Il novantaseiesimo minuto salva il bilancio, ma non cancella le ombre. Un rigore trasformato a tempo scaduto regala un insperato pareggio al Monza sul prato del Ceravolo, archiviando una prestazione definita senza mezzi termini dal suo stesso allenatore come la peggiore della stagione. Paolo Bianco si presenta in sala stampa con il volto teso di chi ha visto la propria squadra incepparsi contro un avversario più determinato. Nessun giro di parole per mascherare le gravi difficoltà tecniche e caratteriali emerse nell’1-1 di Catanzaro-Monza. I brianzoli abbandonano la Calabria portando in dote un punto vitale. La consapevolezza, tuttavia, impone di resettare immediatamente l’atteggiamento mentale per mantenere la rotta verso la promozione diretta in Serie B.
L’esame di coscienza e la supremazia giallorossa
L’allenatore sceglie la linea dura nell’analisi post-gara. L’atteggiamento passivo mostrato dalla formazione ospite rappresenta il campanello d’allarme principale per lo staff tecnico biancorosso. “Sicuramente il fatto che il Catanzaro fosse più cattivo di noi è un problema in questo momento della stagione”, sentenzia il tecnico. L’inferiorità agonistica rispetto agli uomini di Aquilani ha segnato profondamente lo sviluppo della manovra lombarda, del tutto incapace di capitalizzare la superiorità numerica acquisita momentaneamente durante la ripresa. Il giudizio complessivo sulla prova del gruppo è tranciante. “Naturalmente non abbiamo fatto la nostra miglior partita. Anzi, forse è una delle peggiori. Gran merito è del Catanzaro, ma è molto pure colpa nostra”.
La lettura tattica e la polemica sul VAR
Nonostante le feroci critiche rivolte al proprio spogliatoio, la guida tecnica rifiuta la narrazione di un dominio totale a tinte giallorosse. La difesa d’ufficio verte sulla tenuta della retroguardia fino ai caotici minuti conclusivi. “Il nostro portiere non ha fatto una parata e fino a quando non siamo rimasti in nove non abbiamo mai subito occasioni dal Catanzaro”. La lettura del mister inquadra l’equilibrio del punteggio come l’epilogo più aderente alla realtà del rettangolo verde. Il tecnico ospite non rinuncia però a lanciare una frecciata affilata verso la sala video, recriminando su un presunto intervento falloso ai danni di Bakoune avvenuto poco prima del penalty decisivo. “C’è il VAR, ma non funziona sempre, perché c’è un rigore netto al novantaduesimo”.
Il nervosismo letale e i fattori esterni
I cartellini rossi estratti nel corso della gara hanno trasformato la contesa sportiva in una corrida snervante. L’incapacità di gestire le provocazioni e il peso della posta in palio ha penalizzato fortemente gli ospiti. “Hai ragione, la squadra è troppo nervosa”, ammette Bianco. “Abbiamo commesso delle ingenuità che non possiamo permetterci mai, a maggior ragione in questo momento”. La ricerca di un nuovo baricentro mentale passa per l’accettazione delle variabili imprevedibili. Il vento fastidioso del Ceravolo e una direzione di gara complessa vengono citati come ostacoli da superare con freddezza, rifiutando la costruzione di scuse fittizie. “Dobbiamo saperci adattare a tutto, anche a una direzione arbitrale particolare, che non era a favore del Catanzaro, ma in generale. Non deve essere un alibi”.
L’unica nota lieta salvata in un pomeriggio tecnicamente povero risiede nella reazione disperata dell’ultimo respiro. Strappare un punto in doppia inferiorità numerica, forzando gli episodi negli istanti finali, testimonia un istinto di sopravvivenza essenziale per resistere nel vertice della classifica. Blindare l’accesso diretto alla massima serie richiederà però un deciso cambio di rotta. Ritrovare l’autorevolezza smarrita al cospetto delle Aquile rappresenta il passaggio obbligato per tagliare il traguardo della promozione senza rischiare crolli strutturali nel rush finale.
