Il DS giallorosso, ospite di LaC Tv, analizza il momento d’oro delle Aquile dopo il poker di vittorie. Strategia chiara per gennaio: “Sfoltire e valorizzare. Un innesto a sinistra? Vedremo, non c’è urgenza”
Quattro vittorie consecutive, quinto risultato utile di fila e un settimo posto che, classifica alla mano, significa piena zona playoff a sole sei lunghezze dalla promozione diretta. Il Catanzaro ha ingranato le marce alte, espugnando il “San Nicola” di Bari e certificando la bontà di un progetto tecnico che, dopo le fisiologiche turbolenze iniziali, ha trovato la sua quadratura. A tracciare il bilancio di questa ascesa è l’architetto della rosa, il Direttore Sportivo Ciro Polito.
Intervenuto ai microfoni di 11 in Campo, format di LaC Tv condotto da Maurizio Insardà (dichiarazioni riportate da LaCNews24.it), il dirigente campano ha delineato le strategie future, blindando i gioielli di casa e consacrando il lavoro di Alberto Aquilani.
Mercato: la continuità come valore aggiunto
Gennaio è alle porte, ma chi si aspetta fuochi d’artificio o rivoluzioni rimarrà deluso. La linea di Polito è improntata al pragmatismo e alla tutela del patrimonio tecnico esistente. “Il Catanzaro non deve fare un mercato pesante”, ha esordito il DS, chiarendo subito la gerarchia degli obiettivi: “La squadra è ben fornita e dobbiamo innanzitutto fare il possibile per tenerci i nostri calciatori che sono molto richiesti, poi sfoltire qualcosina e basta”.
Nessuna frenesia, dunque. L’unico spiraglio per un intervento in entrata riguarda la corsia mancina, ma senza assilli: “Se proprio dovremo fare un intervento, lo faremo per un quinto di sinistra, ma non è neanche urgente”. Una dichiarazione che denota fiducia nell’organico attuale e una gestione oculata delle risorse.
La filosofia del progetto: pazienza e “Anno Zero”
Polito rivendica la bontà della pianificazione estiva, basata su un abbassamento dei costi e sulla valorizzazione dei giovani, senza perdere competitività. “Siamo innanzitutto una squadra umile”, sottolinea il direttore, ricordando come la pazienza fosse l’ingrediente necessario per amalgamare il mix tra esperti e nuove leve. Nonostante il peso delle due semifinali playoff disputate nelle scorse stagioni, che inevitabilmente alzano l’asticella delle aspettative, Polito mantiene i piedi ben piantati a terra: “Il campionato di Serie B è molto complesso e ci sono ogni anno squadre che spendono molto e che poi vanno incontro a pesanti difficoltà. Il primo obiettivo deve essere sempre quello della salvezza e consolidarsi nella categoria”.
Un approccio mentale che il DS definisce come una costante ripartenza: “Ogni anno per me è ‘l’anno 0’, ogni partita per me è la ‘partita 0’. Ogni volta che inizia una nuova gara tutto viene messo di nuovo in discussione”.
Lo “zoccolo duro” e l’elogio a Pigliacelli
Se i giovani portano freschezza, sono i senatori a garantire l’identità. Polito ha voluto rimarcare l’importanza dello “zoccolo duro” – citando esplicitamente Iemmello, Petriccione, Pontisso, Antonini e Brighenti – fondamentale per trasmettere il senso di appartenenza ai nuovi arrivati. Un plauso speciale è stato riservato a un protagonista spesso lontano dai riflettori, ma decisivo tra i pali: “Pigliacelli viene citato troppo poco forse, ma a noi garantisce sicurezza”. Un riconoscimento doveroso per l’estremo difensore, diventato una certezza granitica per la retroguardia giallorossa.
Aquilani: il trionfo delle idee
Infine, il capitolo allenatore. Polito si erge a scudo e garante del lavoro di Alberto Aquilani, la cui panchina non ha mai tremato nelle stanze dei bottoni, nemmeno nei momenti più grigi. “Aquilani è tra gli allenatori giovani che portano nuove idee, lui ha quel suo credo calcistico che non gli toglierà mai nessuno”, ha affermato il DS.
La fiducia nasce dall’osservazione quotidiana: “Io sono un direttore di campo e vedo il lavoro quotidiano. Quando vedi che la squadra fa quello che l’allenatore vuole, allora non c’è motivo di preoccuparsi e bisogna solo far sentire la stima nei confronti di un grande tecnico”. E vedere quattro under in campo contemporaneamente nel finale di Bari, esultare insieme ai veterani, è forse la vittoria più bella: “La forza di questa squadra è il gruppo”.
