domenica 25 Gennaio 2026

Catanzaro, Dr. Jekyll e Mr. Hyde: gol a raffica ma troppi brividi dietro

Il Catanzaro di Alberto Aquilani è, per distacco, una delle creature più affascinanti e al contempo enigmatiche di questa Serie B 2025-26. Se il calcio fosse una pura questione estetica, i giallorossi navigherebbero a vele spiegate verso la promozione diretta, spinti da un fronte offensivo che ha ritrovato una verve realizzativa spaventosa, capace di ribaltare l’Entella e segnare tre reti di pregevole fattura. Ma il calcio, si sa, è un gioco di equilibri sottili, e la realtà sportiva delle Aquile ci restituisce un contrasto stridente: a un attacco travolgente fa da contraltare una retroguardia che trema alle prime folate di vento.

La vittoria per 3-2 contro i liguri è l’emblema di questa schizofrenia tattica: una squadra capace di risorgere due volte dalle proprie ceneri grazie alla qualità dei singoli, ma colpevole di concedere vantaggi gratuiti a un avversario tutt’altro che irresistibile. Aquilani ha tra le mani una Ferrari che sfreccia in rettilineo ma sbanda paurosamente in curva: sistemare l’assetto difensivo non è più un’opzione, è l’urgenza primaria per non vanificare quanto di buono costruito dalla trequarti in su.

Il tallone d’Achille del Catanzaro: errori individuali e letture difettose

L’analisi della sofferta vittoria contro la Virtus Entella non può prescindere da una disamina lucida, e a tratti impietosa, delle prestazioni individuali nel reparto arretrato. Il banco degli imputati vede, purtroppo, in prima fila Matias Antonini. Il centrale, solitamente perno della difesa a tre disegnata da Aquilani, ha vissuto un pomeriggio da incubo, fornendo una prestazione ben al di sotto dei suoi standard abituali. L’episodio chiave, quel fallo in area su Marconi al 14º minuto che ha originato il rigore del momentaneo vantaggio ospite, non è stato un fulmine a ciel sereno, ma la punta dell’iceberg di una gara costellata da incertezze.

Antonini è apparso in costante ritardo, vittima di letture difettose sulle verticalizzazioni avversarie. In Serie B, dove la profondità è l’arma prediletta da molti tecnici, soffrire i passaggi filtranti significa esporre il portiere a continui uno contro uno. Non si tratta solo di velocità di gambe, ma di velocità di pensiero: capire prima dove andrà la palla. Sabato, Antonini leggeva lo spartito sempre con una battuta di ritardo. La sostituzione all’intervallo non è stata una bocciatura definitiva, ma un segnale inequivocabile: Aquilani, tecnico che non guarda in faccia a nessuno quando si tratta di equilibri, ha capito che la barca, chiamata Catanzaro, stava imbarcando acqua proprio da quella falla e ha deciso di intervenire drasticamente per salvare il risultato.

Discorso diverso, ma ugualmente preoccupante, per Nicolò Brighenti. Il veterano, maestro nel gioco fisico e nel contenimento, sembra talvolta prigioniero della sua stessa irruenza. L’ammonizione rimediata contro l’Entella, che gli costerà la squalifica nella delicatissima trasferta di Modena, è un peccato di ingenuità che un leader difensivo non dovrebbe commettere in una fase così calda della stagione. Senza di lui, e con un Antonini da recuperare dopo il primo tempo di sabato, la difesa giallorossa rischia di presentarsi al “Braglia” in emergenza totale.

Anche Tommaso Cassandro, eroe di giornata con l’incornata imperiosa dell’1-1, non è esente da colpe nella fase di non possesso. Il suo rientro è stato ossigeno puro per la spinta sulla fascia, ma gli affanni iniziali nel contenere la velocità degli esterni liguri hanno evidenziato come la condizione atletica ottimale per reggere i duelli difensivi sia ancora da affinare. L’analista attento non può ignorare le difficoltà nell’uno contro uno difensivo mostrate nel primo tempo.

Bettella: la luce in fondo al tunnel e il dilemma del modulo

In questo scenario a tinte fosche, brilla però una luce intensa: quella di Davide Bettella. Il suo ingresso in campo nella ripresa ha trasformato il volto della difesa del Catanzaro. Le cronache sono unanimi nell’assegnargli un 7.5 in pagella, voto altissimo per un difensore subentrato, ma pienamente meritato. Bettella non ha sbagliato nulla: pulito negli anticipi, imperioso nel gioco aereo, sempre posizionato correttamente.

La sua prestazione solleva un interrogativo cruciale per il prosieguo della stagione: è arrivato il momento di rivedere le gerarchie? Aquilani ha bisogno di affidabilità, e in questo momento l’ex Monza sembra garantire quella concentrazione che manca ai titolari designati. Bettella ha dimostrato che la qualità per blindare la porta c’è, è presente in rosa; il problema, semmai, è di applicazione. La sua capacità di leggere l’anticipo ha permesso, a differenza di altre volte, alla squadra di rimanere alta e di sostenere l’assedio finale per la vittoria, cosa che con Antonini in campo nel primo tempo non era riuscita.

Tutto ciò ci porta a riflettere sull’assetto tattico. Il 3-5-2 (o 3-4-2-1 a seconda delle fasi) è un modulo che esalta le qualità tecniche del Catanzaro, offrendo ampiezza con i quinti (Favasuli e D’Alessandro) e libertà ai registi come Petriccione. Tuttavia, è un sistema che richiede ai tre centrali di essere dei “mostri” nell’uno contro uno e nelle coperture preventive. Se i tre dietro non sono impeccabili nel timing, si aprono voragini che gli avversari, anche modesti come l’Entella, sanno sfruttare.

La coperta, al momento, per il Catanzaro, appare corta. Se si vuole mantenere questa spinta offensiva, i centrali devono alzare il livello di attenzione. L’alternativa, sussurrata da più parti, potrebbe essere un passaggio, magari a gara in corso o in match più bloccati, a una linea a quattro più tradizionale. Un ipotetico 4-3-3 o 4-4-2 potrebbe ridurre le distanze tra i reparti e offrire maggiore protezione centrale, anche se questo comporterebbe inevitabilmente il sacrificio di qualche pedina in avanti o una minore copertura al centro del campo. È il classico dilemma della coperta corta che Aquilani dovrà risolvere in vista del mercato di riparazione: intervenire sugli uomini o sul sistema?

Catanzaro, questione di testa: le “amnesie” che costano punti

Al di là dei moduli e degli interpreti, c’è un dato allarmante che emerge dalle analisi post-partita e dalle stesse parole del mister: la tenuta mentale. Aquilani ha parlato di “solite amnesie in fase di non possesso”. Questo è il vero nodo gordiano. Non è (solo) questione di saper marcare, è questione di saper restare connessi alla partita per 95 minuti.

Il Catanzaro soffre terribilmente nei momenti di transizione emotiva del match. Tende a schiacciarsi troppo negli ultimi venti minuti, quasi per paura di vincere o di perdere quanto guadagnato, rinunciando a difendere in avanti e concedendo campo. Questo atteggiamento passivo invita gli avversari a nozze. La squadra, costruita per giocare a calcio, va in difficoltà quando deve fare le barricate perché non ha nel DNA quella “cattiveria” speculativa tipica delle squadre di categoria che sanno vincere 1-0 soffrendo.

La pressione di una piazza esigente come Catanzaro, che dopo la promozione e i playoff raggiunti negli anni passati ha alzato l’asticella delle aspettative, gioca sicuramente un ruolo. Ma i giocatori devono imparare a conviverci. La fragilità vista sui gol dell’Entella è figlia della paura di sbagliare, che paradossalmente porta all’errore. Serve un lavoro psicologico profondo, una redistribuzione del carico emotivo. La difesa non può andare in panico ogni volta che gli avversari superano la metà campo.

Per il futuro immediato, la strada sembra tracciata: Bettella merita una chance dal primo minuto, magari per dare un turno di riposo (fisico e mentale) a chi sta tirando la carretta da agosto. Serve inoltre un’analisi video ossessiva degli errori commessi, non per cercare colpevoli, ma per riconoscere quei pattern negativi che precedono i gol subiti.

La trasferta di Modena sarà il banco di prova definitivo: contro un attacco di livello superiore, le amnesie non saranno perdonate. Il Catanzaro ha dimostrato di avere il cuore e i piedi per sognare in grande; ora deve dimostrare di avere anche la testa e le spalle larghe per proteggere quei sogni. Perché in Serie B, come la storia insegna, gli attacchi vendono i biglietti, ma sono le difese a vincere i campionati.

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