martedì 17 Febbraio 2026

Aquilani carica il Catanzaro: “A Pescara con umiltà e ferocia”

Il tecnico giallorosso alla vigilia del turno infrasettimanale all’Adriatico: “Pochissimo tempo per prepararla, lavoriamo sulla testa. Nuamah? Da centrale può essere devastante”

Non c’è tempo per cullarsi sugli allori. I tre punti conquistati contro la Reggiana hanno ridato ossigeno e sorriso alla classifica, ma il calendario della Serie B è un tritacarne che non ammette pause riflessive. A 48 ore dal fischio finale del “Ceravolo”, il Catanzaro è già in viaggio verso l’Abruzzo. Ad attenderlo c’è un Pescara fanalino di coda, ferito e disperato, in un “Adriatico” che si preannuncia rovente. Alberto Aquilani, nelle consuete parole pre-gara, ha tracciato la rotta: servono gambe fresche, ma soprattutto una tenuta mentale d’acciaio per non cadere nella classica trappola della partita “facile” solo sulla carta.

La gestione del tempo: testa prima delle gambe

La vittoria di sabato ha lasciato scorie fisiche e poco margine per la tattica pura. Il tecnico romano è pragmatico nell’analizzare l’avvicinamento al match: “È una partita che prepariamo in un giorno. Non c’è tempo per lavorare tanto sul campo, c’è tempo soprattutto per recuperare energie e per capire bene l’importanza di continuare il nostro percorso”. L’insidia maggiore non risiede tanto nei moduli avversari (con un Gorgone pronto a rivoluzionare l’assetto), quanto nell’approccio psicologico.

Affrontare l’ultima della classe richiede una maturità che le Aquile devono dimostrare di aver acquisito: “Mi aspetto un Catanzaro vivo, come è stato nelle ultime partite”, avverte Aquilani, “Dobbiamo fare una gara seria, coraggiosa, con grande umiltà e con ferocia”. Parole chiave non casuali: l’umiltà di chi sa soffrire e la ferocia di chi vuole azzannare la partita al momento giusto, come fatto con Liberali e D’Alessandro nell’ultimo turno.

L’evoluzione tattica: Nuamah incursore centrale

Uno degli spunti più interessanti emersi contro la Reggiana è stata la posizione di Patrick Nuamah. Subentrato all’infortunato Cisse, l’esterno non si è limitato a pestare la linea laterale, ma ha agito spesso per vie centrali, creando scompiglio tra le linee. Una mossa che Aquilani rivendica con orgoglio e che potrebbe rappresentare una nuova chiave di volta tattica: “È un giocatore che può stare anche in mezzo al campo. Era un po’ che pensavo di utilizzarlo in quella posizione”.

L’esperimento, riuscito pienamente sabato, offre al mister un’opzione in più proprio ora che l’infermeria ha presentato il conto per Cisse. “Ha fatto una buona partita e adesso deve continuare così”, chiosa il tecnico, lasciando intendere che all’Adriatico potremmo rivedere il classe 2005 in questa veste ibrida, capace di spaccare le difese chiuse con strappi improvvisi.

La forza del gruppo e il turnover necessario

Con tre partite in otto giorni (dopo Pescara ci sarà il Mantova), la gestione delle risorse diventa cruciale. Aquilani è consapevole di avere tra le mani una rosa profonda, costruita (e sfoltita a gennaio) proprio per garantire competitività anche nelle rotazioni. “Abbiamo tanti giocatori in rosa, abbiamo anche voluto abbassare il numero per dare importanza a tutti, perché tutti possono avere un ruolo fondamentale in questa squadra”. Un messaggio chiaro allo spogliatoio: non esistono titolari inamovibili, specialmente in settimane così dense. Giocatori come Pompetti, Frosinini o lo stesso Di Francesco saranno determinanti per mantenere alta l’intensità.

La sfida di Pescara rappresenta un crocevia fondamentale. Uscire indenni, o meglio vittoriosi, dall’Adriatico significherebbe consolidare quel sesto posto che oggi vale l’accesso ai playoff e, soprattutto, darebbe una prova di forza e continuità che in questa stagione è talvolta mancata lontano dal “Ceravolo”. Aquilani ha indicato la via: ora tocca alla squadra trasformare la ferocia verbale in punti pesanti.

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