La società sceglie la continuità dopo il pesante ko con il Mantova. Una decisione che merita rispetto ma che non cancella le perplessità su una squadra in difficoltà. E adesso chi si assume la responsabilità di cambiare rotta?
La fiducia è una cosa seria. Nel calcio, però, rischia di diventare una parola fin troppo comoda quando i risultati non arrivano e le risposte tardano a manifestarsi. Il Catanzaro ha deciso di andare avanti con Giorgio Gorgone, nonostante la pesante sconfitta interna contro il Mantova. Una scelta che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare un segnale di stabilità. Ma che inevitabilmente solleva una domanda: stabilità o immobilismo?
Sia chiaro, cambiare allenatore non rappresenta automaticamente la soluzione a tutti i problemi. Anzi, spesso l’esonero diventa il modo più semplice per scaricare su un solo uomo responsabilità che andrebbero distribuite tra società, area tecnica e calciatori. Ma anche confermare un tecnico non può essere considerato, di per sé, un atto di coraggio.
Il coraggio, semmai, sta nel riconoscere gli errori e intervenire per correggerli.
Il Catanzaro visto contro il Mantova ha offerto segnali preoccupanti. Non soltanto per il risultato, già di per sé pesante ma per quella sensazione di fragilità che accompagna una squadra incapace di trovare continuità e di reagire con la necessaria personalità alle difficoltà.
Ed è proprio qui che la conferma di Gorgone assume un significato che va ben oltre la semplice questione tecnica.
Se la società ritiene che l’allenatore sia ancora l’uomo giusto, allora deve spiegare soprattutto con i fatti perché questa squadra possa cambiare passo. Perché la fiducia, da sola, non produce punti. Non sistema gli equilibri tattici, non restituisce sicurezza alla difesa e non risolve le difficoltà di un gruppo che sembra aver smarrito certezze.
C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione. La piazza di Catanzaro ha dimostrato negli anni di saper riconoscere il lavoro, la serietà e perfino le sconfitte, quando accompagnate da un’identità riconoscibile. Quello che difficilmente può accettare è la sensazione che tutto possa proseguire come prima, quasi che quanto accaduto rappresenti soltanto un incidente di percorso.
Non è questione di pretendere vittorie a ogni costo. È questione di capire quale sia il progetto tecnico, quale identità si voglia dare alla squadra e, soprattutto, quali correttivi si intendano adottare.
Perché, a questo punto, sarebbe troppo semplice concentrare ogni critica sulla panchina. Gorgone ha certamente le sue responsabilità, ma chi lo ha scelto e oggi lo conferma non può chiamarsi fuori dal giudizio.
La società ha esercitato una propria prerogativa. Adesso, però, la conferma dell’allenatore diventa anche una precisa assunzione di responsabilità da parte della dirigenza. E attenzione a un altro rischio: quello di trasformare ogni prossima partita in un referendum sulla permanenza del tecnico. Sarebbe il modo peggiore per affrontare un momento già delicato, con una squadra costretta a giocare sotto una pressione crescente.
Serve chiarezza. Servono scelte. E serve soprattutto una risposta sul campo.
Il pubblico giallorosso non chiede necessariamente la testa di un allenatore. Chiede di vedere una squadra capace di lottare, di riconoscersi in un’idea di calcio e di non apparire sistematicamente vulnerabile nei momenti decisivi.
Gorgone resta, dunque. E da oggi ha un’occasione in più per dimostrare di meritare la fiducia ricevuta. Ma anche una responsabilità maggiore.
Perché nel calcio la fiducia si concede, ma poi va giustificata. E se i risultati continueranno a mancare, non basterà più chiedersi se Gorgone sia l’allenatore giusto. Bisognerà domandarsi se chi continua a confermarlo abbia davvero individuato la strada per uscire dalla crisi.
E questa, forse, è la domanda più scomoda di tutte.
