Buso accende la speranza, Mignani ha una missione: restituire personalità al Catanzaro

Non sarà certo un pareggio, peraltro conquistato quando ormai la sconfitta sembrava inevitabile, a guarire improvvisamente tutti i mali del Catanzaro.
Sarebbe troppo semplice, oltre che ingeneroso nei confronti di una realtà che, nel giro di poche settimane, si è ritrovata dalle ambizioni di un campionato tranquillo alle preoccupazioni di una classifica che comincia a fare paura.

Eppure, quel pallone spedito in rete da Nicolò Buso al 92′ della sfida di Benevento potrebbe avere un peso ben superiore al semplice punto conquistato.
Perché, in un momento in cui tutto sembrava girare storto, il Catanzaro ha quantomeno dimostrato di avere ancora la forza di reagire.
Non è poco, considerando quanto accaduto appena pochi giorni prima al Ceravolo, quando l’umiliante 1-6 incassato contro l’Ascoli aveva certificato il fallimento di un percorso tecnico ormai arrivato al capolinea, con il conseguente esonero di Giorgio Gorgone.

La società ha scelto Michele Mignani per provare a rimettere insieme i cocci.
Una scelta che porta in dote esperienza, conoscenza della categoria e soprattutto la necessità di restituire un’identità a una squadra che, troppo spesso, è sembrata aver smarrito se stessa; ma attenzione: sarebbe un errore pensare che il semplice cambio dell’allenatore possa risolvere ogni problema. Perché se è vero che nel calcio il tecnico finisce inevitabilmente per pagare quando i risultati non arrivano, è altrettanto vero che le responsabilità di una situazione così complicata non possono essere concentrate esclusivamente su chi sedeva in panchina.

A Benevento, del resto, non si è assistito a nessuna metamorfosi.
Il Catanzaro ha sofferto, soprattutto nella prima parte della gara, ha faticato a costruire occasioni e, dopo il rigore realizzato da Salvemini, ha rischiato seriamente di tornare a casa con l’ennesima sconfitta. Poi è arrivato Buso; un episodio, certo ma anche una piccola dimostrazione di orgoglio. E forse, in questo momento, è proprio dall’orgoglio che bisogna ricominciare.
Mignani non possiede la bacchetta magica e sarebbe persino ingeneroso pretendere di vedere immediatamente la sua mano dopo pochissimi allenamenti.

Il nuovo tecnico dovrà lavorare sull’organizzazione difensiva, sugli equilibri tra i reparti, sulla capacità di gestire i momenti difficili della partita. Ma soprattutto dovrà entrare nella testa dei calciatori.
Perché questo Catanzaro, prima ancora che sul piano tecnico, sembra aver perso certezze sul piano mentale. Una squadra che troppo spesso si è disunita alla prima difficoltà, che ha smarrito sicurezza e che fatica a esprimere quella personalità necessaria per affrontare un campionato complicato come quello cadetto.

E qui entra in gioco anche la responsabilità dei calciatori.
Perché gli allenatori possono cambiare, i moduli possono essere modificati, ma alla fine sono sempre gli interpreti a dover dare sostanza alle idee. Da questo punto di vista, gli uomini di maggiore esperienza, a cominciare da Pietro Iemmello, dovranno assumersi il compito di trascinare il gruppo fuori dalle sabbie mobili.

C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione. Il Catanzaro degli ultimi anni aveva abituato il proprio pubblico a riconoscersi in un’idea di calcio precisa, fatta di coraggio, organizzazione e capacità di giocarsela contro chiunque. Oggi quella riconoscibilità sembra essersi progressivamente dissolta. E non è soltanto una questione di risultati.

Il pubblico giallorosso può accettare una sconfitta, può comprendere una stagione complicata, ma difficilmente può riconoscersi in una squadra che rinuncia alla propria identità e che sembra affrontare le partite con il timore di sbagliare.
Mignani dovrà dunque ricostruire, prima ancora di innovare.
Restituire ordine, concretezza e fiducia, senza necessariamente inseguire un calcio spettacolare, perché in questo momento la priorità è una sola: tornare a fare punti con continuità.

Il pareggio di Benevento rappresenta un piccolo passo, nulla di più. Guai a scambiarlo per una svolta già compiuta. Il Catanzaro resta una squadra in difficoltà e la classifica continua a imporre riflessioni serie, senza sconti per nessuno.
Adesso arriva il Padova al Ceravolo. Ed è proprio davanti alla propria gente che i giallorossi saranno chiamati a dimostrare che il punto conquistato al Vigorito non è stato soltanto un episodio fortunato.

Perché il tempo delle attenuanti si sta esaurendo. E perché una piazza come Catanzaro, che negli ultimi anni ha ritrovato entusiasmo, orgoglio e una straordinaria partecipazione, merita quantomeno di vedere una squadra capace di lottare con convinzione per la propria maglia.

Mignani ha davanti una missione complicata, ma anche una grande opportunità: restituire al Catanzaro quella personalità che sembra essersi smarrita lungo il cammino. A Benevento è arrivato un punto che tiene accesa la speranza. Adesso, però, servono il gioco, il carattere e soprattutto le vittorie. Perché la classifica non aspetta nessuno.

Articoli correlati

Ultimi articoli