Matias Antonini, difensore brasiliano e uno dei pilastri della retroguardia del Catanzaro, ha concesso un’intervista esclusiva a 11 in Campo su LaC, offrendo uno sguardo maturo e competente sulla realtà giallorossa. Le sue dichiarazioni spaziano dalla valutazione dei tecnici che si sono avvicendati sulla panchina calabrese fino a un’analisi diretta sulle attuali fragilità difensive della squadra, confermando come il difensore possieda una consapevolezza tattica che va ben oltre il suo ruolo.
L’onestà intellettuale di Antonini: la lezione dei tre tecnici
La prima e più significativa riflessione di Antonini riguarda il turnover di allenatori che ha caratterizzato la sua esperienza a Catanzaro, da Vivarini ad Aquilani, passando per Caserta. Il difensore ha subito preso le distanze da un certo cinismo tipico degli spogliatoi, dimostrando una lodevole onestà intellettuale. “Per i giocatori è facile parlare degli allenatori: se giocano, li esaltano; se non giocano, allora devono cambiare,” ha dichiarato Antonini.
Il brasiliano ha voluto invece riconoscere un debito di gratitudine professionale verso tutti i tecnici con cui ha lavorato in giallorosso. “Io invece posso dire che tutti e tre mi hanno insegnato qualcosa, sia a livello caratteriale sia tattico”. Questa dichiarazione non solo attesta la serietà di Antonini come professionista, ma offre una chiave di lettura sull’evoluzione della squadra, che ha saputo integrare nozioni tattiche diverse.
Difesa e duelli: la chiave delle difficoltà giallorosse
Il Catanzaro di Aquilani è noto per il suo approccio propositivo e offensivo, un tratto distintivo che, come spesso accade nel calcio moderno, comporta un rischio calcolato nella fase di non possesso. Antonini ha offerto la sua interpretazione sulle recenti difficoltà difensive della squadra, una questione che ha tenuto banco tra gli addetti ai lavori.
Il difensore ha identificato nella predilezione per i duelli individuali e per l’uno contro uno la causa principale dell’elevato numero di reti subite. Questa scelta tattica, se da un lato esalta l’aggressività e la capacità di pressione, dall’altro espone inevitabilmente la linea arretrata, richiedendo un timing e una concentrazione perfetti su ogni singolo scontro. “Prendiamo tante reti perché molto spesso giochiamo sui duelli e sull’uno contro uno, questo forse ci porta a concedere un po’ di più”.
Leader in campo e idoli brasiliani: Iemmello e l’esempio di Thiago Silva
Nonostante Antonini sia un difensore centrale, il suo pensiero è andato al capitano, Pietro Iemmello, in riferimento al recente rigore calciato da Pontisso. Antonini ha riconosciuto la leadership matura e non egoistica del numero 9, che ha anteposto il bene della squadra alla gloria personale. “Iemmello ha qualità da leader, ma lo ha lasciato calciare a Pontisso poiché calcia bene e gli ha affidato il penalty”. Un gesto che, agli occhi del difensore, vale più di un gol.
Infine, Antonini ha rivelato quali sono i suoi modelli nel suo ruolo. Cresciuto in Brasile ma formatosi nel calcio italiano, Antonini guarda a quei difensori che hanno saputo sposare la “scuola” verdeoro con il rigore tattico della difesa a zona. “Tanti difensori brasiliani sono venuti a giocare in Italia, portando le proprie qualità e unendole a quelle prettamente difensive italiane. Io ho sempre guardato a difensori come Thiago Silva o Lúcio“. Questi modelli, noti per l’eleganza nella marcatura e la capacità di impostazione, riflettono l’ambizione di Antonini di unire fisicità e tecnica, aspetti fondamentali per un Catanzaro che cerca la sua definitiva consacrazione in Serie B.
