Il calcio, nella sua essenza più crudele e meravigliosa, è uno sport che vive di momenti, di inerzie che cambiano come il vento sullo Ionio. Il Catanzaro chiude con un sospiro di sollievo la quattordicesima giornata di Serie B, superando 3-2 la Virtus Entella al “Nicola Ceravolo” davanti a un pubblico infuocato.
È stata una partita dai due volti, schizofrenica nella sua evoluzione, dove la paura di ricadere negli errori del passato ha rischiato di paralizzare le gambe dei giallorossi, prima che il carattere e la classe dei singoli emergessero prepotentemente nella ripresa. I tre punti, conquistati con una sofferenza che nobilita il risultato ma non cancella le ombre, proiettano la squadra di Alberto Aquilani a quota 19, allontanandola dalle sabbie mobili della zona pericolosa. Se il primo tempo è stato letteralmente “horror” dal punto di vista difensivo, la reazione nella seconda frazione racconta di un gruppo vivo, capace di ribaltare un destino che sembrava già scritto.
Catanzaro-Entella, un inedito ad alta tensione: la trappola ligure
Quella andata in scena al “Ceravolo” è stata una prima volta assoluta. Catanzaro e Virtus Entella non si erano mai incrociate in un campionato ufficiale prima di oggi, rendendo la sfida un inedito storico dai nervi tesissimi. Le premesse, d’altronde, suggerivano cautela. I liguri arrivavano in Calabria forti di un mese senza sconfitte, un ruolino di marcia che aveva ridato ossigeno alla classifica e autostima al gruppo di Chiappella.
Tuttavia, il destino ci ha messo lo zampino ancor prima del fischio d’inizio: la notizia dell’assenza di Andrea Tiritiello, miglior marcatore stagionale dei biancocelesti, costretto al forfait per un problema muscolare, sembrava poter agevolare i piani tattici di Aquilani. Invece, l’approccio alla gara ha raccontato una storia diversa, fatta di timore reverenziale da una parte e aggressività organizzata dall’altra.
Il primo tempo: psicodramma difensivo e fantasmi del passato
I primi 45 minuti sono stati un manuale di ciò che una squadra ambiziosa non dovrebbe fare tra le mura amiche. Il Catanzaro si è presentato in campo contratto, quasi spaventato dalla necessità di vincere a tutti i costi. L’incapacità di imporre il proprio ritmo e di gestire il possesso ha prestato il fianco alla strategia dell’Entella: un pressing alto, uomo su uomo, che ha mandato in tilt la costruzione dal basso dei giallorossi.
Il vantaggio ospite non è tardato ad arrivare, frutto di ingenuità che iniziano a diventare croniche. Al decimo minuto, una trattenuta fin troppo evidente di Brighenti su Russo ha costretto l’arbitro a indicare il dischetto. Dagli undici metri, Franzoni non ha tremato, spiazzando Pigliacelli e gelando il “Ceravolo”.
La reazione nervosa e il blackout del 33′
Colpito a freddo, il Catanzaro ha provato a scuotersi, più con la forza dei nervi che con la lucidità delle idee. La reazione, seppur confusa, ha portato al pareggio al 28′: Simone Pontisso, sempre più faro del centrocampo, ha pennellato un assist perfetto per l’inserimento di Tommaso Cassandro. L’esterno, con un colpo di testa di precisione chirurgica, ha battuto Colombi, illudendo lo stadio che il peggio fosse passato.
Ma i fantasmi, si sa, tornano quando meno te lo aspetti. Appena cinque minuti dopo il pareggio, al 33′, si è materializzato l’incubo già vissuto contro il Pescara. Un’amnesia difensiva collettiva, un posizionamento errato che ha lasciato una prateria a disposizione di Bariti. L’esterno ligure ha avuto il tempo di stoppare, mirare e battere imparabilmente Pigliacelli per il nuovo vantaggio ospite. Un gol che ha fatto rivedere i sorci verdi a tutto l’ambiente, riportando a galla le fragilità di un reparto che, in questa stagione, fatica a ritrovare l’impermeabilità dei giorni migliori.
A tenere a galla il Catanzaro ci ha pensato, ancora una volta, un episodio nel finale di tempo. Al 45′, un contatto in area tra Benali e Favasuli è stato sanzionato dal VAR. Dal dischetto si è presentato nuovamente Pontisso – data l’assenza momentanea di lucidità generale – che con freddezza ha siglato il 2-2, mandando le squadre al riposo su un punteggio di parità forse insperato per quanto visto in campo.
La ripresa: la mossa di Aquilani e il ritorno dello Zar
Negli spogliatoi deve essere successo qualcosa. O forse, più semplicemente, Alberto Aquilani ha toccato le corde giuste e corretto l’assetto tattico. Il tecnico ha avuto il coraggio di cambiare subito, togliendo un Antonini gravato dal cartellino giallo e apparso in difficoltà, per inserire Bettella. Una mossa che ha ridato stabilità alla linea difensiva, permettendo alla squadra di alzare il baricentro.
Il Catanzaro rientrato in campo è apparso trasformato: aggressivo, determinato, corto tra i reparti. La pressione, finalmente efficace, ha schiacciato l’Entella nella propria metà campo.
Il sigillo di Iemmello
Il momento della svolta è arrivato al 58′. Marco D’Alessandro, autore di una prova di sostanza sulla fascia sinistra, ha lavorato un pallone prezioso servendo un assist delizioso al centro dell’area. Lì, dove osano le aquile, si è fatto trovare pronto Pietro Iemmello. Il capitano, lo “Zar”, ha colpito di testa, complice anche un intervento non perfetto del portiere Colombi, facendo esplodere il “Ceravolo” per il 3-2.
È stato il gol della liberazione, la rete che ha cambiato l’inerzia psicologica del match. Iemmello è tornato a essere il leader tecnico ed emotivo della squadra, caricandosi sulle spalle il peso della responsabilità in un momento in cui la palla scottava.
Il Catanzaro avrebbe potuto anche dilagare e chiudere la contesa in anticipo. Pochi minuti dopo il vantaggio, ancora Cassandro si è trovato sui piedi la palla del KO, ma da posizione favorevolissima ha calciato incredibilmente alto, sprecando un’occasione colossale. Un errore che ha tenuto viva l’Entella fino al 90′, costringendo i giallorossi a una gestione della stanchezza e della tensione fino al triplice fischio finale.
Analisi: tre punti d’oro, ma l’allarme suona ancora
Vincere aiuta a vincere, e soprattutto aiuta a lavorare con maggiore serenità. I tre punti conquistati contro l’Entella sono ossigeno puro per la classifica del Catanzaro, che ora guarda al futuro con rinnovato ottimismo. Tuttavia, sarebbe un errore imperdonabile nascondere la polvere sotto il tappeto. Aquilani aveva chiesto una “risposta” dopo il pareggio beffa di Pescara. La risposta c’è stata sul piano del carattere e del risultato, ma il prezzo pagato in termini di rischi corsi è stato altissimo.
Le lacune difensive continuano a essere il vero tallone d’Achille di questa stagione. Le amnesie che si ripetono con preoccupante regolarità, come quella che ha portato al gol di Bariti, non possono diventare una costante per una squadra che ambisce a consolidarsi nella parte sinistra della classifica. I due gol “regalati” all’Entella nel primo tempo sono un campanello d’allarme che lo staff tecnico dovrà analizzare a fondo.
Dall’altra parte della barricata, la Virtus Entella torna in Liguria con la bocca amara. La prestazione offerta dagli uomini di Chiappella, soprattutto nella prima frazione, avrebbe meritato miglior sorte. I biancocelesti hanno mostrato organizzazione e identità, sopperendo con il gioco all’assenza del loro bomber Tiritiello. Tuttavia, il cinismo è una dote che in Serie B fa tutta la differenza del mondo. Non aver capitalizzato il momento di sbandamento del Catanzaro e non aver saputo gestire il vantaggio trasforma questa trasferta in un’occasione persa che complica i piani salvezza.
Il Catanzaro porta a casa l’intera posta in palio, dimostrando di avere un cuore grande e individualità capaci di risolvere le partite anche nelle giornate più complicate. Ma per competere davvero ad alti livelli, serve ritrovare quella solidità granitica che è stata il marchio di fabbrica del recente passato. Aquilani lo sa: da domani si torna a lavorare, perché il talento vince le partite, ma è la difesa che vince i campionati.
