lunedì 26 Gennaio 2026

Catanzaro, l’unione fa la forza: lo scatto social svela l’anima dello spogliatoio

La vittoria contro la Virtus Entella, arrivata al termine di una gara schizofrenica e vibrante, ha consegnato alla classifica tre punti di platino e all’ambiente una rinnovata consapevolezza. Ma c’è un dettaglio, apparentemente marginale, che racconta molto più di qualsiasi analisi tattica o statistica avanzata: è una “storia” effimera apparsa su Instagram, pubblicata dal terzino Ruggero Frosinini.

In quello scatto, realizzato nel ventre del “Nicola Ceravolo” subito dopo il fischio finale, non c’è solo l’esultanza per un successo sofferto; c’è la radiografia di un gruppo che, tra mille difficoltà e critiche, ha saputo cementarsi diventando una famiglia. Nell’immagine si vedono sorrisi, abbracci e, soprattutto, la presenza di chi in campo non c’era per infortunio, come Bruno Verrengia e Patrick Nuamah. È la prova visiva che Alberto Aquilani, oltre a lavorare su diagonali e pressing, ha costruito qualcosa di invisibile ma fondamentale: un’identità collettiva capace di resistere alle tempeste.

Catanzaro oltre il campo: l’analisi di una foto simbolo

Nel calcio moderno, spesso asettico e dominato dall’individualismo sfrenato, le dinamiche di spogliatoio restano l’ultimo vero santuario inviolabile. Tuttavia, grazie ai social network, talvolta si aprono piccoli spiragli che permettono di scrutare l’umore reale di una squadra. La foto postata da Frosinini è un manifesto programmatico. In basso, circondato dai compagni, spicca Tommaso Cassandro, l’uomo del rientro lampo e del gol che ha riaperto la contesa nel primo tempo. Il suo sorriso è quello di chi si è sentito aspettato e protetto dai compagni durante la convalescenza.

Attorno a lui, una “guardia pretoriana” composta dalla linea verde e dalle seconde linee che scalpitano: si riconoscono chiaramente i volti di Alphadjo Cisse, Mattia Liberali, Fabio Rispoli, Ervin Bashi e Gabriele Alesi, oltre ovviamente all’autore dello scatto, Frosinini. Non stiamo parlando dei “senatori” indiscussi come Iemmello o Brighenti, ma di quel sottobosco vitale di giovani e gregari che in una stagione lunga 38 partite fanno la differenza tra un campionato anonimo e uno di vertice.

Vederli così compatti, sorridenti e partecipi dopo una vittoria in cui non tutti sono stati protagonisti sul prato verde, è il segnale più rassicurante che la dirigenza potesse ricevere. Ricorda, per certi versi, l’atmosfera magica della stagione dei record 2022/23, quando ogni elemento della rosa, dal bomber principe all’ultimo dei panchinari, remava nella stessa direzione con una ferocia agonistica che annichiliva gli avversari.

Gli “invisibili” presenti: il segnale di Verrengia e Nuamah

Il dettaglio che eleva questa foto da semplice ricordo post-partita a documento giornalistico di rilievo è la presenza degli indisponibili. Nello scatto compaiono Bruno Verrengia e Patrick Nuamah, entrambi fermi ai box per problemi fisici eppure presenti nello spogliatoio, vestiti in abiti civili ma perfettamente integrati nel clima di festa.

In molte realtà di Serie B, chi è infortunato tende a isolarsi, a vivere la partita come un corpo estraneo, talvolta lasciando lo stadio prima del fischio finale per evitare il traffico. A Catanzaro, evidentemente, vige una regola diversa. Verrengia, difensore duttile che quest’anno ha dovuto mordere il freno, e Nuamah, giovane promessa arrivata in prestito dal Sassuolo, hanno scelto di vivere la sofferenza della partita allo stadio e la gioia della vittoria fianco a fianco con i compagni sudati e stremati.

Questa partecipazione emotiva è un “asset” intangibile. Significa che quando questi giocatori rientreranno nelle rotazioni di Aquilani, non avranno bisogno di tempo per reinserirsi mentalmente nel gruppo, perché non ne sono mai usciti. È la vittoria della gestione umana del tecnico romano, che ha sempre sottolineato l’importanza di far sentire tutti titolari. Vedere Nuamah sorridere insieme a Cisse e Rispoli racconta di una “next gen” giallorossa che sta crescendo non solo tecnicamente, ma anche nel senso di appartenenza a una maglia che pesa e pretende rispetto.

La “Meglio Gioventù” del Catanzaro e il patto per la salvezza (e oltre)

Analizzando i soggetti ritratti da Frosinini, emerge un altro dato significativo: l’età media. La foto ritrae la “Green Line” del Catanzaro. C’è Mattia Liberali, talento cristallino arrivato con grandi aspettative; c’è Ervin Bashi, difensore strutturato che attende il suo momento; c’è Gabriele Alesi, funambolo che sta trovando continuità; e c’è Alphadjo Cisse, che ha la capacità di spaccare le partite con le sue qualità.

Questi ragazzi rappresentano il futuro patrimoniale del club, ma sono anche il presente tecnico. Aquilani sa che per reggere l’urto di un campionato logorante come la Serie B non può spremere sempre i soliti noti. La freschezza atletica e la sfrontatezza di elementi come Fabio Rispoli e Frosinini saranno decisive nei turni infrasettimanali e nei campi pesanti invernali.

Il fatto che facciano gruppo a sé, ma all’interno dello spogliatoio comune, suggerisce la creazione di un nucleo giovane e ambizioso che spinge da dietro, alzando l’asticella della competizione durante gli allenamenti settimanali. Non c’è invidia verso chi gioca (come Cassandro, al centro della foto), ma celebrazione del compagno. È un cambio di paradigma rispetto a spogliatoi spaccati da gelosie interne che spesso abbiamo raccontato in altre piazze del sud. Qui si respira un’aria diversa, un’aria che sa di progetto tecnico condiviso e di unità d’intenti.

Dal “virtuale” al reale: l’impatto sul campo

Tutto questo si traduce in punti? Assolutamente sì. La rimonta contro l’Entella, da 1-2 a 3-2, non è figlia solo della tattica o del colpo di testa di Iemmello. È figlia di una squadra che non si disunisce alle prime difficoltà. Quando Aquilani dice che “i ragazzi non mollano mai”, si riferisce esattamente a questo spirito. Se lo spogliatoio fosse stato una polveriera o un insieme di solisti, al gol del 2-1 di Bariti la squadra si sarebbe sciolta come neve al sole.

Invece, la reazione nervosa è stata veemente. E chi entra dalla panchina, come Bettella nel secondo tempo, lo fa con la “cattiveria” giusta perché sa di avere alle spalle un collettivo che non accetta passi falsi per mancanza di impegno. La foto di Frosinini è la punta dell’iceberg di un lavoro psicologico profondo.

Il Catanzaro di oggi, posizionato in una zona di classifica “che finalmente ci piace” (cit. Aquilani), è una creatura ibrida: possiede l’esperienza dei reduci della promozione (Iemmello, Pontisso, Brighenti) e l’entusiasmo contagioso di questi ragazzi immortalati su Instagram. È un mix potenzialmente esplosivo. Se i senatori garantiscono la gestione dei momenti caldi, sono i giovani come Cassandro, Frosinini e Cisse a garantire quella “gamba” e quella “fame” necessarie per ribaltare le partite bloccate.

Quella “Story” sparirà dai social dopo 24 ore, come impone l’algoritmo, ma il messaggio che ha lanciato deve rimanere impresso nella mente dei tifosi e degli addetti ai lavori. Il Catanzaro ha trovato la sua arma segreta: non è un modulo, non è uno schema su palla inattiva, ma è la coesione di un gruppo che ride, soffre e vince insieme. E in Serie B, questa è la risorsa più preziosa di tutte.

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