domenica 25 Gennaio 2026

Il dramma dell’arresto cardiaco improvviso: il monito del Dott. Giuseppe Colangelo

Il Dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo lametino, interviene con una riflessione potente e necessaria sull’emergenza sanitaria in Italia, focalizzando l’attenzione sull’arresto cardiaco improvviso (ACI).

Partendo dalle tragedie che hanno scosso il mondo dello sport e la cronaca, il Dottor Colangelo analizza il problema da un punto di vista clinico, sociale e morale. Il suo è un atto d’accusa contro i silenzi istituzionali e, contemporaneamente, un appello accorato alla responsabilità civica. Di seguito, l’analisi del cardiologo sulla necessità di una “rivoluzione” che trasformi la prevenzione da lusso a diritto in ogni contesto della nostra vita.

L’arresto cardiaco improvviso non conosce confini né contesti: colpisce chiunque, ovunque.

L’arresto cardiaco improvviso è un evento spietato e imprevedibile, che non guarda all’età, alla professione, al livello sociale o allo stato di salute apparente. È una battaglia che non riguarda solo i malati o gli anziani: riguarda tutti noi.

Lo sport, simbolo per eccellenza di forza fisica, disciplina e benessere, ce lo ha ricordato tragicamente. Il campo è diventato teatro di eventi che hanno scosso la coscienza collettiva: Piermario Morosini, Vigor Bovolenta e Davide Astori. Atleti controllati, simboli di salute e vigore, vittime di un arresto cardiaco improvviso.

Quando accade nello sport, dove la prevenzione e la valutazione cardiologica sono massime, significa che può accadere ovunque: nelle scuole, nelle case, sul lavoro, in strada. L’arresto cardiaco non conosce barriere, non fa distinzioni e non concede tempo.

Come cardiologo dello sport e come istruttore, sento questa responsabilità ancora più forte. Lo sport non è solo un contesto tra tanti: è la punta dell’iceberg di un problema che attraversa tutta la società. Se l’arresto cardiaco può colpire un atleta in piena salute, allora riguarda ciascuno di noi.

Ogni vittima lascia una famiglia, una comunità, una città ferita. Ogni persona salvata, invece, restituisce speranza e futuro. Perché quando muore una persona, muore una famiglia. E quando una vita viene salvata, si salva molto di più di una singola esistenza.

Le più recenti linee guida internazionali riconoscono questo dramma anche dal punto di vista umano: non è solo un evento clinico. È un trauma sociale che coinvolge anche chi assiste, chi interviene, chi prova a salvare.

Per questo non possiamo limitarci all’indignazione temporanea dopo ogni tragedia. Serve una rivoluzione.

Una rivoluzione che parta dallo sport e arrivi a coinvolgere:
• istituzioni,
• scuole,
• volontariato,
• forze dell’ordine,
• imprenditori,
• amministrazioni locali e regionali,
• cittadini.

La prevenzione e la formazione non sono un optional: sono una responsabilità collettiva. Ogni corso, ogni seminario, ogni progetto di sensibilizzazione è una possibilità in più di salvare una vita. E ogni cittadino formato è un potenziale soccorritore.

L’arresto cardiaco improvviso è una sfida che non può essere affrontata da soli. Non aspetta, non avvisa, non sceglie. Per questo non possiamo abbassare la guardia neanche per un istante.

Da anni porto avanti questa battaglia in prima persona, sacrificando tempo ed energia, non per protagonismo ma per senso di dovere verso le persone e verso la mia comunità. Sono calabrese, di Lamezia Terme. Vivo altrove, ma le mie radici e il mio impegno restano saldi nella mia terra e nelle persone che la vivono.

Questa sfida si vince solo insieme.
Lo sport ce lo ha mostrato. La società deve raccogliere quel segnale e trasformarlo in azione.

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