lunedì 26 Gennaio 2026

Catanzaro, tre firme d’oro: Iemmello, Petriccione e Pigliacelli rinnovano fino al 2027

La notizia è di quelle che scaldano il cuore e mettono ordine ai pensieri di un gruppo: Pietro IemmelloJacopo Petriccione e Mirko Pigliacelli hanno prolungato con l’US Catanzaro 1929 fino a giugno 2027. Non è solo continuità tecnica: è identità che si rinnova, spine dorsali che restano al loro posto, un messaggio chiaro allo spogliatoio e al campionato. Il club lo ha ufficializzato con una nota, blindando tre riferimenti che, per carisma e rendimento, sono già colonne dei giallorossi.

Sul tavolo ci sono i fatti. Iemmello, il capitano, è il volto e la voce del progetto: gol, leadership, il modo in cui tiene unita la squadra nei momenti storti e la illumina quando c’è da andare a colpire. Petriccione è la bussola: recuperi, primo passaggio pulito, tempi di gioco. Pigliacelli, dietro, è presenza e personalità: guida la linea, alza la voce quando serve e abbassa la saracinesca quando il vento gira. Tre ruoli diversi, un filo comune: restano a Catanzaro nel pieno della maturità, con ancora benzina, fame e obiettivi.

Il valore sportivo: continuità, gerarchie chiare e un’ossatura affidabile

Parliamo di campo, perché è lì che i contratti diventano sostanza. Con Iemmello il Catanzaro ha un nove che sa fare due mestieri: rifinire tra le linee e occupare l’area come sanno fare i centravanti veri. Negli ultimi due anni lo avete visto abbassare il raggio d’azione per legare la manovra, salvo poi materializzarsi sul secondo palo o sul dischetto del rigore d’aria per la zampata. È questione di letture, di esperienza, di fiuto. E i numeri raccontano che il feeling con i Tre Colli non è un dettaglio: il bottino in giallorosso è abbondantemente oltre quota 70 reti complessive, a fotografare un impatto che lo ha riportato al centro del suo mondo.  

Con Petriccione rimane in regia un profilo che in Serie B pesa: sa schermare, accorciare, raddoppiare, ma soprattutto dà ordine. È il primo passaggio che accende le mezzali, è il corridoio verticale che trova la punta, è l’alzata di testa per leggere dove andare a pressare e dove, invece, congelare. Le sue presenze in giallorosso superano la cinquantina complessiva tra campionato e coppe, segno di affidabilità e centralità nel progetto sportivo.  

Pigliacelli, infine, è un portiere “moderno” nel senso pratico del termine: para, imposta, comanda. Dalla gestione del piede ai lanci che saltano una linea, dal coraggio nelle uscite alla postura tra i pali, ha portato al “Ceravolo” una doppia cifra di clean sheet nella passata annata e una serenità che si riflette sulla difesa. Il tutto in un ruolo dove la voce conta quanto la mano di richiamo.

Lo spogliatoio: identità, esempio e “standard” quotidiani

Rinnovare il capitano, il regista e il portiere non è solo una scelta tecnica, è una scelta culturale. In allenamento fissano lo standard: intensità, tempi di gioco, attenzione ai dettagli. In partita indicano la strada quando la gara si sporca. Nei giorni in cui i più giovani – e quest’anno ce ne sono – devono capire la grammatica di questa maglia, sono loro a tradurre il vocabolario del Catanzaro: rispetto, lavoro, coraggio palla a terra, fame sulle seconde palle.

Questa è l’eredità più grande dei tre rinnovi: la trasmissione di un modo di stare in campo e nello spogliatoio. Se vuoi far crescere i ragazzi, devi affiancarli a chi sa tenere il ritmo del professionismo: dall’alimentazione al recupero, dal pre-partita al post, dalle parole giuste nell’intervallo a quelle ancora più giuste il lunedì, quando si rivedono le immagini e si costruisce la settimana.

Lettura economica e strategica: stabilità e valorizzazione

C’è anche un tema di gestione del valore. Il rinnovo fino al 2027 significa presidiare un capitale tecnico ed economico: chiave per programmare mercato e bilancio, ma anche per dare ad Alberto Aquilani un telaio su cui modulare gli innesti. La tenuta competitiva passa da qui: ridurre le rivoluzioni estive, alzare un pezzo alla volta la qualità media, preservare l’anima.

Visto da fuori, il segnale verso la Serie B è nitido: il Catanzaro non fa collezione di nomi, ma costruisce traiettorie. Dalla porta all’area piccola, dal centro del campo all’ultimo sedici metri. È un passo coerente con la linea seguita dal club negli ultimi anni: investire sul gruppo, scegliere profili funzionali, proteggere i leader. E, non ultimo, parlare al pubblico: rinnovare chi veste questa maglia con efficacia e attaccamento è un modo diretto per alimentare identità e stadio.


Il punto, al bar dello sport

Mettiamola così: puoi cambiare gli esterni, provare varianti tra linea a quattro e a cinque, spostare il dieci dieci metri indietro o avanti. Ma se capitano, regista e portiere sono quelli giusti, parti sempre 1–0. Perché il resto lo costruisci: automatismi, catene, distanze. L’anima, invece, o ce l’hai o non ce l’hai. E queste tre firme dicono che Catanzaro l’anima se la tiene stretta.

Adesso la palla, in tutti i sensi, passa al campo. Il calendario non aspetta e le partite non le vincono i comunicati, ma entrare in un autunno lungo con tre colonne ben piantate è un privilegio che non tutte hanno. Il “Ceravolo” lo sa, e il rumore che fa quando chiama i suoi non ha bisogno di spiegazioni.

La sintesi? Programmazione, identità, ambizione. Il resto è una palla che arriva in area: Pietro l’ha vista mille volte, Jacopo sa come fargliela arrivare, Mirko sa come proteggerla quando serve. Fino al 2027. E oltre.

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