Vincere a tutti i costi. Questo era l’imperativo categorico risuonato nelle stanze del “Ceravolo” alla vigilia della sfida contro l’Entella. E le Aquile hanno risposto presente, non con la perfezione stilistica di un’orchestra sinfonica, ma con la rabbia e il cuore di chi rifiuta di arrendersi. Il 3-2 in rimonta contro i liguri non è solo un risultato che muove la classifica portando il Catanzaro a quota 19 punti; è un segnale di vita pulsante, la prova che sotto la cenere di alcune prestazioni opache cova ancora il fuoco che aveva incantato la Serie B nella stagione 2023/24.
Tuttavia, l’euforia per i tre punti non deve offuscare la lucidità dell’analisi: l’avvio timido, quasi passivo, del primo tempo è un lusso che questa squadra non può più permettersi se vuole davvero ambire a qualcosa di più di una salvezza tranquilla. La zona playoff è lì, a portata di mano, ma per blindarla serve continuità mentale per novanta minuti, non solo quando l’acqua arriva alla gola.
Dalla paura alla reazione: l’analisi psicologica della svolta
La partita contro l’Entella è stata un microcosmo perfetto della stagione giallorossa fino a questo momento: momenti di blackout alternati a fiammate di puro talento. Andare sotto due volte e trovare la forza di risalire la china è sintomo di un gruppo sano, che non ha staccato la spina e che segue il suo allenatore. “I primi quindici minuti entriamo sempre con un ritmo più basso. Dovevamo essere più aggressivi”, ha ammesso Alberto Aquilani nel post-gara. Questa onestà intellettuale è il punto di partenza necessario per correggere i difetti strutturali.
Il problema, come sottolineato dal tecnico, è l’approccio. Regalare vantaggi agli avversari in Serie B è spesso una condanna a morte. Se contro l’Entella la qualità individuale di Pontisso e Iemmello ha permesso di ribaltare l’inerzia, contro corazzate come il prossimo avversario, il Modena, simili distrazioni potrebbero rivelarsi fatali. La classifica parla chiaro: l’ottavo posto è una posizione privilegiata ma fragile, con soli 6 punti a separare la zona playoff dal tredicesimo posto. In questo contesto, la tenuta mentale diventa l’arma tattica più importante. La reazione vista sabato è la base su cui costruire, ma l’obiettivo deve essere quello di non dover più reagire, bensì agire e controllare la partita fin dal fischio d’inizio.
Questa resilienza ricorda, seppur con interpreti diversi, la capacità di soffrire del Catanzaro di Vivarini, che sapeva piegarsi senza spezzarsi. Oggi la squadra è diversa, più giovane e forse meno cinica, ma la “garra” mostrata nel finale contro l’Entella è un patrimonio genetico che va preservato e coltivato. Non è un caso che giocatori come Cassandro, autore del gol del pareggio, parlino esplicitamente di “mentalità” come fattore decisivo. È lì che si gioca la vera partita per il salto di qualità.
Il laboratorio tattico di Aquilani: il 3-5-2 sotto la lente
Dal punto di vista tattico, la scelta di schierare il 3-5-2 con D’Alessandro adattato a tutta fascia ha offerto spunti interessanti ma anche evidenti criticità. L’idea di Aquilani è chiara: sfruttare la qualità tecnica dell’ex Monza per creare superiorità numerica sulle corsie esterne, mantenendo però una struttura difensiva a tre che garantisca copertura centrale. Sulla carta, il piano funziona: D’Alessandro è stato una spina nel fianco costante per la difesa ligure.
Tuttavia, il rovescio della medaglia è una certa fragilità difensiva che continua a preoccupare. Il Catanzaro ha subito gol in quattro delle ultime cinque gare, un trend che deve essere invertito se si vuole puntare in alto. Il 3-5-2 richiede meccanismi perfetti, scalate tempestive e una comunicazione costante tra i reparti. Al momento, la squadra sembra ancora in una fase di apprendistato, dove l’interpretazione del modulo varia a seconda dell’intensità emotiva della gara. Quando la concentrazione cala, come nei primi minuti contro l’Entella, le distanze si allungano e la difesa va in affanno.
“Dobbiamo correggere gli errori che abbiamo commesso nella fase di non possesso”, aveva avvertito Aquilani alla vigilia. La sensazione è che questo assetto sia ancora un “compromesso in evoluzione”, un abito che va cucito addosso ai giocatori partita dopo partita. La sfida tattica è trovare l’equilibrio tra la spinta offensiva necessaria per vincere le partite e la solidità difensiva indispensabile per non perderle. Il ritorno di elementi come Scognamillo e Brighenti ai loro standard abituali sarà fondamentale per dare sicurezza a tutto il reparto arretrato.
Il nodo Petriccione e le risorse del centrocampo
Un altro tema centrale emerso dalla sfida di sabato è la dipendenza, in termini di geometria e tempi di gioco, da Simone Petriccione. Quando il regista non è al 100% – e le voci su una fastidiosa pubalgia non sono un mistero – la manovra del Catanzaro ne risente in fluidità e verticalità. Petriccione è il cervello della squadra, colui che detta i ritmi e decide quando accelerare o rallentare. Senza la sua lucidità, il possesso palla rischia di diventare sterile e prevedibile.
Tuttavia, la buona notizia è che il gruppo ha dimostrato di avere risorse interne capaci di sopperire, almeno in parte, a queste difficoltà. La prestazione di Simone Pontisso contro l’Entella è stata monumentale: non solo per il gol su rigore e l’assist, ma per la leadership mostrata in mezzo al campo. “Questi sono stati tre punti ottenuti con la voglia e la rabbia”, ha dichiarato il centrocampista nel post-partita, incarnando perfettamente lo spirito che serve in questo momento.
Anche l’apporto di Cassandro sulla destra è stato determinante, offrendo un’alternativa valida in fase di spinta. Questo dimostra che la rosa, pur con qualche lacuna che andrà colmata a gennaio (un incontrista di rottura farebbe comodo), ha valori importanti. La capacità di adattamento mostrata contro l’Entella, con diversi giocatori andati a segno e una partecipazione corale alla manovra offensiva, è un segnale di salute. Il centrocampo resta il cuore pulsante del gioco di Aquilani, e trovare la giusta alchimia tra i palleggiatori e gli incursori sarà la chiave per svoltare definitivamente la stagione.
Modena, l’esame di maturità
Il calendario non concede tregua e mette subito il Catanzaro di fronte a un esame di maturità durissimo. Lunedì 8 dicembre, le Aquile saranno di scena al “Braglia” contro il Modena, attuale terza forza del campionato con 26 punti. I “canarini” sono una squadra solida, costruita per vincere, con una difesa imperforabile e un attacco cinico. Sarà il test perfetto per capire se la rimonta contro l’Entella è stata un episodio isolato o l’inizio di un nuovo percorso.
Affrontare il Modena in trasferta richiederà una prestazione di livello superiore rispetto a quella vista sabato. Non saranno ammessi cali di tensione o approcci timidi. Servirà il miglior Catanzaro della stagione, capace di unire la grinta del secondo tempo contro l’Entella alla disciplina tattica necessaria per imbrigliare le fonti di gioco emiliane. Un risultato positivo al “Braglia” darebbe un’iniezione di fiducia incredibile in vista del filotto terribile che chiuderà il 2025: dopo Modena arriveranno l’Avellino, il Bari, e il Cesena.
È in questo mese di dicembre che si deciderà gran parte del destino giallorosso. La classifica è corta, le ambizioni sono tante, ma le risposte devono arrivare dal campo. Aquilani ha le idee chiare: “Stiamo continuando il nostro percorso di crescita. Dobbiamo continuare così”. La strada è tracciata, ora serve percorrerla con la testa alta e il cuore caldo, trasformando l’entusiasmo della rimonta in una mentalità vincente e costante. Il Catanzaro ha ritrovato l’anima, ora deve trovare la continuità per farla volare.
