lunedì 26 Gennaio 2026

Possesso al 63% e 9 corner: Catanzaro padrone del campo, i numeri certificano la lezione del San Nicola

L’analisi statistica conferma la sensazione visiva: le Aquile non hanno solo vinto, hanno controllato ritmo e spazi. Il dato sugli xG e il volume di passaggi raccontano un monologo giallorosso

Nel calcio moderno, spesso si dibatte sulla differenza tra estetica ed efficacia, ma la notte del “San Nicola” ha offerto una sintesi perfetta dei due concetti. Se l’occhio dello spettatore aveva già percepito una netta supremazia tecnica degli uomini di Aquilani, la disamina dei dati post-partita spazza via ogni dubbio e mette nero su bianco la realtà dei fatti: il Catanzaro ha imposto una egemonia tattica totale, controllando ritmo e territorio con una maturità disarmante.

Bari-Catanzaro, egemonia tecnica: il pallone è giallorosso

Il dato macroscopico che salta all’occhio è quello relativo al possesso palla, attestatosi su un eloquente 63% a favore delle Aquile contro il 37% dei padroni di casa. Non si è trattato, però, di un possesso sterile o perimetrale, bensì di uno strumento difensivo e offensivo insieme, utilizzato per disinnescare la pressione avversaria e ordinare le idee.

La qualità del palleggio è ulteriormente certificata dal volume di gioco sviluppato: 581 passaggi completati contro i soli 332 del Bari. Traducendo i numeri in dinamica di campo, il Catanzaro ha letteralmente “nascosto” la sfera ai pugliesi, costringendoli a correre a vuoto e gestendo i tempi della gara con una circolazione stabile e continua, tipica delle squadre che sanno imporre il proprio contesto alla partita.

La geografia del match: 9 corner a 3

Se il possesso indica la gestione, i calci d’angolo raccontano l’occupazione territoriale. Il conto finale dei corner, 9 a 3 per i giallorossi, è forse la spia più luminosa dell’atteggiamento propositivo della squadra. Un differenziale così ampio non è mai casuale in trasferta: significa aver spostato il baricentro in avanti e aver costretto la difesa avversaria agli straordinari per liberare l’area.

Questo dato non è puramente “decorativo”, ma sostanzia una strategia precisa: stazionare stabilmente negli ultimi trenta metri, accumulare seconde palle, deviazioni e mischie che generano apprensione. In sintesi, il Catanzaro ha trasformato il possesso palla in una presenza fisica asfissiante nella trequarti biancorossa.

La bilancia della pericolosità: xG e duelli

La mole di gioco prodotta si è tradotta in pericoli concreti? La risposta è affermativa e risiede negli Expected Goals (xG), l’indice che misura la qualità delle occasioni create. Il Catanzaro chiude con un xG di 1.33 contro lo 0.90 del Bari, un vantaggio che si riflette anche nel conteggio delle “Grandi Occasioni” (2 a 1) e dei tiri totali (12 a 9).

Questi numeri evidenziano una superiorità non solo nella costruzione, ma anche nella rifinitura: il Catanzaro ha creato di più e ha creato meglio. La squadra di Aquilani è arrivata alla conclusione con maggiore pulizia, legittimando il risultato attraverso una produzione offensiva qualitativamente superiore rispetto agli avversari.

Infine, l’analisi dell’agonismo. Non è stata una partita “morbida”: il Bari ha provato a spezzare il ritmo giallorosso alzando l’intensità fisica, come dimostrano i 16 falli commessi dai Galletti contro i 12 dei calabresi. I contrasti, in sostanziale equilibrio (13 a 12), confermano che il Catanzaro non ha tolto la gamba, ma ha preferito usare il pallone come arma principale per comandare il gioco, lasciando al Bari l’ingrato compito di rincorrere.

Articoli correlati

Ultimi articoli