La tranquillità di una mattina catanzarese è stata spezzata da scene di violenza urbana proprio nel cuore della giustizia cittadina. Quello che si è consumato davanti allo storico Palazzo di Giustizia “Salvatore Blasco” non è solo un grave fatto di cronaca, ma la spia rossa di un malessere strutturale che affligge l’intero sistema regionale.
La cronaca: tensione in via Falcone e Borsellino
I fatti si sono svolti rapidamente. Un uomo in evidente stato di alterazione si è scagliato contro i militari del presidio “Strade Sicure” in servizio davanti alla Corte d’Appello. Urlando e dimenandosi, l’aggressore è riuscito a colpire con un pugno uno degli operatori in divisa. L’escalation di violenza si è interrotta solo grazie al provvidenziale e coraggioso intervento di un passante: quest’ultimo, dopo essere stato spintonato nel tentativo di riportare la calma, ha reagito atterrando l’esagitato.
L’episodio ha generato immediate reazioni politiche. Forza Nuova ha denunciato “scene di inaudita violenza”, invocando tolleranza zero e collegando l’accaduto al degrado della vicina Piazza Matteotti (il cosiddetto “Caso Maranza”).
Oltre la piazza: l’emergenza invisibile
Tuttavia, fermarsi all’indignazione per l’ordine pubblico sarebbe una lettura parziale. L’aggressore ha agito in uno “stato di alterazione”, un dettaglio che si incastra perfettamente nelle denunce della Relazione Annuale del Garante Regionale dei diritti delle persone detenute. L’analisi dei dati rivela tre voragini nel sistema di gestione della marginalità in Calabria:
- Il collasso psichiatrico: La gestione della salute mentale è drammatica. A Catanzaro, l’articolazione per la salute mentale (ATSM) del Carcere “Ugo Caridi” opera con enormi difficoltà per carenza di personale. A Reggio Calabria un reparto analogo è rimasto a lungo chiuso, e le REMS operano sotto pressione.
- Carceri senza personale: La sicurezza si garantisce con le risorse, ma gli istituti penitenziari calabresi sono sguarniti. Solo a ottobre 2023, la Polizia Penitenziaria registrava una carenza di 94 unità a Catanzaro e 70 a Vibo Valentia. Le carceri rischiano di trasformarsi in “semplici ‘depositi’ di umanità sofferente”.
- Cortocircuito nell’accoglienza: L’aggressore è stato identificato come un immigrato. Anche qui, il Garante evidenzia un sistema al limite: dal C.A.R.A. di Isola Capo Rizzuto – dove si segnalano promiscuità e degrado – fino all’assenza di mediatori culturali nelle carceri, che rende impossibile una vera integrazione.
Chiedere strade sicure è un diritto inalienabile dei cittadini. Ma finché non si interverrà su carceri, reparti psichiatrici e centri di accoglienza, l’asfalto delle nostre città continuerà a essere la valvola di sfogo di un sistema che non regge più.
