Il boato del “Ceravolo” al momento della sua rete ha certificato molto più di una semplice, seppur clamorosa, vittoria in rimonta. Il 3-2 inflitto all’Empoli ha consacrato il processo di maturazione del Catanzaro, e il timbro decisivo porta la firma di chi incarna perfettamente questa evoluzione: Tommaso Cassandro. Intervenuto ai microfoni di Esperia TV (con dichiarazioni puntualmente riprese dal portale IlCalcioCalabrese.it), il difensore giallorosso ha analizzato con estrema lucidità i segreti del momento d’oro vissuto dalle Aquile. Dalla gestione delle difficoltà all’innovazione strategica portata da mister Alberto Aquilani, fino all’incredibile simbiosi con una tifoseria capace di spostare gli equilibri dell’intero campionato cadetto.
La forza della mente: superare il blackout e l’identità del gruppo
Il calcio di alto livello perdona raramente i cali di tensione, e i primi quindici minuti contro l’Empoli rischiavano di trasformarsi in una sentenza inappellabile. Cassandro non si nasconde dietro a un dito, analizzando il tremendo uno-due iniziale dei toscani: “Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile, l’Empoli è una squadra competitiva. Dopo appena quindici minuti ci siamo ritrovati sotto 2-0 a causa di alcune nostre disattenzioni”.
La vera forza del Catanzaro, tuttavia, risiede nella capacità di non disunirsi. Il difensore svela l’importanza del fattore psicologico e del confronto interno: “Ci siamo guardati negli occhi, ci siamo parlati anche con il mister nello spogliatoio. Siamo stati bravi a rimanere mentalmente dentro la gara, oltre che a livello tattico, occupando bene gli spazi”. Una reazione feroce, che non rappresenta un unicum in questa stagione, come sottolinea lo stesso numero 27 tracciando un parallelo con un’altra sfida epica: “Come è successo anche con la Carrarese, non ci arrendiamo mai. Ribaltare un 2-0 non è scontato, lo abbiamo fatto con grande cattiveria agonistica da parte di tutti, anche di chi è entrato. Questo dimostra quanto il gruppo sia unito”.
L’evoluzione del difensore moderno: il laboratorio tattico di Aquilani
L’aspetto più intrigante dell’intervista riguarda l’analisi prettamente tattica. Il Catanzaro di Alberto Aquilani richiede un’interpretazione proattiva del ruolo difensivo. Cassandro sta lavorando assiduamente per affinare i propri inserimenti negli ultimi sedici metri, un fondamentale su cui ammette di dover ancora limare le scelte finali (tra tiro e passaggio).
“Il mister mi chiede di sfruttare al meglio le mie caratteristiche per accompagnare l’azione – spiega il classe 2000 –. Oggi i difensori devono saper dare un contributo in fase offensiva: spesso diventano quasi degli attaccanti aggiunti e sono difficili da marcare”.
Dal quinto al braccetto: la chiave di lettura
La crescita del calciatore passa anche dalla precisa collocazione nello scacchiere giallorosso. Cassandro evidenzia le differenze sostanziali tra l’attuale assetto e quello della passata stagione sotto la guida di Fabio Caserta: “Già l’anno scorso sapevo che il ruolo di braccetto era quello più adatto a me. Con Caserta ho giocato spesso da quinto, ma oggi quel ruolo richiede qualità diverse, come quelle dell’uno contro uno. Io ho caratteristiche più difensive, di lettura e di posizionamento. Quest’anno, con Aquilani, sono tornato a giocare in questo ruolo e cerco di ripagare la fiducia”.
Una lettura situazionale che si sposa perfettamente con le caratteristiche del suo compagno di fascia, Favasuli, con il quale l’intesa è ormai totale, condita anche da qualche simpatico aneddoto: “A volte lo richiamo perché ha così tanta energia che vorrebbe fare tutto. Ogni tanto gli dico di restare un attimo dietro a difendere e poi ripartire. È un ragazzo eccezionale”.
Il gol liberatorio e la lucida analisi sull’episodio VAR
La ciliegina sulla torta della sua prestazione è stata la rete del 3-2. Un’esplosione di gioia trattenuta per qualche istante a causa del silent check del VAR, che Cassandro, dal campo, aveva già codificato con la freddezza di un arbitro navigato: “Ero quasi euforico, ma ho avuto un attimo di preoccupazione vedendo l’arbitro controllare. Però ero abbastanza sicuro che fosse regolare: avevo visto sia la mano del difensore Curto sia quella involontaria di Pittarello, conseguenza del fallo precedente”. Una lucidità che conferma l’assoluta validità della rete, analizzata nei dettagli anche dalle moviole nazionali.
Il patto con la città: un senso di appartenenza viscerale
L’ultimo passaggio è dedicato al motore inesauribile del progetto tecnico calabrese: la piazza. Per un giocatore, vestire la maglia del Catanzaro significa farsi carico di una passione totalizzante. “Sentiamo il senso di appartenenza della città e sappiamo che quando scendiamo in campo rappresentiamo tutta Catanzaro – ammette orgogliosamente Cassandro –. È una grande responsabilità perché qui si vive di calcio”.
Un amore che non conosce confini geografici né flessioni di rendimento, come ricorda il difensore citando un momento specifico del campionato: “Ricordo la partita di Monza dopo sei pareggi consecutivi, quando erano comunque in tremila. Noi cerchiamo sempre di renderli orgogliosi”.
Le parole del difensore giallorosso restituiscono la fotografia di una squadra matura, consapevole dei propri mezzi e tatticamente evoluta. L’attuale solidità di classifica non è frutto del caso, ma di un lavoro meticoloso sulle spaziature, sulla duttilità dei singoli e sulla tenuta nervosa. L’orizzonte del Catanzaro si delinea giornata dopo giornata: l’imperativo categorico resta quello di mantenere altissima la soglia dell’attenzione per blindare il posizionamento in zona Playoff. Con un impianto tattico capace di trasformare i difensori in match-winner e un gruppo impermeabile alle difficoltà, sognare in grande, alle latitudini del “Ceravolo”, è diventato non solo lecito, ma sportivamente doveroso.
