Avellino-Catanzaro: Cenni storici doverosi, rilievi su partita e dichiarazioni, con Mister Aquilani che mette tutti a posto!

Il Catanzaro, senza il consueto seguito appassionato dei suoi impareggiabili tifosi, si è presentato ieri sera in prima serata al Partenio di Avellino. Stadio storico del sud Italia che tra gli anni settanta/ottanta fu teatro di diverse sfide tra le due squadre che militavano in serie A e tenevano alta la bandiera del calcio meridionale di provincia. Tacconi, Cattaneo, DI Somma, De Napoli, Dirceu, Barbadillo, Juary, Diaz e Vignola sono solo alcuni dei protagonisti di spessore che insieme o in stagioni diverse, firmarono la decennale ed esaltante militanza della squadra irpina in serie A.

Da parte giallorossa, già in serie A dal 1971, prima impresa storica dell’epopea Ceravolo con tecnico modenese Seghedoni in panchina e gli ormai mitici Silipo, Banelli, Busatta, Gori, Franzon, Braca, Ciannameo e Mammi, cui si aggiungono nel primo storico anno di A, i D’ Angiulli, Maldera, Zuccheri e Spelta. Si registrano poi altre due promozioni per i giallorossi, con i tecnici Di Marzio e Sereni e cinque grandi protagonisti sempre presenti come il compianto portiere Giorgio Pellizzano, Claudio Ranieri, Gianni Improta, Adriano Banelli ( l’unico presente anche in quella storica del 1971 ) e l’idolo incontrastato della tifoseria giallorossa, ossia O’Rey Massimo Palanca. Fu proprio in quel quinquennio, tra il 1979 e il 1984 che giallorossi e biancoverdi furono protagonisti nella massima serie. L’ Avellino addirittura per 10 anni consecutivi.

Il Catanzaro per cinque e con tecnici del valore di Carlo Mazzone, Tarcisio Burgnich e della grande sorpresa Bruno Pace che raggiunse uno storico settimo posto e una finale di coppa Italia con Presidenza Adriano Merlo Quindi finale sfuggita solo per differenza reti nelle due semifinali contro l’Inter. Agli storici calciatori già menzionati, si aggiunsero in quegli storici anni, interpreti di alto livello. Ricordiamo i portieri Mattolini e Zaninelli con Santarini, Sabadini, Turone, Orazi, Braglia, Celestini, Sabato, Borghi, Bivi e il nostro grande Massimo Mauro che poi sarebbe finito nella Juve di Platini e nel Napoli di Maradona a vincere una Coppa Intercontinentale e due scudetti.

Questa lunga premessa è doverosa come prologo e riconoscimento alla storia giallorossa e biancoverde, due grandi società del sud sempre amiche e orgoglio della propria gente. Ieri, la festa sugli spalti, è stata inficiata dalle limitazioni inferte alla tifoseria catanzarese. Ma il Catanzaro e con tutte le avversità che andremo ad esaminare, ha fornito una prestazione comunque di livello, seppur con qualche errore dei tanti giovani e più d’uno in palleggio da parte di Pompetti, non ancora all’altezza del suo valore e della sua fama. Marco Pompetti aveva sostituto forzatamente un Jacopo Petriccione sugli scudi tecnicamente e tatticamente, ma fortunatissimo, perché prima incredibilmente ammonito al primo e normale fallo di gioco, poi vittima di uno sfortunato colpo al gluteo, durante una delle sue proverbiali chiusure in mezza scivolata.

Un primo tempo in cui i fitti, rapidi e precisi passaggi, ad uno o dui tocchi, hanno fatto registrare un netto possesso palla a favore del Catanzaro. Se vogliamo dirla tutta, loro non la prendevano quasi mai e ai giallorossi é mancata solo un po’ di incisivita’. Nel secondo tempo, loro partono un po’ più aggressivi, ma al minuto 60 la difesa avellinese si perde il grande movimento ad uscire di Pietro lIemmello che a centro area va a colpire direttamente al volo su perfetto angolo del solito Pontisso. Gol di grande livello che ammutolisce la tifoseria irpina. Subito dopo, un Avellino completamente in bambola, si salva dalla sicura disfatta, grazie ad una doppia occasione di Re Pietro.

L’Avellino aveva anch’esso sciupato due occasioni, un salvataggio strepitoso di Pontisso dopo uno scambio di vivariniana memoria tra Biasci e Sounas, un’ altra regalata da Fellipe Jack al subentrante Missori, ipnotizzato da Pigliacelli. Poi si verifica l’espulsione di Brighenti al minuto 70 e il conseguente calcio di rigore fallito da Favilli. Va detto che l’arbitro aveva già intimato a Brighenti di non esagerare in area con le trattenute e l’esperto difensore veneto, ci è ricaduto con tutte le scarpe. Mai avremmo voluto utilizzare una simile metafora per l’immenso Vice Capitano, ma il nostro diritto/dovere di critica ce lo impone. Chiaramente la superiorità numerica e la costrizione a cercare il pareggio a tutti i costi, costringono il Catanzaro abbassare il baricentro, ma senza più correre seri pericoli che rimangono solo potenziali. L’Avellino gioca ii tutto per tutto e si mette addirittura 4 2 4 con Insigne, Favilli, Patierno e Russo tutti davanti.

Sostituti gli ex di turno Sounas e Biasci, con il primo autore di una buona gara e il secondo assolutamente impalpabile e annullato dal tandem Brighenti/ Antonini. Poi al minuto 94 si registra un calcio d’angolo dubbio, perché secondo Pietro Iemmello la palla sarebbe carambolata sul calciatore avversario, prima di uscire. Sulla battuta si inserisce di testa il portiere Iannarilli che colpisce centralmente e Pigliacelli, prima protagonista con un rigore parato a Favilli, commette un errore incredibile a centro porta. Una gara praticamente vinta, sfugge nuovamente all’ultimo secondo alla squadra giallorossa. E il tutto con sei defezioni iniziali, con Petriccione che si aggiunge durante la gara, con alcuni calciatori in campo mai schierati prima e come abbiamo già rilevato, in inferiorità numerica per 25 minuti finali e decisivi. Trattasi davvero di fatalità, ma dobbiamo comunque rilevare che la partita andava chiusa subito dopo il vantaggio ed è stato un grosso neo non riuscirci, con le due grosse occasioni avute e con un avversario, in quel momento, chiaramente stordito. Lo certifica lo stesso pubblico avellinese che ad un certo punto non perdonava più alcun errore ai propri calciatori, Insigne in primis.

Da annotare come l’esperto ma non obiettivo Ballardini, abbia descritto una partita che ha visto solo lui o magari da quando ha giocato in superiorità numerica. Niente accenni, da parte sua, alla doppia occasione di Iemmello subito dopo il vantaggio e che avrebbe chiuso la partita. Nessun accenno all’ espulsione di Brighenti che gli ha consentito di prendere la partita in mano per 25 minuti finali e per sua fortuna decisivi. Nessuna menzione, e come sperarci visto il soggetto, per un Catanzaro che era andato in campo con sei indisponibili. Un modo di argomentare a senso unico che non fa certo onore al tecnico romagnolo. BENISSIMO ha fatto Alberto Aquilani a portare sulla terra un giornalista irpino, chiaramente accecato dal tifo, che millantava superiorità risibile esattamente come Ballardini.

Obiettività questa sconosciuta! PS Il direttore di gara ammonisce Petriccione al primo fallo e ingiustamente, poi inizia a fare lo sceriffo ammonendo tutti, da una parte e dall’altra ad ogni intervento. Non viene chiamato al var su chiaro fallo di mano di un difensore avellinese su tiro di Rispoli. Il difensore si butta scomposto e alla disperata per impedire che la palla andasse in porta e tocca nettamente con il braccio. La palla non passa ed è rigore, senza se e senza ma. Il Var nemmeno lo chiama a rivedere una enormità del genere. AMEN!!!

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