Padova-Catanzaro, il crocevia emotivo di Pittarello: “Se segno esulto per rispetto dei giallorossi. Il mio focus è solo sulle Aquile”

Ci sono incroci di calendario che il destino sembra tracciare con una penna dal tratto marcato, unendo passato, presente e ambizioni future in novanta minuti. La trasferta del Catanzaro sul prato dell’Euganeo non rappresenta soltanto uno snodo cruciale per l’alta classifica del campionato di Serie BKT, ma si configura come la partita della vita per l’uomo del momento in casa giallorossa: Filippo Pittarello. Reduce dalla devastante doppietta che ha innescato la rimonta sull’Empoli, il centravanti veneto torna nella sua terra, contro la squadra che lo ha cresciuto. Un turbinio di emozioni che l’attaccante ha analizzato con estrema lucidità e pragmatismo ai microfoni de Il Gazzettino, delineando l’approccio mentale con cui affronterà i suoi ex colori.

Il peso delle radici e il valore specifico del match

Nel calcio moderno, depurato sempre più dai sentimentalismi, misurarsi con le proprie origini mantiene intatto un fascino primordiale. Pittarello non si nasconde dietro frasi di circostanza, ammettendo candidamente il peso specifico della sfida di sabato pomeriggio contro il Padova: “Per me non è una partita normale. Essendoci cresciuto e nato, è naturale che ci sia tanta voglia di fare bene e di rivalsa”.

Una fame agonistica che si sposa perfettamente con le necessità tattiche e di classifica dell’undici di Alberto Aquilani. Il numero nove giallorosso contestualizza l’impegno all’interno del formidabile percorso che le Aquile stanno compiendo: “Come Catanzaro stiamo facendo un campionato importante e Padova è per noi una partita fondamentale in questo momento: sarà una gara complicatissima e dobbiamo cercare di fare il meglio possibile”.

Dal punto di vista tattico, l’iper-motivazione del centravanti rappresenta un’arma letale per il Catanzaro. Contro una difesa padovana orfana del leader Sgarbi, la fisicità di Pittarello, la sua capacità di ripulire palloni sporchi per gli inserimenti dei trequartisti e l’ottimo momento di forma sotto porta potrebbero rivelarsi il grimaldello decisivo per scardinare il fortino veneto.

La questione esultanza: rispetto e professionalità

Uno dei temi più dibattuti quando un calciatore affronta il proprio passato è la fatidica “legge dell’ex” e la conseguente reazione in caso di marcatura. Pittarello smarca l’argomento con la maturità di un professionista esemplare, dimostrando un profondo rispetto per l’attuale maglia che indossa e per i tifosi che oggi lo osannano.

Alla domanda su una potenziale esultanza all’Euganeo, l’attaccante risponde senza esitazioni: “Penso che sia rispettoso per me e per la mia attuale squadra esultare se faccio gol. Non mi appartengono scenate come togliersi la maglietta, però è giusto e doveroso esultare perché segnare per un attaccante è il massimo dell’emozione, e sarei ipocrita se non rispettassi quell’emozione”. Una dichiarazione di grande spessore, che respinge l’ipocrisia dei falsi pudori e ribadisce la centralità del progetto tecnico catanzarese nella sua mente.

L’orizzonte futuro: testa bassa e pedalare

Inevitabile, durante l’intervista al quotidiano veneto, un passaggio su un romantico, ipotetico ritorno in maglia biancoscudata prima di appendere gli scarpini al chiodo. Anche in questo frangente, Pittarello dosa magistralmente cuore e ragione: “Un pezzo del mio cuore fa sempre parte di Padova, è la squadra dove sono cresciuto e dove tutto è cominciato. È normale che mi faccia piacere, ma non so quando. Nel calcio non si sa mai”.

La chiusura è però un manifesto dell’attuale mentalità imposta dallo staff tecnico calabrese, basata sull’ossessione per il presente: “In questo momento rimango concentrato su quello che stiamo facendo: nel calcio non puoi pensare nemmeno due partite avanti”.

Questa ferrea concentrazione è il vero valore aggiunto della punta giallorossa. La consacrazione definitiva di Filippo Pittarello in questa categoria passa inevitabilmente da sfide ad alto voltaggio emotivo come quella di sabato. Mantenere la lucidità, trasformare la “voglia di rivalsa” in energia agonistica al servizio del pressing e della manovra corale richiesta da Aquilani, significherà dimostrare di aver compiuto quello step mentale che separa i buoni giocatori dai trascinatori. Il Catanzaro ha bisogno della sua versione più famelica per uscire indenne, o possibilmente corsaro, dalle insidie dell’Euganeo e lanciare un ulteriore, prepotente segnale all’intero campionato.

Articoli correlati

Ultimi articoli