Catanzaro-Monza, Aquilani: “Dominati, il pari è una beffa”

L’amaro in bocca per una vittoria svanita al novantaseiesimo minuto non cancella l’assoluto orgoglio per una prestazione di altissimo livello. Brucia l’epilogo. Il rigore subìto contro i lombardi lascia scorie emotive inevitabili. Alberto Aquilani si presenta nella sala stampa del Ceravolo mescolando profonda soddisfazione e rammarico. L’uno a uno maturato in Catanzaro-Monza sottrae tre punti ampiamente meritati ai padroni di casa. Il tecnico applaude senza riserve l’atteggiamento del gruppo. Ha messo alle corde una candidata alla Serie A diretta. La superiorità tattica e agonistica è apparsa a tratti totale. Resta la macchia fatale di una gestione finale mancata.

L’orgoglio di mister Aquilani per una supremazia netta

Il campo ha emesso un verdetto inequivocabile. La fuoriserie brianzola ha sofferto terribilmente l’organizzazione calabrese. L’allenatore rivendica il predominio espresso sul prato verde. “Abbiamo fatto veramente una grande partita”, esordisce il mister giallorosso. “In dieci, in undici, in vantaggio: è stata una prova completa”. L’avversario vantava un organico costruito per traguardi massimi. “Affrontavamo una squadra con valori altissimi che oggi non si sono visti. Il merito è esclusivo dei miei giocatori. Hanno duellato nel modo giusto contro la formazione più forte del torneo”. Le fisiologiche differenze di budget sono state smantellate dalla ferocia agonistica dei padroni di casa.

Il difetto di cinismo nel momento chiave

Tessere le lodi del collettivo non impedisce di analizzare le lacune. Il penalty trasformato da Pessina a tempo quasi scaduto punisce un approccio troppo lezioso negli ultimi venti minuti. Quando l’inerzia pende totalmente a favore, occorre affondare il colpo. Aquilani non chiude gli occhi davanti a questo evidente limite. “Mi dispiace per il pareggio solamente perché questi ragazzi meritavano di vincere. Esiste però anche un nostro chiaro demerito”. Il riferimento alla mancata ricerca del raddoppio non ammette repliche. “In determinate situazioni dobbiamo essere più cinici. C’era tutto lo spazio per cercare il secondo gol. Nel calcio, se non chiudi le partite, finisce esattamente in questo modo”. Manca ancora un gradino di malizia per blindare contese così delicate.

L’allarme infermeria e le assenze pesanti

Il danno materiale del pareggio si somma a una preoccupante emergenza numerica. La prossima trasferta si preannuncia come un rebus tattico di difficile risoluzione. L’elenco degli indisponibili si allunga a dismisura tra verdetti del giudice sportivo e acciacchi fisici. Alesi, Pittarello, Nuamah e Cassandro salteranno il prossimo impegno. A loro si aggiunge l’allarme rosso per D’Alessandro. L’esterno ha abbandonato l’impianto vistosamente dolorante. “Credo abbia un problema alla caviglia”, ammette la guida tecnica. “Speriamo non sia grave, ma è uscito con le stampelle e non è mai un bel segnale”. Le defezioni non offrono sponde per alibi preventivi. L’allenatore serra i ranghi: “Mancheranno cinque giocatori? Ne abbiamo altri cinque pronti e molto bravi”.

Uscire dal campo masticando rabbia contro un avversario stellare certifica il nuovo status acquisito. Il complesso giallorosso non recita più la parte della bella sorpresa. Dettare legge contro le corazzate del campionato è ormai una consuetudine sportiva sotto i Tre Colli. Perfezionare l’istinto killer sotto porta rappresenta l’ultimo scoglio da superare per sedersi definitivamente al tavolo delle grandi. La rincorsa ai vertici della classifica passa dall’urgenza di trasformare questa frustrazione in pura e spietata fame di vittorie.

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