La prevenzione non può vivere solo sull’onda emotiva delle tragedie sportive. È questo il messaggio forte e chiaro lanciato dal Dottor Giuseppe Colangelo, stimato cardiologo di origini calabresi, durante la sua recente intervista ai microfoni di Radio Alfa. Un intervento denso di passione civile e rigore medico, mirato a scuotere l’opinione pubblica sul tema vitale della cardioprotezione.
L’attenzione intermittente e la “democrazia” dell’arresto cardiaco
Il Dottor Colangelo ha aperto il suo intervento puntando il dito contro l’attenzione mediatica “intermittente” che si riserva all’arresto cardiocircolatorio. Spesso se ne parla solo quando colpisce personaggi famosi, come nei casi recenti del calciatore Bove, o quelli passati di Eriksen e Piermario Morosini, per poi tornare rapidamente nel dimenticatoio.
“Purtroppo l’arresto cardiaco improvviso è un evento naturale altamente democratico, può colpire chiunque,” ha ricordato il cardiologo. “Ogni giorno colpisce questo evento e se ne parla poco. Ecco perché è importante stressare il concetto della prevenzione.”
Il ruolo vitale del mondo “laico” e il numero 118
Per Colangelo, che vanta una lunga esperienza nell’emergenza territoriale del 118 in Veneto, il “tempo è miocardio, il tempo è vita”. Ma la differenza, nei primissimi minuti, non la fanno i medici, bensì i cittadini comuni. Per questo è fondamentale abbattere la paura.
Il primo passo? Chiamare correttamente i soccorsi. Il medico ha sottolineato l’importanza di comporre il 118 (o il 112, dove già attivo il numero unico europeo), spiegando un dettaglio non trascurabile: “1-1-8 è più facilmente memorizzabile, anche da un bambino, rispetto a dire ‘centodiciotto’. Si risparmia tempo prezioso” ha spiegato, invitando chi soccorre a mantenere la lucidità per descrivere accuratamente la scena agli operatori senza usare termini inappropriati (es. “sembra morta”), ma parlando di “persona priva di coscienza”.
Il defibrillatore: un’arma che salva la vita
Portando con sé in studio un defibrillatore appena consegnato, il Dottor Colangelo ha voluto lanciare un messaggio rassicurante: “Il defibrillatore è un’arma che non uccide, è un’arma che salva una vita. Può resuscitare la persona e non condannarla a morte certa”. Un appello alla familiarizzazione con questo strumento che deve viaggiare di pari passo con la diffusione delle manovre di Rianimazione Cardiopolmonare (RCP) e disostruzione, citando anche il caso di un nonno che, grazie ai suoi consigli sui social (dove il medico è molto attivo per divulgazione), è riuscito a salvare il nipotino dal soffocamento.
“Vite in Salvo”: il fumetto per i più piccoli
Ma il progetto di cui il cardiologo va più fiero ha un target speciale: i bambini. Ispirato dal figlioletto Nicolò di due anni e mezzo, che ha provato a emulare il papà simulando un massaggio cardiaco su un manichino didattico, Colangelo ha creato “Vite in Salvo – Impara a intervenire”.
Si tratta di un libricino a fumetti pensato per sensibilizzare i più giovani. “I più piccoli ci emulano,” ha spiegato l’autore. “Questo fumetto serve a creare generazioni più consapevoli, per non renderli paurosi o timorosi nei confronti di uno strumento salvavita.” Tra i protagonisti del fumetto spicca Defibrider, un motociclista – alter ego dello stesso medico, noto per viaggiare in moto sempre provvisto di defibrillatore – che gira il mondo per cardioproteggerlo.
Il Dottor Colangelo ha tenuto a precisare la natura totalmente gratuita e sociale del progetto: “Non è un progetto commerciale, non si vende e non si compra. Chiunque può scaricarlo e stamparne quante copie vuole. L’importante è rendere virale questo messaggio.”
I prossimi appuntamenti: da Vietri alla Calabria
L’impegno del Dottor Colangelo non si ferma agli studi radiofonici. L’obiettivo, come ama ripetere, è “defibrillare le coscienze” di cittadini e amministratori, indipendentemente dal colore politico. Nei prossimi giorni sarà a Vietri sul Mare per l’avvio di un progetto di cardioprotezione in Costiera Amalfitana, un’area ad altissima densità turistica dove la presenza di DAE è fondamentale. Successivamente, l’impegno si sposterà nella sua terra natia, la Calabria. A Lamezia Terme, con l’associazione Calabria Cardioprotetta di cui è presidente onorario, organizzerà “aperitivi cardioprotetti” e “flash mob” per strada, simulando arresti cardiaci per insegnare ai passanti come intervenire.
Perché la cardioprotezione, per usare le sue parole, è una responsabilità condivisa. Ed è tempo che tutti inizino a fare la propria parte.
