Chiavi decisive di un exploit strepitoso quanto imprevedibile. Analisi di Lello Fedele Talarico
Il Catanzaro di fine ottobre, novembre e soprattutto dicembre, ha palesato una forza d’urto inattesa e formidabile. Molti addetti ai lavori e non solo, sono rimasti sbalorditi dai risultati di una squadra che nelle prime otto giornate aveva palesato limiti tattici e concettuali davvero notevoli. Ma vediamo insieme da dove si è partiti e dove si è arrivati a fine 2025, con una partita ancora da giocare per completare il giro di boa.
Aquilani parte “decisamente” con una difesa a quattro o più realisticamente a tre e mezzo, dove il giovane Verrengia funge per caratteristiche più da braccetto sinistro un po’ bloccato che da esterno o terzino sinistro di spinta. Questo perché nel Potenza aveva giocato centrale sinistro in una difesa a quattro per tre anni, non terzino sinistro come ha cercato forzatamente di fare il mister giallorosso inizialmente. Certi movimenti non si acquisiscono in poco tempo, soprattutto se le abitudini e l’attitudine sono diverse. Da centrali giocavano Antonini e Bettella, con Frosinini terzino destro e Favasuli ancora traballante, tra la fascia sinistra al posto di Verrengia e addirittura la panchina.
Le incertezze delle prime sei partite pareggiate, con l’aggravio delle due sconfitte successive, consegnavano ai tifosi ed agli osservatori una situazione che definire di difficoltà sarebbe stato un eufemismo. Segnaliamo anche il non proprio esaltante contributo di Di Chiara come esterno, quello di Bettella da braccetto (a destra, ma ancora di più a sinistra “primo tempo horror con la Juve Stabia, docet”).
L’impiego di Brighenti solo dopo alcune partite, quello di Cassandro inizialmente non coerente e mirato. L’utilizzo di Pontisso play tutto fare, con il talento Rispoli ad affiancarlo che costringeva il primo ad un lavoro massacrante, tra costruzione e fase di non possesso. Questo non lo faceva essere lucido dove eccelle : inserimento da dietro, assist e conclusione a rete. La posizione ibrida di Iemmello, tra prima punta isolata e arretramenti pericolosi su impostazioni da dietro generalmente lente, forzate e quindi facilmente leggibili dagli avversari in aggressione. Distanze tra reparti ampie, mancanza assoluta in certe fasi delle gare di percezione del pericolo, postura deficitaria sia come squadra che come singoli rispetto alle ripartenze avversarie, non protette da opportune e incisive marcature preventive.
L’utilizzo insistito di Oudin sulla tre quarti che toglieva spazio d’azione sia a Cisse che al Capitano, creando solo confusione e poca incisivita’. Con tre giocatori a “pestarsi i piedi”, senza dare profondità all’azione d’attacco che si esaltava o esauriva con singole giocate di Cisse e di Iemmello. Quindi nelle prime otto giornate, sei pareggi e due sconfitte, tutto da buttare? Assolutamente no, perché alcuni valori reali e potenziali erano evidenti, ma era tutto l’insieme che andava valorizzato da scelte giuste ed opportune. Pigliacelli si confermava affidabile, Antonini lo si vedeva molto più in palla e sul pezzo rispetto allo scorso anno, Favasuli faceva intravedere a destra una forza importante. Pontisso, pur stra pressato da mansioni esagerate per le sue caratteristiche, forniva comunque giocate di livello. Rispoli si metteva in luce tra errori di gioventù e punte alte di tecnica e dinamismo. Cisse cominciava a fare gol importanti e giocate singole di alto livello, mentre Iemmello seppur in tono minore rispetto al suo enorme talento, salvava un paio di partite con i gol del pari e offriva a Cisse un assist da Champions League, per il momentaneo vantaggio di Monza.
Ecco, nel secondo tempo di quella partita, la squadra tocca il punto più basso e l’allenatore viene molto criticato per l’inserimento di D’Alessandro, totalmente in balia di un Azzi formato Tir in autostrada. Ricordiamo, ad onor del vero, che quella gara fu macchiata e falsata dalla mancata espulsione di Birindelli che poi, beffa delle beffe, siglo’ assist per il pareggio e gol della vittoria. Ecco, dopo quel secondo tempo di Monza inguardabile, arriva l’inizio del cambiamento vero che ora appare ai nostri occhi come totale. Si inizia con un feroce ed accortissimo approccio e sviluppo delle partite con Palermo e Venezia, giocate con un micidiale 5 3 2. Si stravince con un grande secondo tempo a Mantova. Si toppa ad Empoli, una partita da giornata no, buttata via con troppa facilità ed addirittura in superiorità numerica. Poi cinque vittorie consecutive, dopo un pareggio interno con il Pescara, subito superficialmente in pieno recupero.
Protagonisti di questa rinascita impetuosa: società che conferma e difende un allenatore poi capace di apportare gli opportuni correttivi; l’allenatore stesso che trasferisce ai calciatori la giusta mentalità; la leadership di Pietro Iemmello che diventa per questa squadra più importante di SEMPRE, a prescindere dalle giocate sempre magistrali. Tatticamente la posizione di Brighenti, a garantire difensivamente una catena di sinistra senza un esterno tutta fascia, ma con due interpreti offensivi come Cisse e D’Alessandro che si sacrificano e alternano nel ruolo, attraverso movimenti posizionali davvero perfetti. E ancora un centrocampo importante che recuperato il miglior Petriccione accanto a Pontisso, produce gioco e protezione con l’apporto di tutti, esterni e calciatori più avanzati. Soprattutto Cassandro nella nuova posizione di braccetto destro, consente a Favasuli di percorrere meno campo e di giocare più avanzato e fare praticamente il quarto di destra a metà campo.
In pratica si gioca ormai da giornate con un 3 4 2 1 efficacissimo, perché molto elastico e attento in fase di non possesso, quando si trasforma sovente in un 5 4 1. Non sono cambiamenti di poco conto, ma assolutamente determinanti per i grandi ultimi successi. Ciliegina sulla torta, un Pittarello formato prodigio, prova lampante che la testa e la fiducia sono il carburante insostituibile per le imprese sportive. Ora rimangono due capolavori da far quadrare con l’ esistente: il reinserimento prossimo di Pompetti con le altre due storiche P e un minutaggio maggiore per il grande talento Liberali. Poi, con un piccolo sforzo dal mercato sull’out sinistro, si potrebbe raggiungere un livello mai così alto negli ultimi tre anni. Intanto ci si gode ciò che si è già costruito e assaporato.
