Mario Situm a PC: “Catanzaro, serve tranquillità. Se serve una mano ci sono”

Tre anni vissuti a ritmi elevatissimi, la trionfale cavalcata dalla Serie C fino ai vertici della cadetteria e un legame affettivo mai scalfito dalla distanza. Mario Situm, esterno croato classe 1992 tra i grandi protagonisti del ciclo recente culminato con l’addio nel 2025, è intervenuto nell’ultima puntata di Passione Catanzaro, condotta da Valerio Tomasello. La sua voce arriva dal campionato di massima serie in Croazia per offrire una chiave di lettura lucida, serena e al tempo stesso profonda del momento delicato vissuto dalle Aquile. Tra aneddoti tattici, ricordi indelebili e l’analisi sul difficile avvio di stagione giallorosso, il suo messaggio alla piazza è chiarissimo: serve tempo per ritrovare la rotta.

La ricetta per la crisi: pazienza, serenità e Senatori

Nel commentare l’attuale fase negativa della squadra, finita in una spirale di risultati complessa dopo i recenti stravolgimenti estivi, l’ex numero novantadue non nasconde le difficoltà fisiologiche di una ricostruzione.

L’analisi del momento e il peso della pressione

«Non è che cambiando tanti giocatori e il mister, anche realtà come Barcellona o Manchester City che spendono cifre enormi non mettono subito le cose a posto», ha spiegato Mario Situm durante la trasmissione. Il passaggio da una struttura collaudata a un gruppo rinnovato richiede assimilazione. «Ci serve tempo, tranquillità, lasciando i ragazzi in pace. La Serie B è un campionato serio e complicato, non si può stare sempre al top vicino alla Serie A senza passare da momenti difficili».

L’esterno croato ha sottolineato come la pressione accumulata dopo una serie di sconfitte consecutive possa bloccare le gambe dei calciatori, portandoli a rinunciare alle giocate più coraggiose: «Quando la gente e i giornali parlano, subentra la paura di sbagliare. Si sceglie il passaggio semplice, si evita il dribbling o il tiro».

La gestione dello spogliatoio e il ruolo dell’allenatore

In frangenti del genere, la leadership diventa l’unico appiglio per riemergere. «L’allenatore è la testa e l’inizio di tutto, ma da solo con venticinque ragazzi non può far nulla se non ha chi lo segue». Per la gestione delle dinamiche interne, il ruolo guida spetta ai calciatori di maggior esperienza e legame con l’ambiente: «Servono i vari Pietro Iemmello, Jacopo Petriccione e Matias Antonini. Loro hanno peso e devono prendere l’iniziativa. In primis viene il mister, poi i senatori. Basta una vittoria, anche senza fare un bel gioco, per rimettersi in corsa».

Il jolly tattico e la metamorfosi sul campo

Nel corso della lunga chiacchierata sono emersi dettagli affascinanti sul background tecnico di un calciatore capace di disimpegnarsi su entrambe le corsie e in molteplici moduli.

Dalla Champions League all’adattamento tattico

Situm ha ripercorso le tappe della sua evoluzione, partendo dalle origini da esterno offensivo a sinistra fino al cambio di ruolo avvenuto ai tempi della massima competizione europea: «Mi trovavo meglio a sinistra per rientrare o calciare. Poi in una gara di Champions contro la Juventus mancava il terzino destro: feci una partita ottima e da lì ho iniziato a fare tutto».

L’equilibrio nel Catanzaro di Vivarini

Il suo arrivo sui tre colli lo ha visto trasformarsi in un vero equilibratore tattico. «A Catanzaro ho trovato una squadra e dei compagni incredibili. Con Vincenzo Vivarini ero io quello che capiva il gioco, alzandomi o abbassandomi in base agli avversari. Insieme a Iemmello e Petriccione facevamo la tattica in campo. Vedevo che davanti Jari Vandeputte andava come un treno e mi sono detto che bastava coprire dietro. Ho fatto il mio con umiltà al servizio del gruppo».

Un legame indissolubile con la città e il futuro

Nonostante il ritorno in patria per esigenze familiari legate alla crescita dei figli e un percorso già tracciato che lo vedrà a breve intraprendere la carriera da allenatore partendo dalle giovanili, l’affetto verso Catanzaro rimane intatto e profondo.

La dichiarazione d’amore: «Se serve una mano ci sono sempre»

Alla domanda su un ipotetico e clamoroso ritorno in giallorosso, la risposta di Mario Situm è stata d’impatto e colma di trasporto emotivo: «Una parte del mio cuore è sempre stata là. Se serve una mano, ci sono sempre. Però ho una situazione familiare: mio figlio ha iniziato la scuola, quindi sono tornato qua. Però Catanzaro è la mia seconda casa, vi voglio tanto bene e avete un grande tifoso in Croazia».

I ricordi indelebili sui tre colli

«Quando sono arrivato ho detto “cos’è questo piccolo posto?”, ma la gente era d’oro, una seconda casa», ha ricordato l’esterno, rievocando con emozione il pomeriggio della promozione matematica contro la Gelbison disputato sul campo neutro di Salerno davanti a uno stadio gremito di tifosi giallorossi. «I miei tre anni lì sono stati un sogno, i miei bambini mi chiedono ancora quando torneremo».

Il messaggio lanciato da Situm traccia il percorso che il Catanzaro deve seguire per salvaguardare la categoria: compattare l’ambiente, isolarsi dalle tensioni esterne e ritrovare la forza nei suoi uomini simbolo. La salvezza passa dalla capacità di ritrovare quell’unione d’intenti che negli anni scorsi ha trasformato le difficoltà in punti fondamentali.

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