Dopo la recente puntata della trasmissione “Rumore”, desidero condividere una riflessione che nasce non da spirito polemico, ma da un profondo senso civico e umano.
Durante il dibattito televisivo si è parlato di sanità, di medici cubani, della carenza di personale e del servizio 118, ma il tema della cardioprotezione è stato solo sfiorato, nonostante la sua importanza vitale per la nostra comunità.
A Lamezia Terme, da oltre quattro anni, la presenza dei defibrillatori sul territorio rappresenta una realtà concreta e un impegno costante portato avanti dal progetto “Calabria Cardioprotetta”.
Tuttavia, si è preferito spostare l’attenzione attribuendo responsabilità a un amministratore o a un altro, dimenticando che l’arresto cardiaco improvviso non ha colore politico.
È un evento che può colpire chiunque, in qualunque momento.
Proprio per questo, la cardioprotezione deve essere una priorità condivisa, un obiettivo comune per tutte le parti politiche, di destra e di sinistra, nel solo interesse del bene pubblico e della tutela della vita umana.
Un impegno concreto e trasparente
Nel corso dell’installazione dei presìdi salvavita, Calabria Cardioprotetta ha coinvolto correttamente gli organi preposti, in particolare il Servizio 118, che ha il diritto – e il dovere – di conoscere la geolocalizzazione dei defibrillatori per garantire un’assistenza più tempestiva e coordinata in caso di emergenza.
È stato inoltre realizzato e diffuso un censimento completo con la mappa di tutti i defibrillatori presenti sul territorio lametino, pubblicizzata e promossa con il simbolo di Calabria Cardioprotetta.
Un lavoro concreto, trasparente e verificabile.
Purtroppo, sembra che più di qualcuno non abbia voluto vedere o ascoltare, ignorando o fingendo di ignorare ciò che concretamente è stato fatto.
Eppure, quella mappa rappresenta un tassello fondamentale di una rete che salva vite e che andrebbe sostenuta, non trascurata.
Formare, informare e diffondere la cultura della vita
La cardioprotezione non riguarda solo Lamezia Terme.
Esperienze virtuose si sono sviluppate anche in altri centri della Calabria, come Rocca di Neto, Santa Maria del Cedro e altri comuni del Cosentino e del Reggino, dove sono stati installati defibrillatori con il simbolo di Calabria Cardioprotetta.
Tutte realtà che testimoniano come, anche nelle piccole comunità, si possa costruire una rete di solidarietà e di tutela della salute.
Credo fermamente che anche in occasione di congressi medici e cardiologici bisognerebbe dare maggiore risalto a questi esempi concreti, raccontare ciò che è stato fatto nei territori e riconoscere l’impegno civico di chi opera ogni giorno per sensibilizzare e salvare vite.
Noi medici dobbiamo essere portatori di questi messaggi, ambasciatori della prevenzione e della cultura del primo soccorso.
Ma è fondamentale che, dall’altra parte, vi sia una risposta sensibile e collaborativa da parte delle amministrazioni locali, provinciali, regionali e nazionali.
Una sensibilità che dovrebbe essere scontata, ma che purtroppo non sempre lo è.
Non una polemica, ma una “defibrillazione culturale”
La mia riflessione non vuole essere una polemica, ma una denuncia costruttiva.
Un modo per defibrillare le coscienze, per risvegliare l’attenzione e il senso di responsabilità collettivo.
Parlare di cardioprotezione significa promuovere solidarietà, prevenzione e cultura della vita.
È un messaggio che riguarda tutti:
i nostri papà, i nostri nonni, le persone più fragili e, soprattutto, le nuove generazioni, che devono crescere con la consapevolezza che anche un gesto semplice, fatto al momento giusto, può salvare una vita.
Mi auguro che in futuro i media, le istituzioni e l’opinione pubblica sappiano dare il giusto spazio e la giusta attenzione a un tema che non divide, ma unisce: la difesa della vita.
