portato al calcio di rigore che Shpendi ha trasformato con freddezza al 59′, spiazzando Pigliacelli e regalando i tre punti alla squadra di casa.

La prestazione opaca delle Aquile

Nonostante la superiorità numerica per oltre quaranta minuti, il Catanzaro non è mai riuscito a rendersi pericoloso dalle parti di Fulignati, confermando una giornata storta sotto tutti i punti di vista. “Nella ripresa siamo stati bravi a sfruttare una delle poche occasioni avute trovando il gol” ha commentato il portiere empolese, con la soddisfazione di chi sa di aver contribuito al risultato anche attraverso una prestazione attenta tra i pali. La squadra di Alberto Aquilani, infatti, ha mostrato una manovra prevedibile, priva di idee offensive e incapace di impensierire la retroguardia toscana.

Il tecnico giallorosso, nel post-partita, non ha nascosto la delusione: “Abbiamo fatto diversi passi indietro, è mancato lo spirito giusto” ha dichiarato Aquilani, certificando un calo evidente rispetto alle ultime uscite. Il Catanzaro ha subìto anche il rischio di capitolare più volte, con Pellegri che ha sfiorato il raddoppio in almeno due circostanze, trovando sempre pronto Pigliacelli. Una sconfitta che lascia l’amaro in bocca non tanto per il risultato, quanto per le modalità con cui è maturata: poche conclusioni nello specchio della porta, assenza di pressing alto e scarsa incisività nei cambi operati dalla panchina.

La città, i ricordi e il futuro

Al di là della cronaca di una giornata no per il Catanzaro, ciò che emerge con forza dalle parole di Fulignati è il profondo legame umano con la realtà calabrese. “A Catanzaro ho vissuto due anni splendidi, sia come città che come rapporti con le persone, di conseguenza porto dentro un ricordo speciale” ha sottolineato il portiere, regalando una dichiarazione che i tifosi giallorossi difficilmente dimenticheranno. Non è frequente, nel calcio moderno caratterizzato da continui trasferimenti e logiche di mercato sempre più fredde, ascoltare parole così cariche di affetto e riconoscenza.

Fulignati ha poi allargato lo sguardo alla lotta per la promozione in Serie A, offrendo la sua lettura delle gerarchie in fase di definizione: “Il Monza può fare come ha fatto il Sassuolo lo scorso anno e queste cinque vittorie consecutive lo testimoniano” ha affermato, evidenziando la crescita dei brianzoli dopo un avvio complicato. Secondo l’estremo difensore, la squadra biancorossa ha superato lo shock della retrocessione e ha trovato gli equilibri giusti per puntare con decisione alla promozione diretta. “Magari all’inizio la squadra doveva calarsi pienamente nella categoria, forse perché scottata dalla retrocessione, ma adesso ha trovato la quadra. Mi piace però anche il Venezia” ha aggiunto Fulignati, mostrando di seguire con attenzione le dinamiche del campionato cadetto.

Una sconfitta da metabolizzare

Per il Catanzaro, la trasferta di Empoli rappresenta uno stop brusco dopo un trittico di successi che aveva riportato entusiasmo nell’ambiente e tranquillità nella classifica. La sconfitta al Castellani impone ora una riflessione profonda sulla tenuta mentale della squadra, sulla capacità di gestire momenti delicati come quello della superiorità numerica e sull’urgenza di ritrovare quelle certezze che avevano caratterizzato le ultime prestazioni. Il calendario non concede pause: già venerdì 21 novembre, al Ceravolo, arriverà il Pescara per un match che le Aquile dovranno affrontare con spirito diverso e maggiore determinazione.

La prestazione opaca offerta in Toscana non può e non deve diventare un alibi: il Catanzaro ha dimostrato nelle settimane precedenti di avere qualità e personalità, ma il calcio richiede continuità e attenzione costante. Come ha ricordato lo stesso Aquilani alla vigilia della trasferta, l’umiltà deve sempre accompagnare l’ambizione, soprattutto in un campionato equilibrato e imprevedibile come la Serie B. Le parole di Fulignati, cariche di rispetto e affetto verso i colori giallorossi, rappresentano un ulteriore stimolo per ritrovare al più presto quella mentalità vincente che aveva contraddistinto il Catanzaro nelle ultime uscite.

Il legame tra il portiere empolese e la piazza calabrese resterà indelebile, al di là dei risultati sul campo. E forse è proprio questo il vero insegnamento di una giornata amara: nel calcio, come nella vita, i valori umani contano più di ogni vittoria.

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