Sergio Dragone: “Il Catanzaro, ‘serbatoio azzurro'”

In un calcio italiano con club “resto del mondo” come Como e Venezia

Una doverosa premessa. I calciatori stranieri servono e come, fanno parte della storia dei nostri club, contribuiscono ad uno scambio di esperienze fondamentale nell’era della globalizzazione. Cosa sarebbe stata la grande Inter di Moratti ed Herrera senza Jair, Suarez e Peirò ? E la Roma del secondo scudetto senza Paulo Roberto Falcao e quella del terzo senza Batistuta? E il Napoli senza Maradona? Il Milan di Sacchi senza i tre “tulipani” Gullit, Rijkaard e Van Basten? L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

La terza eliminazione di fila dell’Italia dalla fase finale dei mondiali ha però posto una questione che ritengo non infondata: la strabordante presenza di stranieri nelle nostre formazioni professionistiche sta tarpando le ali alle nuove leve di casa nostra che hanno sempre minori spazi per crescere e maturare. Producendo così un livellamento in basso del tasso tecnico delle rappresentative.

Cito solo due esempi, entrambi eclatanti. Il Como rivelazione della serie A, nell’ultima gara contro il Pisa, ha schierato undici stranieri: due spagnoli, due argentini, due francesi, un belga, un brasiliano, un tedesco, un greco e un senegalese. Nel corso della gara sono subentrati un croato, un francese, uno spagnolo e un tedesco. Nessun italiano.

Il Venezia capolista della serie B – e ormai vicino alla promozione in A – nell’ultima gara contro il Monza ha schierato nove stranieri – un serbo, un belga, un austriaco, un croato, un francese, uno spagnolo, un americano, un ecuadoriano e un surinamese – e solo due italiani. Nella rosa veneziana figurano anche un irakeno, un islandese, un norvegese.

Da questi due club non è venuto alcun contributo alle nazionali azzurre, se si considera che il veneziano Doumbia, l’unico ad essere stato convocato nel 2025, è uscito dal giro delle selezioni per questioni di età.

Ma c’è un esempio positivo che deve fare riflettere e che fa sperare in un futuro diverso. E’ il nostro Catanzaro che in questa straordinaria stagione si è rivelato un vero e proprio “serbatoio azzurro”, avendo fornito ben cinque giocatori alle varie nazionali: Mattia Liberali all’under 19, Patrick Nuamah e Fabio Rispoli all’under 20, Costantino Favasuli e Alphadio Cisse all’under 21. L’augurio è che possano fare parte del nuovo ciclo della nazionale maggiore che dovrà portarci agli Europei di Gran Bretagna 2028 e ai mondiali del 2030 in Spagna, Portogallo e Marocco.

Il Catanzaro “made in Italy” deve riempire d’orgoglio il presidente Floriano Noto e il popolo giallorosso, ma deve anche indicare una strada allo smarrito e balbettante calcio italiano che ha incassato l’ennesima umiliazione: più investimenti sui settori giovanili, più spazio in formazione ai nostri ragazzi, senza rinunciare all’apporto dei calciatori stranieri, evitando con un regolamento equilibrato che i club possano schierare squadre “resto del mondo”.

SERGIO DRAGONE

Articoli correlati

Ultimi articoli