Nel cuore del calcio che conta, dove i valori superano i risultati e i legami resistono al passare del tempo, si è scritto oggi un nuovo capitolo della straordinaria storia d’amore tra Andrea Fulignati e il Catanzaro. Al termine della partita al Carlo Castellani di Empoli, mentre i compagni di squadra si dirigevano verso gli spogliatoi, il portiere toscano ha compiuto un gesto che va ben oltre la routine del calcio moderno: si è avvicinato al settore ospiti, ha applaudito i tifosi giallorossi e con la mano sul cuore ha rinnovato quel patto emotivo nato durante la sua permanenza in Calabria. Una scena che riecheggia quella già vissuta lo scorso anno a Cremona, quando con la maglia della Cremonese aveva manifestato lo stesso affetto viscerale verso la piazza calabrese.
Il contesto rendeva il gesto ancora più significativo: pochi minuti prima Fulignati aveva contribuito alla vittoria della sua attuale squadra, mantenendo la porta inviolata e regalando tre punti fondamentali all’Empoli nella corsa salvezza. Eppure, il richiamo del cuore è stato più forte delle logiche di campionato, più persistente degli obblighi professionali. Quella mano sul petto, quell’applauso rivolto verso la curva che un tempo lo osannava, rappresentano l’ennesima conferma di come alcuni legami nel calcio resistano al cambio di maglia, alle diverse appartenenze, al semplice scorrere del tempo.
Un legame che viene da lontano
La storia tra Fulignati e il Catanzaro affonda le radici nella stagione 2022-23, quando il portiere empolese approdò in Calabria senza immaginare che quell’esperienza avrebbe segnato profondamente la sua carriera e la sua vita. In due stagioni al Ceravolo, Fulignati è diventato ben più di un semplice estremo difensore: con 80 presenze di altissimo livello è stato protagonista assoluto prima della promozione dalla Serie C alla Serie B nel 2023, poi delle straordinarie semifinali playoff della stagione successiva. Numeri importanti, che però non raccontano completamente l’affiatamento creatosi con la piazza, i compagni e soprattutto con quella tifoseria che oggi ha voluto omaggiare nonostante le circostanze.
Il precedente di Cremona dello scorso anno aveva già dimostrato la profondità di questo legame. Dopo la sconfitta per 4-0 del Catanzaro allo Zini, Fulignati – all’epoca portiere della Cremonese – non aveva festeggiato con i compagni la vittoria che avrebbe poi portato alla promozione in Serie A. Aveva invece atteso, commosso, sotto la curva ospiti, asciugandosi le lacrime mentre i tifosi giallorossi lo acclama-vano nonostante la sconfitta. Testimoni raccontano che in quel momento abbia pronunciato la frase: “Guarda quanto sono belli… quante volte hanno fatto così quando c’ero io”, prima di portare la mano al cuore in un gesto diventato immediatamente simbolo di un affetto che travalica le semplici dinamiche sportive.
Il valore di un gesto
Nel calcio moderno, sempre più business e sempre meno emozioni, il comportamento di Fulignati rappresenta una rara perla di autenticità. Il portiere, nato a Empoli in una famiglia di estremi difensori – sia il padre Stefano che il nonno Sergio hanno indossato i guanti – ha dimostrato come il concetto di “casa” nel calcio possa essere poliedrico e sfaccettato. Tornato nella sua città natale per la stagione 2025-26, alla presentazione aveva dichiarato: “Qui sono a casa” e “Sono convinto che potrebbe essere un anno positivo”. Eppure, il gesto di oggi dimostra che il suo cuore batte anche per Catanzaro, dove ha trovato non solo la redenzione professionale ma soprattutto un’affinità umana che evidentemente resiste al passare del tempo.
I legami tessuti in Calabria rimangono solidi, come dimostra l’amicizia con Pietro Iemmello – testimoniate da recenti foto insieme a Roma – e il ricordo indelebile che l’intera famiglia Fulignati conserva dell’esperienza calabrese. Il padre Stefano, in un’intervista televisiva dopo la promozione in Serie A con la Cremonese, aveva confessato: “A Catanzaro ci è rimasto il cuore”, rivelando come nel suo negozio di Montelupo Fiorentino continui a esporre i colori giallorossi e come spesso i tifosi del Catanzaro in transito si fermino per salutare la famiglia.
Oltre il risultato sportivo
La lezione di oggi va ben oltre l’esito della partita o la classifica della Serie B. Fulignati ha dimostrato che è possibile conciliare professionalità e sentimenti, rispetto per la squadra attuale e affetto per quelle passate. Il suo gesto parla di un calcio che forse esiste ancora, fatto non solo di contratti e trasferimenti, ma di storie umane che si intrecciano e resistono nonostante tutto. Un calcio dove un portiere può mantenere la porta inviolata e poi applaudire i tifosi avversari, perché alcuni legami sono più forti delle semplici appartenenze calcistiche.
Quella mano sul cuore oggi a Empoli non è stata solo un omaggio alla passione dei tifosi giallorossi, ma un riconoscimento a quello che il Catanzaro rappresenta per molti calciatori: non una semplice tappa di carriera, ma un’esperienza di vita che marca profondamente. Come ebbe a dire lo stesso Fulignati quando lasciò la Calabria: “Da oggi il Catanzaro avrà un tifoso in più”. Oggi, sotto il settore ospiti del Castellani, ha dimostrato che quelle non erano parole di circostanza, ma la genuina espressione di un legame che il tempo non ha scalfito.
