lunedì 26 Gennaio 2026

Ciro Polito a 11 in Campo: «Siamo giovani, serve pazienza»

Il rumore della piastra allo stadio si spegne, resta il brusio del lunedì sera. E lì, davanti alle telecamere, Ciro Polito mette ordine al momento: tre pareggi, qualche mugugno, una strada tracciata. Le sue parole — riportate da LaCNews24.it — sono il classico richiamo alla realtà: gruppo rinnovato, età media più bassa per scelta del club, tempo necessario per incastrare i pezzi. Non uno schermo, ma un’assunzione di responsabilità. La squadra ha iniziato con il freno a mano? Sì. Ma il disegno non cambia.

Ciro Polito e la “pareggite”: cosa c’è dietro

Il Catanzaro ha cominciato la Serie B con tre X consecutive. Non è una novità assoluta: la memoria recente racconta partenze di studio, poi corse lunghe. Questa volta, però, c’è una differenza netta: diciannove volti nuovi in estate, un allenatore dall’idea chiara di gioco posizionale, un’asticella che resta alta. Polito lo dice con onestà: l’avvio può essere “un po’ difficile”, soprattutto quando metti insieme esordienti di categoria e profili che devono parlarsi nello stesso sistema.

Dentro le prime tre uscite si leggono due squadre. Nei primi 45 minuti, quella contratta, che trova poco il corridoio tra le linee e fatica a recuperare alto; nell’ultimo quarto d’ora, quella che alza baricentro e ritmo, come raccontiamo nella nostra analisi sugli “ultimi 20’” (leggi: Catanzaro, perché parte tardi e finisce forte). Polito insiste proprio lì: “ci confronteremo con il mister”, perché il piano è definito ma servono distanze più corte e un atteggiamento più propositivo in casa.

Al Ceravolo, la pareggite pesa perché la gente sente l’inerzia pronta a girare e pretende il colpo prima del 90’. Il DS la mette giù semplice: identità di gioco non negoziabile, ma con più cattiveria nei momenti che contano. Non c’è smentita al progetto, semmai la richiesta di accelerare l’apprendimento.

Polito Catanzaro, progetto giovani e plusvalenze

Qui entra la parte politica del calcio. Non significa solo risultati della domenica: per Polito significa un mandato preciso. Lo ribadisce in trasmissione e lo aveva spiegato due settimane fa in conferenza: abbassare l’età media e generare plusvalenze. Non è un esercizio di stile, è la struttura economica di una società che vuole restare competitiva e sostenibile. Rimandiamo a quel passaggio per chi ama guardare sotto il cofano: la nostra ricostruzione della conferenza di fine mercato.

Tradotto in campo, vuol dire privilegiare letture e minutaggi di chi deve crescere con la maglia addosso. È normale che, nel breve, si paghino tolleranze d’errore più alte. È altrettanto vero che i margini di valorizzazione sono importanti, soprattutto in reparti dove la concorrenza interna spinge la qualità dell’allenamento. Per questo il DS parla di “passo dopo passo”: evitare illusioni, consolidare lo zoccolo duro, far diventare la giovinezza un vantaggio atletico e di intensità.

Il campo, subito

Nell’immediato, le parole di Ciro Polito aprono due cantieri. Il primo è mentale: trasferire a un gruppo nuovo la responsabilità di dominare in casa, pretendendo quell’affondo che finora è rimasto nel cassetto. Il secondo è tecnico: uscita pulita e riaggressione immediata dopo palla persa, così da comprimere l’avversario e aumentare seconde palle e rifiniture centrali. Sono le stesse corde che Aquilani tocca in settimana. E sono il punto in cui DS e allenatore si incontrano: identità comune, modi differenti di stimolarla.

Verso la prossima: cosa si chiede adesso

Dopo tre pareggi il rischio è leggere il bicchiere a metà. Ciro Polito lo capovolge: sottolinea i “pro” — la squadra prova sempre a giocare — e ammette i “contro” — i due pari casalinghi che bruciano. Il messaggio è calibrato per lo spogliatoio: fiducia pubblica all’allenatore, stimolo privato sui dettagli che mancano. Alla piazza chiede pazienza, non come parola generica ma come tempo utile a far respirare un gruppo che ha bisogno di partite per diventare squadra.

E qui c’è l’altra faccia della “pareggite”. In un torneo lungo, partire senza sconfitte non è un male se lo usi come base per lo scatto. La timeline ideale è chiara: chiudere presto il conto con il primo successo, ripulire le abitudini (pressione orientata meglio sugli esterni avversari, mezzali più aggressive in attacco area), mettere in vetrina quei giovani che ti spingono oggi e ti finanziano domani. È il patto non scritto tra società e tifosi: crescere senza snaturarsi.


A fine serata resta una frase: siamo “una squadra giovane”. Detta così può sembrare un alibi. Nelle intenzioni di Ciro Polito è una promessa misurabile: trasformare l’età media in energia e valore. Tocca al campo darle sostanza. E ai tifosi, come sempre, mettere voce nei momenti in cui la partita sembra sfuggire. Perché la pazienza non è attesa passiva: è fiducia attiva, soprattutto quando la spinta deve arrivare prima del 60’.

Articoli correlati

Ultimi articoli