Pigliacelli 6 – Nessuna colpa sui gol subiti. Un solo grande intervento, su gran conclusione di Raimondo che va verso l’incrocio.
Cassandro 6.5 – Sicuramente è il migliore della difesa e per i mezzi che ha si impegna per tutto l’arco della gara. Dinamico e generoso come sempre.
Antonini 5.5 – Si fa sorprendere da Monterisi in occasione del gol frusinate che sblocca il risultato. Errore decisivo. (Dall’85’ Pandolfi s.v.).
Brighenti 6 – Ghedjemis si rivela un avversario decisamente impegnativo, viene limitato in maniera costante ed esperta.
Favasuli 7 – Ci crede sino alla fine ed è uno dei grandi protagonisti dell’ottima prestazione giallorossa, nonostante l’inopinato risultato finale. Si rivela, per l’ennesima volta, un titolare assolutamente imprescindibile.
Pontisso 6.5 – Per larghi tratti della gara offre un apporto molto positivo nelle due fasi del centrocampo. Poi cala – causa anche l’ammonizione- e viene sostituito. (Dal 62’ Verrengia 5.5 – Non impeccabile. Subisce un po’ troppo gli avversari e solo in poche occasioni riesce a contenere degnamente).
Petriccione 5.5 – Ci sorprende moltissimo quando si prende arbitrariamente l’onere di battere un pericoloso calcio di punizione dal limite, togliendolo alla disponibilità di Cisse che avrebbe potuto rendersi molto più pericoloso. Cerca anche il gol in un’altra occasione, ma appare troppo frenetico. Riceve un’ammonizione assurda da un arbitro in vena di protagonismo che, nell’ansia di ammonire il primo che passava dalle sua parti, si inventa di sana pianta una “perdita di tempo”. Ma di questo ed altro parleremo più avanti. Intanto sarà squalificato e questa, a prescindere, in una trasferta ancora più complicata come Venezia sarà un’assenza importante. (Dall’84’ Liberali s.v.).
Frosinini 4 – La sua espulsione, purtroppo, è l’unica decisione plausibile di una squadra arbitrale insufficiente. Un intervento imprudente ed evitabile, che lascia i giallorossi in inferiorità numerica nel loro momento migliore.
Cisse 7 – Stavolta non segna o tira in porta, ma dà il la ad almeno sei pericolose azioni da gol, che i compagni d’attacco non riescono a sfruttare. Gli viene negato un rigore, nell’ambito della direzione di gara più scandalosa che abbiamo visto sinora in questo campionato, a danno dei giallorossi.
Iemmello 5 – Ha almeno tre nitide occasioni da gol, ma le spreca con un po’ troppa sufficienza. Qualcuno sostiene che non bisogna mai sostituire Iemmello, perché – sempre a dire di questo qualcuno – “sa come si fa”. E invece stavolta è stato un po’ smemorato. Capita anche a lui. (Dal 62’ Rispoli 5.5 – Meno utile di quanto in realtà potrebbe essere).
Pittarello 5.5 – Promette benissimo, perché il suo dialogo in attacco con Iemmello sembra fare faville. Ma anche lui sbaglia almeno tre clamorose azioni da gol. (Dal 91’ Nuamah s.v.).
Allenatore Alberto Aquilani 6.5 – Il Catanzaro perde inopinatamente a Frosinone, ma gioca una grande partita. Solo le numerose occasioni da gol sprecate e un arbitraggio mediocre a dire poco, penalizzano ampiamente i giallorossi, privati di un risultato positivo che avrebbero ampiamente meritato.
Ma ora veniamo alla nota dolente in assoluto, e cioè l’arbitraggio scadente del signor Dionisi di L’Aquila. E partiamo subito dall’assurda ammonizione di Petriccione, per citare un singolo episodio semplificativo della mediocre e tendenziosa direzione di gara. Nell’occasione, Dionisi si inventa un’assurda e cervellotica “perdita di tempo”, mantre invece è apparsa più la decisione frustrata di un arbitro in cerca di qualcosa da fare per “movimentare” la gara. Il tenente Colombo o Poirot ci vedrebbero della premeditazione in un comportamento del genere, ma noi ci vediamo solo la conferma di una mediocrità assoluta del movimento arbitrale italiano nel suo complesso.
Non siamo i primi a parlarne, ma è nostro dovere precipuo insistere su questo argomento. A differenza dei tesserati, possiamo esprimere nettamente il nostro parere, senza ipocrisie ed infingimenti, ed è per questo che sosteniamo l’importanza di aprire un dibattito ampio sulle condizioni non degne della qualità e dell’effettiva preparazione degli arbitri italiani. Se un direttore di gara concede un calcio d’angolo angolo inesistente che causa a sua volta il successivo che porta al primo gol frusinate, vuol dire che la mediocrità – per non dire di peggio – degli arbitri italiani è manifesta anche nelle caratteristiche basilari ed è ora che se ne prenda atto a tutti i livelli.
E vogliamo parlare del VAR, senza citare nomi e cognomi che non ne vale la pena, e di seguito spiegheremo il perché? Se il VAR è così attento sul fallo di Frosinini, perché diventa sordo, cieco e muto sul rigore per i giallorossi, che a riguardare le immagini sembra piuttosto evidente? Ecco, il VAR non merita di essere chiamato con nome e cognome, perché, a differenza del direttore di gara, ha tutto il tempo per essere invisibile e declinare in maniera perentoria ed assurda le proprie responsabilità. In pratica, sceglie di intervenire come gli pare, infischiandosene della verità e della logica. La sconfitta dei giallorossi rimane, purtroppo, ma resta anche il dibattito aperto su arbitri e collaboratori, che ogni tanto – e anche spesso, soprattutto in Serie A – si avvale di nuovi e per niente lusinghieri capitoli.
