Analisi di una metamorfosi: dai numeri del dominio di Bari alla solidità di un filotto storico. Non è più solo una striscia positiva, è la certificazione di una nuova dimensione per il Catanzaro. E la classifica ora impone nuovi orizzonti
Esiste un metodo infallibile per decifrare lo stato di salute di una squadra, per distinguere un fuoco di paglia da un incendio controllato: ignorare l’episodio isolato e osservare la continuità. La fotografia attuale del Catanzaro non lascia spazio a interpretazioni o letture di comodo, perché i numeri sono sentenze: sette vittorie nelle ultime nove partite.
Non siamo di fronte a una semplice striscia positiva. Siamo testimoni di un cambio di passo radicale che ha mutato la percezione esterna del club, la sua classifica e, inevitabilmente, le sue ambizioni. A chiudere il cerchio di questa metamorfosi c’è il dato più pesante: quattro successi consecutivi, un filotto che proietta i giallorossi al 7° posto, a quota 28 punti, nel cuore pulsante della zona playoff.
La certificazione del “San Nicola”: dominio, non resistenza
La vittoria di Bari non va archiviata come un semplice blitz esterno. È stata la “certificazione” pubblica di un processo di crescita che covava sotto la cenere da settimane. Al di là del punteggio finale (un 1-2 “sporcato” solo dal rigore di Bellomo in pieno recupero), ciò che impressiona è l’interpretazione della gara. Il Catanzaro ha colpito nei momenti nevralgici – con Pontisso alla mezz’ora e Antonini in avvio di ripresa – gestendo poi l’inerzia del match con la freddezza delle grandi squadre.
A supporto di questa tesi arrivano i dati, che nel calcio moderno non si contano ma si pesano. La statline del “San Nicola” racconta un dominio territoriale netto, non una resistenza passiva: 63.2% di possesso palla, 581 passaggi completati e ben 9 calci d’angolo a favore, a fronte di un computo tiri (12-9) che premia le Aquile. Quando si producono questi volumi di gioco in una piazza così pesante, significa che il “metodo” ha ormai superato la prova del fuoco.
Una trasformazione strutturale: le tre componenti della svolta
La narrazione di questa stagione ha spesso evidenziato una fase iniziale meno brillante, quasi di rodaggio. Il punto di svolta, tuttavia, non è stato cosmetico ma strutturale. Il Catanzaro di Aquilani ha smesso di essere “bello ma incompiuto” per diventare una macchina da punti capace di gestire i momenti grigi della partita.
La nuova pelle giallorossa si fonda su tre pilastri tattici e mentali evidenti:
- Controllo del ritmo: Con quasi 600 passaggi a partita, la squadra impone il proprio contesto, costringendo l’avversario a correre a vuoto.
- Pressione offensiva costante: I 9 corner di Bari non sono un dettaglio statistico, ma il termometro di una squadra che staziona nella metà campo avversaria, generando seconde palle e situazioni da fermo.
- Pericolosità distribuita: A segnare sono i centrocampisti (Pontisso) e i difensori (Antonini), sintomo di un collettivo dove le responsabilità offensive non gravano solo sul terminale d’attacco.
Catanzaro, dalla “salvezza” alla “proiezione”: l’obiettivo cambia
Quattro vittorie di fila in Serie B rappresentano un salto storico in termini di credibilità, trasformando la continuità da speranza a fatto compiuto. Di fronte a un ruolino di marcia che recita “7 vittorie nelle ultime 9”, nascondersi dietro la retorica del “galleggiamento” diventa un esercizio di stile inutile. Non serve fare proclami, è la classifica stessa a parlare.
Il Catanzaro non sta più semplicemente “attraversando un buon periodo”; sta disegnando una traiettoria precisa verso l’alto. L’obiettivo si sposta naturalmente dal non perdere terreno al prendersi tutto lo spazio possibile. La sensazione dominante, oggi, è che la squadra abbia trovato la risorsa più rara e preziosa del campionato cadetto: la ripetibilità della prestazione. Cambiano gli avversari, cambiano i contesti, ma la sostanza resta la stessa. E fa paura a tutti.
