Tre espulsioni e un calcio di rigore al novantesimo minuto. Il tabellino disciplinare di Catanzaro-Monza somiglia a un bollettino di guerra. Il pareggio maturato al Ceravolo porta con sé uno strascico inevitabile di recriminazioni. A fare chiarezza sulla discussa direzione di gara di Ayroldi interviene Gianpaolo Calvarese. Attraverso il portale specializzato Calvar.it, l’ex fischietto di Serie A e B passa al microscopio le quattro scelte che hanno stravolto l’inerzia del match. Il verdetto tecnico è netto. La gestione dei cartellini e dei contatti in area solleva dubbi pesanti sull’equilibrio dell’arbitro pugliese.
Il rosso ad Alesi e il metro di giudizio

Il primo cortocircuito si materializza nel primo tempo. L’espulsione diretta di Alesi lascia i giallorossi con l’uomo in meno per una presunta entrataccia su Ravanelli. L’analisi tecnica ridimensiona drasticamente la gravità dell’intervento. Il punto di contatto risulta effettivamente alto. L’esterno offensivo sta però guardando la traiettoria aerea del pallone nel tentativo di girarsi. Manca totalmente l’affondo malizioso. Il giocatore non entra con i tacchetti esposti, colpendo l’avversario con la parte esterna del piede. Un’azione scomposta punita con una severità sproporzionata rispetto all’effettiva dinamica del contrasto.
Le due espulsioni brianzole

La ripresa offre una rapida compensazione numerica. Il doppio giallo sventolato in faccia a Cutrone nasce da uno step on foot ai danni di Antonini. Un provvedimento fiscale, figlio di un regolamento applicato alla lettera. Ci può stare.

Totalmente diversa la lettura sul rosso diretto inflitto a Keita. L’ex giocatore di Lazio e Inter viene punito per condotta violenta dopo un corpo a corpo con Cassandro. La telecamera mostra l’attaccante nel chiaro intento di divincolarsi dalla marcatura. La reazione c’è. Il cartellino rosso appare però una punizione eccessiva per un contatto agonistico fisiologico.
Il “rigorino” su Petagna e la trappola psicologica

L’epilogo fissa il risultato sull’uno a uno con una massima punizione dubbia. Il recupero scorre quando Antonini appoggia due braccia sulla schiena di Petagna. La stazza del centravanti lombardo stride con la facilità della sua caduta in area di rigore. Calvarese lo definisce senza mezzi termini un “rigorino”.
Tutte queste decisioni condividono un filo conduttore evidente: l’esagerazione. I protagonisti in campo sembrano aver studiato attentamente le statistiche del direttore di gara. Prima di sbarcare in Calabria, Ayroldi aveva già sguainato 5 cartellini rossi in appena 6 presenze stagionali nel torneo cadetto. I calciatori di entrambe le formazioni hanno fiutato la tendenza, enfatizzando i contatti e portandosi platealmente le mani al volto alla minima spinta. Un direttore di gara esperto ha il dovere di disinnescare queste trappole psicologiche per non assecondare atteggiamenti speculativi.
Sopravvivere a un pomeriggio agonisticamente ed emotivamente così provante certifica la solidità mentale del gruppo giallorosso. La classifica impone di voltare pagina rapidamente. Raggiungere l’obiettivo della post-season richiederà la freddezza di scindere gli oggettivi torti subiti dalla necessità di blindare il risultato. Chiudere le partite prima che un fischio avventato possa riaprirle è l’unica vera scorciatoia verso la Serie A.
