L’Imperatore ospite d’eccezione del nostro format: un viaggio tra amarcord e analisi tecnica. Il duetto con Piergiorgio Caruso, il rimpianto per alcune cessioni e la ricetta per battere i blucerchiati
Ci sono serate in cui il calcio smette di essere solo cronaca e diventa storia, sentimento, identità. L’ultima puntata di “Passione Catanzaro” è stata una di queste. Ospite d’eccezione, in collegamento con la nostra redazione, Massimo Palanca: non un semplice ex calciatore, ma il totem indiscusso della catanzaresità applicata al pallone. In una chiacchierata condotta con ritmo e garbo da Valerio Tomasello, affiancato dal direttore Claudio Pileggi e da Alessandro Gallo, “O Rey” ha offerto una disamina lucida, a tratti severa ma sempre costruttiva, del momento giallorosso, duettando con un altro pezzo di storia: Piergiorgio Caruso, fondatore dello storico gruppo Ultras Catanzaro 1973.
Tra Venezia e ingenuità: l’analisi di “O Rey”
Chi si aspettava un Palanca accondiscendente verso la squadra dopo la sconfitta del “Penzo” è rimasto spiazzato. Con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, l’ex numero 11 ha rifiutato la narrazione della sfortuna o dell’arbitraggio avverso. “Antonini ha fatto una ca**ata, diciamolo”, ha sentenziato Palanca analizzando l’episodio del rigore. “Prima si è aggrappato, poi ha lasciato l’avversario per andargli addosso quando la palla stava finendo tra le braccia del portiere. Bastava toccarlo appena per sbilanciarlo”.
Per Palanca, le sconfitte contro le corazzate come Venezia e Frosinone ci possono stare, ma non devono intaccare la mentalità acquisita. “La forza di questa squadra è quando gioca con tranquillità e serenità. Devono riprendere quel cammino interrotto 15 giorni fa”. Nessun contraccolpo psicologico, dunque, ma la consapevolezza che contro certi avversari l’errore individuale si paga a caro prezzo.
Il mercato e i rimpianti: “Manca un equilibratore come Verna”
Il dibattito si è poi spostato sulle carenze della rosa, tema caldo di questi giorni di mercato. Palanca ha individuato due priorità: “Manca un difensore forte e una punta che possa aumentare il peso specifico dell’attacco aiutando Iemmello”. Ma è sul centrocampo che l’analisi si fa più sottile, toccando corde nostalgiche ma tecnicamente ineccepibili. “Il giocatore che rimpiango di più in questi ultimi anni è Luca Verna”. Palanca lo ha definito un “equilibratore” fondamentale, un incontrista capace di dare sostanza a un reparto oggi ricco di tecnica (Pompetti, Pontisso) ma forse leggero in fase di interdizione.
Un pensiero anche per Tommaso Biasci, ceduto forse con troppa fretta: “Era la spalla ideale per Pietro. Gli allenatori non hanno capito la sua importanza”. Un concetto ribadito anche da Piergiorgio Caruso, che ha sottolineato come “per sostituire un giocatore come Biasci oggi servirebbero il triplo dei soldi”.
Il duetto con la storia: Palanca e gli Ultras
Il momento più alto della trasmissione è stato il dialogo a distanza tra Palanca e Piergiorgio Caruso. Un tuffo in un calcio che non c’è più, fatto di contatti umani e non virtuali. Caruso ha ricordato la genesi del gruppo “Ultras Palanca”, nato proprio per celebrare quel ragazzino che “il giovedì faceva cose meravigliose e la domenica peccava di timidezza”.
Palanca ha ricordato con affetto la figura di Pietro Rubino, suo “difensore d’ufficio” e mito della tifoseria, capace di arrampicarsi sul tetto del cinema Odeon per amore delle Aquile. Emozionante il ricordo del 20 dicembre scorso, quando Palanca è stato tedoforo per il passaggio della fiaccola olimpica a Catanzaro: “Vedere tutta quella gente lungo la strada mi ha commosso. Sono orgoglioso di aver fatto qualcosa per questa gente”.
Massimo Palanca e il “giallo” dei gol dalla bandierina: 13 o 15?
Impossibile avere “O Rey” in diretta senza evocare la sua specialità più celebre: il gol olimpico. È stato Piergiorgio Caruso a stuzzicare Palanca su un tema che divide ancora le statistiche ufficiali dalla memoria popolare. “Massimo, ma quanti gol hai fatto su calcio d’angolo?”. Se l’ex numero 11, con la solita modestia, si è attenuto ai numeri canonici rispondedo “Dicono 13”, il fondatore degli Ultras lo ha subito corretto al rialzo: “Sono 15, Massimo. Perché c’è l’autogol di Rocca e quello che segnasti a un certo Zoff contro la Juventus, dove la palla era entrata ma l’arbitro lasciò correre”.
Un assist che Palanca ha colto con ironia, chiudendo con una battuta sul calcio moderno: “Oggi, con l’orologio dell’arbitro collegato alla Goal Line Technology, quel gol lo avrebbero dato… o gli avrebbe dato la scossa!”.
Verso la Sampdoria: “Aggrediamoli, sono fragili”
In chiusura, lo sguardo si è rivolto al prossimo impegno contro la Sampdoria. Palanca ha vestito I panni del tattico, offrendo un consiglio prezioso a mister Aquilani. “La Sampdoria è una squadra psicologicamente labile”. L’errore da non commettere, secondo “O Rey”, è lasciare il pallino del gioco agli avversari, come spesso accaduto in casa quest’anno. “Bisogna invertire i ruoli. Il Catanzaro deve chiuderli nella propria metà campo per far capire subito che al Ceravolo non c’è scampo”. Attenzione però a Brunori, bomber di categoria capace di risolvere le partite dal nulla: “Bisogna tenerlo il più lontano possibile dall’area di rigore”.
Il punto sul mercato
A margine, l’intervento puntuale di Attilio Malena ha fatto il punto sulle trattative. Situazione di stallo per l’esterno sinistro: Ioannou non apre, Beruatto resta in corsa ma è difficile. In attacco, Pandolfi è in uscita (Empoli in pole, ma solo prestito oneroso), mentre si monitora Moncini del Bari. Per il futuro occhi sul 2006 Kljajic della Triestina e bagarre per il difensore Silletti dell’Altamura, su cui c’è mezza Serie B.
Una serata di grande calcio parlato, dove il passato glorioso ha indicato la via per un presente che, nonostante le ultime battute d’arresto, vede il Catanzaro ancora protagonista. Parola di Massimo Palanca.
