Il pianto di Aquilani in un incubo bellissimo: abbiamo accarezzato il cielo, Mister, cadremo in piedi insieme a te

L’immagine di Alberto Aquilani in lacrime sul prato dell’U-Power Stadium fissa nel tempo l’epilogo di un’annata da ricordare. Il tabellone luminoso segna 0-2 per il Catanzaro, un risultato corsaro che pareggia i conti dell’andata ma premia il Monza in virtù del miglior posizionamento nella stagione regolare. La Serie A sfugge sul filo di lana. Resta il battito accelerato di una piazza che ha visto la propria squadra dominare in lungo e in largo. Un traguardo accarezzato al termine di un viaggio faticoso e tatticamente preciso. Il pianto del tecnico romano rompe la corazza dell’uomo di panchina. Libera l’amarezza per la promozione sfumata e attesta la profonda unione con un gruppo capace di far sognare un’intera provincia.

“Questo matrimonio si doveva fare”. Le parole pronunciate nella conferenza stampa di presentazione risuonano oggi con esattezza chirurgica. Il corteggiamento del presidente Noto partiva da lontano. L’estate precedente, dopo l’addio di Vincenzo Vivarini – artefice della promozione da record in Serie B, del quinto posto e di una semifinale – l’ex centrocampista era il prescelto. Il tecnico preferì uno stop, un anno fermo prima di rimettersi in gioco. L’ufficialità arriva con dodici mesi di ritardo, il 18 giugno 2026.

L’impatto con la cadetteria mette a dura prova l’ambiente. Le prime otto giornate fruttano appena 6 punti, bottino di sei pareggi consecutivi. Le voci di un possibile esonero prendono corpo. La svolta si materializza al Ceravolo. La vittoria interna per 1-0 contro il Palermo inverte la rotta e sblocca mentalmente la rosa. Da quel momento il Catanzaro cambia marcia. Arrivano 15 vittorie stagionali a cui se ne aggiungono altre 3 nella lotteria dei playoff. I dati offensivi certificano la qualità del progetto: 70 reti realizzate complessivamente, con il terzo miglior attacco della stagione regolare fermo a quota 62.

Il gioco espresso dalla formazione calabrese ha progressivamente riempito il vuoto lasciato dalla precedente gestione. Aquilani disegna una manovra spumeggiante, appoggiandosi su un calcolato equilibrio tra freschezza ed esperienza. La linea verde trova spazio costante. Ragazzi come Favasuli, Liberali, Cisse, Alesi e Rispoli vengono lanciati nella mischia senza paure, garantendo corsa e imprevedibilità.

Accanto a loro, i senatori reggono la pressione della piazza. La leadership offensiva di Iemmello si fonde con le geometrie dettate da Petriccione e Pontisso in mezzo al campo. Nelle retrovie, l’esperienza di Brighenti e dell’estremo difensore Pigliacelli fornisce le coperture adeguate a un modulo spiccatamente offensivo. L’amalgama permette alle Aquile di imporre il proprio calcio su quasi tutti i campi del torneo.

La coda del campionato esalta le caratteristiche del gruppo. Gli spareggi promozione diventano il palcoscenico per le trame offensive del mister. Il secco 3-0 inflitto all’Avellino apre le danze. Segue un identico 3-0 ai danni del Palermo, una prestazione di spessore che annichilisce i rosanero.

La finalissima contro il Monza condensa l’essenza dell’intero percorso. Sconfitti all’andata, i giallorossi invadono la Brianza imponendo un dominio netto e azzerando il divario con un perentorio 0-2. Il pareggio aggregato di 2-2 sorride ai padroni di casa. Il regolamento non fa sconti. Chiude le porte della massima serie, ma consegna agli archivi una rosa capace di spingersi ben oltre i propri limiti fisici e tecnici.

Le luci dell’impianto brianzolo si spengono su una nottata amara. Sostituire una figura ingombrante richiedeva spalle larghe e idee calcistiche nitide. Il campo ha emesso una sentenza chiara, promuovendo a pieni voti l’impianto di gioco calabrese. L’auspicio della tifoseria è che questa finale non rappresenti l’ultimo atto di Alberto Aquilani alla guida delle Aquile. Qualunque sia il prossimo capitolo, l’impronta lasciata dal tecnico ha già guadagnato un posto di rilievo nella lunga storia giallorossa. Grazie mister.

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