domenica 25 Gennaio 2026

Capodanno Rai a Catanzaro: uno spettacolo riuscito, ma una vetrina mancata per la città

Il Capodanno Rai a Catanzaro ha regalato al pubblico una serata di festa, musica e grande partecipazione. Dal punto di vista dell’intrattenimento, lo spettacolo ha funzionato e ha coinvolto migliaia di persone in piazza e milioni davanti alla televisione. Tuttavia, al netto del successo dell’evento, restano alcune scelte discutibili che hanno acceso un dibattito tutt’altro che sterile.

La prima riguarda la location. La città di Catanzaro affonda le proprie radici in una storia millenaria, con un centro storico di origine medievale che rappresenta l’anima più autentica e suggestiva del capoluogo. Ambientare un evento di portata nazionale lontano da quel contesto ha significato rinunciare a una straordinaria occasione di promozione identitaria. Una scelta diversa, nel cuore storico della città, avrebbe probabilmente restituito un’immagine più coerente e affascinante delle sue origini. Ma la scelta è stata della Rai, e sue sono le responsabilità.

Non meno critiche sono arrivate per la regia televisiva. Durante la diretta, le inquadrature si sono spesso soffermate su scorci anonimi: balconi e facciate di condomini senza particolare valore estetico o simbolico. Una decisione che ha lasciato perplessi molti spettatori, soprattutto considerando che a pochi metri si trovano il porto e il lungomare, elementi di grande impatto visivo che avrebbero potuto valorizzare Catanzaro agli occhi del pubblico nazionale.

A completare il quadro delle polemiche, anche la scelta degli artisti. Alcuni nomi in cartellone, seppur di indiscusso valore storico, hanno alimentato il dibattito sull’opportunità di proporre un’offerta musicale percepita da una parte del pubblico come poco rappresentativa delle nuove generazioni, con la presenza di cantanti ormai ottantenni.

In sintesi, il Capodanno Rai a Catanzaro è stato un evento riuscito sul piano dello spettacolo, ma un’occasione solo parzialmente colta sul fronte della promozione della città. Le polemiche di questi giorni non nascono dal rifiuto dell’evento in sé, bensì dal rammarico per ciò che avrebbe potuto essere: una vetrina più fedele, suggestiva e identitaria di Catanzaro.

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