A riportare il dibattito su basi scientifiche è il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo lametino, cardiologo dello sport, esperto di rianimazione cardiopolmonare e cardioprotezione, nonché consigliere regionale SIC Sport Campania, che interviene per fare chiarezza su un tema spesso oggetto di interpretazioni errate e semplificazioni nel dibattito pubblico.
«Ad oggi – spiega Colangelo – non esistono evidenze scientifiche solide che dimostrino un legame tra la vaccinazione anti-COVID e un aumento delle morti cardiache improvvise nella popolazione generale». Allo stesso modo, sottolinea, non vi sono dati scientifici che indichino un incremento di questi eventi tra i non vaccinati “a causa dei vaccini”, una narrazione che continua a circolare senza alcun riscontro nei dati.
Secondo Colangelo, i risultati provenienti dai sistemi di sorveglianza e dagli studi condotti su grandi popolazioni sono chiari: eventi come miocardite e pericardite dopo i vaccini a mRNA sono rari, interessano soprattutto maschi giovani e presentano nella maggior parte dei casi un decorso clinico favorevole. «È invece ampiamente documentato – aggiunge – che l’infezione da SARS-CoV-2 comporta un rischio medio più elevato di complicanze cardiache rispetto a quello associato alla vaccinazione».
Il cardiologo lametino richiama inoltre l’attenzione sull’uso improprio di termini spesso adottati nel racconto mediatico. «Espressioni come “malore fulminante” o “infarto fulminante” non hanno un reale valore scientifico e rischiano solo di alimentare confusione e allarmismo», osserva. Diverso è il caso della morte cardiaca improvvisa, una condizione clinica ben definita, complessa e multifattoriale, che richiede osservazione accurata, studi epidemiologici rigorosi e una corretta interpretazione dei dati.
Per Colangelo, il vero obiettivo non deve essere la ricerca di spiegazioni semplicistiche, ma il rafforzamento della prevenzione. «Parliamo di individuazione precoce dei fattori di rischio cardiovascolare, promozione di stili di vita sani, diffusione della cultura della cardioprotezione e sviluppo di progetti di sensibilizzazione rivolti alla popolazione, a partire dall’ambito sportivo», spiega. «Sono queste le strategie concrete che possono contribuire a ridurre il rischio di morte cardiaca improvvisa».
In un contesto informativo spesso dominato da semplificazioni e notizie non verificate, il messaggio del dottor Colangelo è chiaro: prima di emettere giudizi o diffondere affermazioni è indispensabile basarsi su dati scientifici affidabili e su fonti qualificate. Solo attraverso una comunicazione responsabile e una solida cultura della prevenzione è possibile tutelare la salute pubblica e favorire scelte realmente consapevoli.
