Non sempre le storie d’amore calcistiche si consumano tra tripudi e coppe alzate al cielo. A volte sono le battaglie per la sopravvivenza, i dolori taciuti, le incomprensioni con la società a forgiare legami indelebili. Alex Sirri, difensore mancino classe 1991 che vestì la maglia giallorossa tra gennaio 2017 e giugno 2018, lo sa bene. In un’intervista esclusiva rilasciata a Radio Ciak durante il programma “Ciak&Goal” condotto da Lorenzo Fazio, l’ex centrale romagnolo ha ripercorso con lucidità e passione i diciotto mesi calabresi che, nonostante le difficoltà, gli hanno aperto il cuore al Sud e alla sua travolgente passione calcistica.
Arrivato sui Tre Colli a gennaio 2017 dall’Arezzo, dopo aver sfiorato l’impresa in Coppa Italia con l’Alessandria contro il Milan, Alex Sirri si ritrovò catapultato in un ambiente di Serie C surriscaldato, con tifosi infervorati al campo e una tensione palpabile.
“Mi ricordo i tifosi al campo, la Digos… Ho dei bei ricordi che oggi mi fanno sorridere, ma a 24 anni essere catapultato in quel contesto non fu semplice”, ha confessato con franchezza l’ex difensore, oggi ritiratosi dal calcio professionistico per dedicarsi alla famiglia, alla terra natia di San Marino e agli studi di psicologia sportiva. Quel Catanzaro 2016-2017, guidato da una società in fase di ricostruzione, concluse il campionato al 18° posto, agguantando i playout salvezza contro ogni pronostico.
Alex Sirri e la salvezza ai playout con l’alluce fratturato
Il momento più intenso, quello che Alex Sirri ricorda come una vittoria personale più che sportiva, arrivò proprio nei playout. “Dopo poche partite, contro la Reggina in trasferta, mi ruppi l’alluce. Da lì soffrii molto: feci diverse iniezioni di cortisone per riuscire almeno ad allenarmi e scendere in campo la domenica”, ha raccontato l’ex numero 23 giallorosso. Una stagione da incubo sul piano fisico, ma che si trasformò in un trionfo umano quando il Catanzaro riuscì a centrare la permanenza in Serie C ai playout, un’impresa che per Sirri valse quanto un titolo.
“Vincere quei playout, anche se può sembrare banale, per me fu come vincere un campionato. Giocai con un dito del piede rotto e riuscimmo a tirarci fuori da quelle sabbie mobili: per me fu bellissimo, a livello umano e di crescita personale”, ha aggiunto con orgoglio, sottolineando come quella sofferenza condivisa con compagni e tifosi abbia forgiato un legame destinato a durare.
La stagione successiva, la 2017-2018, avrebbe dovuto rappresentare un nuovo inizio, ma il destino aveva in serbo altre prove. Con il cambio di direttore sportivo e una ristrutturazione societaria, Alex Sirri si ritrovò ai margini del progetto.
“Ero in scadenza, avrei voluto restare: avevo richiesto il rinnovo, ma non mi fu proposto. Le cose peggiorarono a causa di qualche incomprensione tra me e la società. Ero giovane, non ancora lucido nel farmi capire e nel far comprendere le mie esigenze, anche extra-calcistiche”, ha ammesso con maturità, riconoscendo le difficoltà comunicative di un ventiquattrenne alle prese con le prime vere tensioni professionali. La messa fuori rosa a gennaio fu un colpo durissimo, ma Alex Sirri scelse di restare vicino alla squadra, dimostrando attaccamento ai colori e ai compagni, una prova di carattere che ancora oggi lo rende fiero.
Il Catanzaro di oggi e l’affetto a distanza
Oggi Alex Sirri osserva da lontano le vicende del Catanzaro in Serie B, ma con l’occhio attento e appassionato di chi ha vissuto sulla propria pelle le fatiche di una maglia pesante. “Catanzaro lo seguo con grande affetto, l’ho sempre seguito: sono un piccolo tifoso”, ha dichiarato l’ex difensore, che analizza con lucidità l’inizio di stagione altalenante dei giallorossi guidati da Alberto Aquilani.
“Di questo inizio di campionato penso che ci saranno sempre alti e bassi, in qualsiasi squadra. Il campionato è lungo, le somme si tirano alla fine: i cavalli buoni si vedono all’arrivo”, ha aggiunto, mostrando l’equilibrio di chi conosce le dinamiche del calcio cadetto. Una fiducia che si estende anche allo staff tecnico, in particolare al vice di Aquilani, Cristian Agnelli, con cui Sirri ha condiviso lo spogliatoio. “Ho giocato con Cristian e so che persona è e quale sia la sua caratura. Lui e Aquilani sapranno gestire questi momenti”, ha sottolineato, riconoscendo la solidità di una guida tecnica che sta costruendo un progetto ambizioso in riva allo Ionio.
Dopo diciassette anni trascorsi in giro per l’Italia a inseguire un pallone tra Alessandria, Arezzo, Catanzaro, Virtus Francavilla, Ravenna e Brindisi, Sirri ha deciso di tornare a casa, a San Marino, per dedicarsi alla famiglia, ai suoi animali e alla sua terra.
Il calcio non è scomparso del tutto dalla sua vita, ma ha assunto nuove forme: oltre a qualche apparizione con il Tre Fiori, squadra sammarinese, il difensore sta approfondendo gli studi in psicologia con l’obiettivo di entrare nel mondo della psicologia sportiva, un campo che gli permetterebbe di restare nel movimento calcistico con un ruolo diverso, ma altrettanto importante. “Mi piacerebbe entrare nel mondo della psicologia sportiva”, ha confidato, lasciando intravedere una nuova passione che potrebbe regalare alla sua seconda vita professionale soddisfazioni diverse, ma ugualmente profonde.
Il legame con il Sud, scoperto proprio grazie al Catanzaro, resta vivo e autentico. “Catanzaro è stata la prima piazza che mi ha fatto innamorare del Sud e della passione che c’è in queste città. Anche in Puglia, a Brindisi, a Cerignola, ho ritrovato lo stesso calore: è bellissimo”, ha raccontato Sirri, che conserva ancora amicizie calabresi e non perde occasione per tornare d’estate in quella terra che lo ha accolto, sfidato e infine conquistato.
Un affetto ricambiato, testimoniato dalla visita a sorpresa che l’ex difensore fece a Giovino per assistere a un’amichevole del Catanzaro, occasione in cui fu accolto con calore da tifosi e società. “Lì ho conosciuto tante persone, ho ancora amici, ogni tanto ci torno d’estate. Catanzaro sarà sempre nel mio cuore. Vi seguirò sempre e farò sempre il tifo per voi”, ha concluso Alex Sirri, lasciando un messaggio d’amore verso una maglia che, nonostante tutto, continua a battere forte nel petto di un ragazzo romagnolo che, tra sofferenze e incomprensioni, ha imparato a sentirsi un po’ calabrese.
