La legge del “Nicola Ceravolo” non ammette ignoranza, e spesso punisce anche chi, per larghi tratti, ha l’illusione di poter comandare le operazioni. La sfida tra Catanzaro e Virtus Entella, terminata con un pirotecnico 3-2 in favore delle Aquile, lascia negli occhi degli spettatori la bellezza di una rimonta di carattere, ma nel cuore degli avversari il sapore metallico di un’occasione gettata al vento.
A farsi portavoce di questo sentimento contrastante, sospeso tra l’orgoglio per la prestazione e la frustrazione per il risultato, è Davide Bariti. L’esterno biancoceleste, autore della pregevole rete del momentaneo 1-2 che aveva gelato lo stadio, si è presentato ai microfoni nel post-partita con la lucidità del veterano, analizzando senza filtri un pomeriggio che ha visto l’Entella passare dall’estasi del doppio vantaggio al baratro della sconfitta a mani vuote.
Il paradosso della prestazione: segnare due volte al Ceravolo e perdere
Nel calcio di Serie B, dove l’equilibrio regna sovrano e i dettagli spostano gli equilibri di intere stagioni, segnare due reti in trasferta su un campo difficile come quello di Catanzaro dovrebbe essere, sulla carta, garanzia di punti. Invece, l’Entella torna in Liguria con zero punti e tante recriminazioni. Bariti non si nasconde dietro frasi di circostanza e individua subito il nodo centrale della questione: il divario tra la produzione offensiva e il raccolto finale.
«Il rammarico è quello di appunto aver segnato due gol in trasferta contro una squadra così forte e non portare a casa niente. Quello è il rammarico più grosso». L’analisi dell’esterno è impietosa ma corretta. L’approccio della Virtus Entella è stato tutt’altro che rinunciatario; la squadra di Chiappella ha mostrato di non temere il blasone dell’avversario né la bolgia del pubblico giallorosso. «Sicuramente abbiamo avuto un ottimo approccio alla partita che ci ha permesso di andare in vantaggio per due volte».
Tuttavia, proprio questa capacità di ferire il Catanzaro rende la sconfitta ancora più difficile da digerire. Riuscire a bucare per due volte una difesa che, pur con qualche amnesia recente, resta organizzata, è sintomo di una squadra viva. Bariti sottolinea come la sua squadra abbia messo in campo “personalità” e “idee giuste”, elementi che solitamente pagano.
Ma contro questo Catanzaro, capace di rievocare lo spirito indomito della stagione dei record 2022/23 targata Vivarini e ora plasmato dalle idee di Aquilani, “giocare bene” non basta. Serve cinismo, serve la capacità di uccidere la partita quando l’avversario barcolla. L’Entella non l’ha fatto, e il “rammarico” citato ripetutamente da Bariti diventa il leitmotiv di una domenica che poteva essere trionfale e si è trasformata in un incubo sportivo.
La trappola del baricentro: l’errore fatale contro il Catanzaro
Se l’approccio è stato lodato, la gestione del vantaggio è finita sul banco degli imputati. E qui l’analisi di Bariti si fa tatticamente interessante, svelando un errore di lettura che contro squadre tecniche come il Catanzaro equivale a un suicidio sportivo. Alla domanda se l’abbassamento della squadra fosse merito dei giallorossi o demerito dei liguri, Bariti offre una spiegazione onesta ma preoccupante per il suo tecnico.
«Diciamo che a volte fisiologicamente quando si va in vantaggio si tende un po’ eh ad abbassare il baricentro. Una cosa che non deve accadere». Ecco la chiave di volta del match. Abbassarsi contro il Catanzaro significa invitare a nozze giocatori come Iemmello, capaci di legare il gioco negli ultimi trenta metri, o esterni in grado di puntare l’uomo e creare superiorità numerica. Concedere campo a una squadra costruita per il palleggio e la verticalizzazione ha permesso alle Aquile di alzare il ritmo e schiacciare l’Entella nella propria trequarti.
Bariti riconosce che questo atteggiamento passivo ha vanificato quanto di buono fatto in fase di possesso: «È un peccato perché quando abbiamo avuto il possesso della palla li abbiamo messi in difficoltà». La Virtus Entella ha dimostrato che, aggredendo alto e giocando la palla, poteva far male alla retroguardia giallorossa (come dimostrano i due gol). Rinunciare a giocare per difendere il risultato ha innescato la reazione veemente dei padroni di casa. «Sono stato bravi anche loro a a spingere di più una volta sotto», ammette sportivamente Bariti, riconoscendo i meriti di un Catanzaro che non muore mai.
Questa dinamica ricorda, per contrasto, le grandi cavalcate del Catanzaro recente, dove la gestione del vantaggio passava attraverso il controllo del pallone e non attraverso le barricate. L’Entella, invece, è caduta nella trappola psicologica del “difendiamo il risultato”, finendo per essere travolta dall’onda d’urto del Ceravolo. «Abbiamo commesso forse qualche errore che ci è costato caro», chiosa Bariti, riferendosi probabilmente a quelle letture difensive imperfette che hanno permesso la rimonta giallorossa.
Un gol d’autore offuscato dal risultato
Dal punto di vista personale, la giornata di Davide Bariti avrebbe potuto essere memorabile. Il suo gol del momentaneo 1-2 è stato un gioiello balistico: stop orientato a eludere l’intervento del difensore e conclusione chirurgica che non ha lasciato scampo a Pigliacelli. Una rete che ha mostrato tutta la qualità tecnica di un giocatore che, in carriera, ha calpestato palcoscenici importanti e che mancava all’appuntamento con il gol in cadetteria da molto tempo.
«Sono contento per il gol, indubbiamente. Tornare al gol dopo tanti anni in B, come hai detto, è qualcosa di bello». C’è orgoglio nelle sue parole, la soddisfazione del professionista che vede ripagato il lavoro settimanale. Tuttavia, nel calcio di squadra, la gioia individuale è sempre subordinata al risultato collettivo, e Bariti dimostra grande maturità nel non esaltare la sua prodezza in un contesto di sconfitta.
«Non me lo godo, non me lo godo appieno sicuramente, perché poi quando non si portano a casa punti il gol è un po’ fino a se stesso». È la dura legge dello sport: un gol bellissimo che vale zero punti in classifica finisce presto nel dimenticatoio, o peggio, diventa un ulteriore motivo di rabbia. «Rimane il bel gol, però rimane anche il fatto che che è valso poco dal punto di vista dei punti».
Per il Catanzaro, subire un gol del genere avrebbe potuto tagliare le gambe. Invece, la squadra ha assorbito il colpo. La bellezza del gesto tecnico di Bariti, paradossalmente, ha forse acceso ulteriormente la miccia dell’orgoglio giallorosso, che non poteva accettare di essere sconfitto in casa propria, nemmeno da un “eurogol”.
La sindrome da trasferta e la “squadra forte”
Nelle parole di Bariti emerge anche un tema ricorrente per molte squadre di Serie B: la difficoltà di raccogliere punti lontano dalle mura amiche. «In trasferta i punti sono pochi e questo è un aspetto su cui dobbiamo lavorare». Chiavari è un fortino, ma per ambire a qualcosa di più di una salvezza tranquilla, l’Entella deve cambiare marcia fuori casa. E farlo al Ceravolo, contro questo Catanzaro, era un’impresa titanica che i liguri hanno solo sfiorato.
Il rispetto che traspare dalle parole dell’esterno verso i giallorossi è evidente. Definire il Catanzaro «una squadra così forte» non è piaggeria, ma la constatazione di chi ha affrontato un avversario superiore per qualità tecnica e forza mentale. Bariti sa che segnare due gol a questa squadra è difficile («fare due gol qui non è facile»), e proprio per questo il fallimento nella gestione del risultato brucia ancora di più.
La “crescita” di cui parla Bariti riferendosi alla sua squadra («Abbiamo delle idee giuste e le stiamo mettendo in pratica») si è scontrata con la realtà di un Catanzaro che, pur con i suoi difetti e le sue pause, ha raggiunto uno status di “big” della categoria, una squadra contro cui ogni errore si paga a carissimo prezzo.
Prospettive future: la lezione del Ceravolo
L’intervista di Davide Bariti offre uno spaccato lucidissimo di cosa significhi affrontare il Catanzaro oggi. Significa dover giocare la partita perfetta per novanta minuti più recupero. L’Entella ne ha giocati forse sessanta di ottimo livello, approcciando bene e colpendo in ripartenza, ma ha pagato dazio non appena ha smesso di aggredire e ha provato a gestire.
Per il Catanzaro, queste parole sono la conferma che la strada intrapresa è quella giusta: incutere timore, costringere gli avversari all’errore e ribaltare le situazioni svantaggiose sono caratteristiche delle grandi squadre. Per Bariti e l’Entella, resta il “rammarico” di aver accarezzato l’impresa e di essersi svegliati con un pugno di mosche in mano, consapevoli che al Ceravolo, se abbassi la guardia anche solo per un istante, le Aquile non perdonano.
