Che la classe arbitrale, negli ultimi anni, abbia avuto un calo di rendimento è forse un eufemismo. Le due ultime gare, ci lasciano in eredità un Catanzaro non certo “fortunato” con le giacchette gialle. Sia chiaro e lo ribadiamo a carattere cubitali: non deve essere un alibi perché, arbitro o non arbitro, con una maggiore attenzione negli ultimi trenta secondi, il Catanzaro avrebbe portato a casa sei punti tra Monza e Avellino. Però è pur vero che troppe decisioni, al quanto dubbie se non sbagliate, hanno sicuramente condizionato i match.
Ieri lo ha sottolineato, con eleganza, anche capitan Iemmello nel post gara. Tra Ayroldi e Tremolada, assisti da var non all’altezza, il Catanzaro ha sicuramente da recriminare. Var che sicuramente ha deresponsabilizzato gli arbitri ed aggiungiamo, anche mandati in confusione. A ciò va aggiunto un regolamento assurdo con le dinamiche del calcio di oggi. Ogni contatto in area di rigore viene punito con un penalty.
Ed ecco che poi assistiamo a gente come Petagna e Favilli che, con cento chili di peso, volano a terra come se fossero delle farfalle. Non è più davvero calcio. Ingenui nell’occasione sia Brighenti che Antonini, va sottolineato. È pur vero che a Pittarello, nonostante le tante botte prese in area, rigori del genere non vengono mai fischiati. Uniformità di giudizio. Elemento ormai dimenticato. Episodio simili che vengono gestiti in modo diverso nelle varie partite.
Per non parlare dei cartellini rossi. Ormai sta diventando una moda, per il Catanzaro non terminare le partite in dieci. Prendiamo ad esempio il rosso ad Alessi contro il Monza, che girato di spalle e senza cattiveria, colpisce il giocatore avversario. Per non parlare delle decisioni di campo che spesso hanno condizionato il risultato. Non ultimo, il calcio d’angolo assegnato ieri in occasione del gol dell’Avellino o il fallo di mano in area di rigore sul tiro di Rispoli.
La sensazione è che gli arbitri di oggi, spesso vogliano ergersi a protagonisti, avallati da un Var poco funzionale per come è strutturato. Un bravo arbitro è quello che fischia e si sente poco in campo, che dialoga con i calciatori e che soprattutto non innervosisce la partita. Una cosa sia chiara: questo Catanzaro è forte, più forte di tutto e tutti.
Ora tutti uniti, tutti insieme perché martedì c’ è una vera e propria finale da vincere. Tutti al “Ceravolo”.
