L’eliminazione della nazionale italiana nella finale play off per l’accesso ai mondiali, ha rappresentato uno dei punti più bassi del calcio nostrano. Sconfitte che non nascono solo sul campo ma, soprattutto, in un sistema calcio che ha bisogno di riforme strutturali importanti. Il sistema “Gravina” ha fallito.
Un fallimento totale che nasce dal settore giovanile, passa per le strutture e finisce alle prime squadre. Come spesso capita quando si tocca il baratro, poi può arrivare la rinascita a patto che si voglia cambiare, facendo un passo indietro e lasciando fare a gente competente. Per la serie, lasciare la poltrona per dignità. Missione impossibile? Assolutamente no? Magari provando a guardare in casa nostra.
Proprio così, perché non prendere ad esempio il modello Catanzaro. Una piccola realtà che, da anni, da spettacolo sul campo in tutta Italia, con una organizzazione interna che cresce mese dopo mese. Un progetto fondato su un mix di veterani e giovani. Ragazzi tra i 18 ed 21 anni che sono davvero forti, con valori tecnici e soprattutto umani. Favasuli, Cisse, Liberali, Nuamah, Rispoli, Alesi, giocano in serie B perché sono forti, perché hanno saputo aspettare il proprio momento con educazione e pazienza, perché non hanno procuratori che spingono per farli giocare a tutti i costi, perché non sono raccomandati.
E soprattutto sono italiani. Elemento fondamentale per fare crescere i vivai. Su molti di questi ragazzi, il Catanzaro ha investito e, tra mesi o pochi anni, avrà non solo un rendiconto sportivo ma anche economico. Guardare in casa Catanzaro anche per lo sviluppo del settore giovanile. Mettere gente competente al posto giusto. Paolo Morganti e Massimo Bava sono due eccellenze nella gestione e nella ricerca dei giovani. Investimenti su giovani locali, forti e con spirito di attaccamento alla maglia. Crescerli e formarli con allenatori di qualità. Lasciare libertà ai giovani di esprimersi senza troppa tattica.
Altro elemento da fare crescere in Italia, è quello delle strutture. La vita di un club, dalla categoria pulcini alla prima squadra, deve essere gestito in un unico ambiente. I giovani devono sentirsi calciatori a 360 gradi. Ed anche qui, la dirigenza giallorossa ha avuto un occhio lungo, gettando le basi per il nuovo centro sportivo che nascerà nei prossimi anni. Un qualcosa di inimmaginabile prima dell’arrivo della famiglia Noto.
Ed allora la riforma del calcio italiano è possibile se si vuole realmente farla. Al posto di comando gente competente che ha vissuto in prima persona i campi da calcio. Un Roberto Baggio ad esempio. Non c’è bisogno di andare a copiare nulla, i modelli efficenti esistono anche in Italia. Basta guardare a Catanzaro.
