Cesena-Catanzaro, la sindrome di Dr. Jekyll e Mr. Hyde: il pensiero di Antonio Ludovico

La classica partita dei due volti, una trasposizione calcistica di Dr Jekill e Mister Hide applicata su un terreno di gioco. Ed infatti, ad un primo tempo da applausi, con un possesso palla costante, triangolazioni precise, azioni di ottima fattura, una rete (di Liberali) da antologia, seguiva un secondo tempo incomprensibile.

Incomprensibile perché gli uomini di Aquilani lasciavano cuore e gambe negli spogliatoi, incomprensibile perché concedevano terreno ai padroni di casa, incomprensibile perché – a mio sommesso avviso- non si può fare a meno di uno come Petriccione. Notte fonda scesa dunque sul Dino Manuzzi, buio pesto per gli atleti calabresi che non riuscivano- come se fossero mossi da una sincope di immobilismo- ad imbastire un’azione degna di nota. Regali a profusione per gli uomini in maglia bianca che bucavano Pigliacelli in tre occasioni (con un’altra rete annullata dal Var), e dimostrando di non rubare nulla.

Questo è il bello e il brutto del calcio, mai fidarsi di un avversario che sembra tramortito, ma ancora vivo e vegeto, mai cullarsi sugli allori. Gambe pesanti e fiato corto protagonisti in negativo di un secondo tempo che dovrà far riflettere, che andrà analizzato con la dovuta calma e fermezza, che servirà per un doveroso bagno d’umiltà.

Questa la cronaca scarna di una partita che prometteva ben altro, ma che ha avuto un epilogo troppo amaro per essere vero. Amaro anche perché condito dall’espulsione di Nuamah e dal giallo del capitano diffidato. Si ritorna a casa col broncio, ma con la convinzione che ci si rialzerà al più presto. Forza giallorossi.

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