La vigilia di una partita non è mai un momento banale, specialmente quando si deve metabolizzare una delusione fresca e bruciante come quella vissuta dal Catanzaro contro il Pescara. Il pareggio beffa al 93′, arrivato dopo una rimonta epica, ha lasciato scorie che solo il campo può lavare via.
In conferenza stampa, Alberto Aquilani si è presentato con la solita lucidità, analizzando senza filtri gli errori commessi e tracciando la rotta per la sfida cruciale di domani contro la Virtus Entella. Non cerca alibi il tecnico romano: si assume le responsabilità, difende il gruppo ma alza l’asticella delle pretese mentali. Il messaggio è chiaro: la bellezza del gioco non basta, serve quella “cattiveria” agonistica che trasforma le buone prestazioni in punti pesanti. Contro i liguri, al “Ceravolo”, non sarà ammessa la distrazione; è il momento di dimostrare che il Catanzaro sa essere grande non solo nella tecnica, ma anche nel carattere.
L’analisi del “Caso Pescara”: errori da non ripetere
Il fantasma del 3-3 contro il Pescara aleggia ancora nella sala stampa, ed è inevitabile ripartire da lì. Aquilani non si nasconde dietro a frasi di circostanza. «È stato oggetto di discussione importante», ammette subito, riferendosi al confronto avuto con la squadra. La diagnosi è precisa, quasi chirurgica: il problema non è stato offensivo – anzi, con la palla tra i piedi il Catanzaro ha offerto una delle migliori prestazioni casalinghe della stagione – ma difensivo, legato alla fase di non possesso.
«Ci sono stati errori che potevano essere evitati, sia individuali che collettivi». Aquilani si prende la responsabilità, ma sottolinea come ogni sbaglio, dal più giovane al più esperto, vada analizzato per evitare che diventi una costante. Il rammarico è palpabile: aver gettato alle ortiche una vittoria che sembrava acquisita, per un calo di tensione nei minuti finali, è un peccato capitale in un campionato spietato come la Serie B.
Il tecnico fa un parallelo interessante con la vittoria contro il Venezia. In quella circostanza, il Catanzaro aveva giocato “peggio” con la palla, difendendosi e ripartendo, ma aveva mantenuto una soglia di attenzione altissima, quasi per “paura” di perdere il risultato contro una corazzata. Contro il Pescara, quella paura sana è venuta meno, trasformandosi in sufficienza difensiva. «Quando hai un po’ di paura fai sempre qualcosa in più… col Pescara questo è venuto un po’ meno». La lezione è chiara: la concentrazione non deve dipendere dal blasone dell’avversario, ma deve essere una costante, una seconda pelle.
L’identità tattica: Iemmello, Oudin e la coesistenza secondo Aquilani
Uno dei temi caldi, sollevato dai cronisti, riguarda la ricerca dell’identità tattica e la gestione dei talenti offensivi. Aquilani respinge l’idea di una squadra confusa o ancora in cantiere. «Io le idee ce l’ho molto chiare», ribadisce con forza. Per lui, l’identità non è un numero (3-5-2 o 4-3-3), ma l’occupazione degli spazi e i principi di gioco.
Il nodo cruciale è la coesistenza tra i giocatori di maggior talento, in particolare tra il capitano Pietro Iemmello e il nuovo arrivato (o meglio, oggetto misterioso finora) Oudin. Alla domanda diretta se i due possano giocare insieme, Aquilani risponde senza esitazioni: «Io penso di sì. Penso che possano coesistere». Difende la prestazione del francese contro il Pescara, sfortunato nell’essere sostituito per esigenze tattiche e per l’ammonizione rimediata.
Il tecnico spiega la sua filosofia sui cambi: nel calcio moderno, con i cinque slot a disposizione, uscire al 45′ non è una bocciatura, ma una necessità strategica. Oudin, sostituito per due gare di fila all’intervallo, non deve perdere fiducia. La sua posizione in campo, secondo Aquilani, è ideale anche per valorizzare l’inserimento di giovani come Cisse, un prospetto che sta bruciando le tappe e su cui la società punta molto.
L’obiettivo è trovare l’equilibrio per far brillare tutti i “trequartisti ibridi” che la rosa offre, senza però sacrificare la solidità. Vincere le partite aiuterà a rendere tutto più “chiaro” anche agli occhi degli scettici.
Entella, avversario da non sottovalutare
Domani al “Ceravolo” arriva la Virtus Entella, una squadra che, pur navigando in acque agitate in trasferta, merita rispetto. Aquilani rifiuta categoricamente l’etichetta di “piccola” o di partita facile. «Non le chiamerei piccole… sono squadre organizzate, ben allenate, che hanno fame».
L’Entella vive sulle ali dell’entusiasmo di un campionato che la vede protagonista con ambizione, e questa leggerezza mentale la rende pericolosa. Il Catanzaro dovrà pareggiare l’intensità e la fame degli avversari, interpretando la partita in tutte le sue sfaccettature: bella, brutta, sporca, pulita.
È una gara spartiacque, ammette Aquilani senza giri di parole. Vincere significherebbe consolidare la posizione e guardare con ottimismo al futuro; non farlo riporterebbe tutti nel “calderone” delle critiche e dell’incertezza. Serve l’atteggiamento di chi difende casa propria con le unghie e con i denti: «Siamo a casa mia… quella caramella non ce la devono togliere». Una metafora semplice ma efficace per descrivere la “cazzimma” che è mancata nel recupero contro il Pescara.
Il gruppo: i gol di Buso e Pittarello e il punto su Petriccione
Infine, un passaggio fondamentale sui singoli e sullo stato di salute della rosa. Una nota lieta arriva dall’infermeria: Jacopo Petriccione è disponibile. Il regista, frenato dalla pubalgia, ha stretto i denti dimostrando grande attaccamento alla maglia («Un altro si sarebbe fermato», sottolinea il mister), ed è pronto a dare il suo contributo.
Ma la vera iniezione di fiducia arriva dall’attacco. I gol di Nicolò Buso e Filippo Pittarello contro il Pescara hanno sbloccato due ragazzi che finora avevano raccolto meno di quanto seminato. Aquilani spende parole al miele per loro, definendoli professionisti esemplari che “parlano poco e fanno tanto”. In particolare su Pittarello, spesso criticato per la scarsa vena realizzativa, il tecnico è chiaro: il suo lavoro sporco è prezioso, ma il gol è vita per un attaccante. Averlo ritrovato è un’arma in più nelle rotazioni offensive. Anche Buso, che ha saputo aspettare il suo momento, è una risorsa su cui contare.
Sulla presunta differenza di rendimento tra “giovani” (spesso lodati come Cisse) e “senatori”, Aquilani smentisce frizioni o cali di motivazione. Anzi, evidenzia come i ragazzi stiano emergendo proprio grazie al supporto e alla guida dei più esperti. Il gruppo è sano, compatto e rema nella stessa direzione. Ora la parola passa al campo: contro l’Entella serve la prova di maturità definitiva.
