mercoledì 24 Luglio 2024

L’Amarcord del giovedì, di Aurelio Fulciniti: Intervista a Marco Rossi

Benvenuti alla sedicesima puntata della rubrica dedicata ai protagonisti e alle partite più significative nella storia dell’US Catanzaro. In questa occasione, rivivremo momenti chiave attraverso la testimonianza di Marco Rossi, oggi ct dell'Ungheria, con la riproposizione di un’intervista del 2016.

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Terzino sinistro efficace anche in fase offensiva, con spiccata attitudine al dribbling “fuori ordinanza” e una certa confidenza con il gol, Marco Rossi è nato a Druento (Torino), il 9 settembre 1964. Come ogni buon torinese doc che si rispetti, Rossi cresce nella parte calcistica verace, quella dell’appartenenza, e cioè in maglia granata. Dopo la trafila nelle giovanili, esordisce in prima squadra il 18 marzo 1984 in Torino-Ascoli 0-0, sostituendo a sei minuti dal termine il terzino titolare, Danilo Pileggi. Nell’estate successiva passa al Campania, in Serie C/1, dove gioca da titolare per tre anni, con 97 partite e 10 gol. In quel periodo, il Catanzaro era abilissimo a scovare giovani talenti nelle categorie inferiori e così Marco Rossi ha opportunità di spiccare il grande salto, arrivando in Serie B. Giocherà a Catanzaro per un solo campionato, quello 1987/88, indimenticabile e discusso, in cui solo gli arbitri, con “sviste”, scandalose, privarono il Catanzaro del pieno diritto a conquistare una meritata promozione in Serie A.

Ed è Marco Rossi a raccontarci quella stagione, fra vittorie entusiasmanti, gol bellissimi mai rivisti, errori marchiani degli arbitri e congiure evidenti del “Palazzo”: “Fu un campionato ricco di soddisfazioni. Avremmo meritato davvero la Serie A. Dei miei tre gol ricordo quello bellissimo a San Benedetto del Tronto, dove vincemmo 2-1 e segnai dopo aver superato in dribbling cinque avversari ed infine anche il portiere. Un gol che purtroppo hanno visto solo i tifosi presenti allo stadio, perché quella domenica, guarda caso, c’era lo sciopero dei tecnici Rai e non trasmisero le immagini in tv. Nemmeno io, sono mai riuscito a rivedere quel gol. Ed è un vero peccato. Un altro gol importante lo segnai all’Atalanta, in casa, alla penultima giornata, chiudendo il risultato sul 2-0. Noi dovevamo assolutamente vincere, ma i giochi ormai erano quasi fatti”. E si arriva poi al punto dolente di quel campionato bellissimo, quanto sfortunati: gli arbitraggi: “La prima, concreta sensazione che ci fosse una manovra ai nostri danni, l’abbiamo avuta con la partita di Bologna, con un gol clamoroso annullato a Palanca e il fallo commesso su di me, sui cui prosieguo dell’azione, con il massaggiatore in campo, Marronaro poté segnare indisturbato con la disastrosa complicità dell’arbitro Agnolin, che anni dopo, come “premio” è diventato anche designatore arbitrale. Pensi un po’! E che dire, inoltre, del gol di Monelli in casa contro la Lazio al 94’, con l’arbitro D’Elia che fischia la fine un attimo dopo? C’è da dire che la televisione e la stampa furono veramente scadenti, in quelle occasioni. Oggi, con tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo, ce ne sarebbe stato abbastanza per fare un linciaggio mediatico ai danni di Agnolin, di D’Elia e di tutta la classe arbitrale italiana”.

Dopo Catanzaro, Marco Rossi passa al Brescia dove rimane per ben cinque campionati, conquistando la promozione in Serie A nel 1992. Quindi, nel 1993 passa alla Sampdoria, dove alla prima stagione vince la Coppa Italia. E nel 1995 è uno dei primi italiani a varcare le frontiere, giocando prima nell’América di Città del Messico e poi nell’Eintracht Francoforte. Dopo un’ultima stagione in Serie A nelle file del Piacenza, passa infine nelle serie minori, con Ospitaletto e Salò. Da allenatore, siede sulla panchina del Lumezzane, della Pro Patria, dello Spezia, della Scafatese e della Cavese. Tutte esperienze che Marco Rossi riassume così: “In Italia, anche quando sono stato esonerato, ho ottenuto il massimo risultato possibile con i calciatori che avevo a disposizione. Con lo Spezia avevo una buona squadra, ed infatti siamo arrivati ai playoff nazionali di Serie D, nel 2009. A Cava dei Tirreni, potevamo entrare allo stadio “Simonetta Lamberti” solo il giorno della partita in casa. Durante la settimana eravamo costretti ad allenarci in un campo sintetico che per di più non era neanche di dimensioni regolamentari. Per le condizioni in cui ho lavorato, ho fatto il massimo”.

Dal 2012, Marco Rossi allena l’Honvéd, mitica squadra della massima serie ungherese vincitrice di ben 13 scudetti. Nella prima stagione arriva terzo, giungendo al secondo turno dei preliminari di Europa League. Nel secondo campionato arriva nono, bissando il risultato precedente in Europa League, mentre nel 2014/2015 conquista la salvezza con un tredicesimo posto. Nell’ultimo torneo, concluso il 30 aprile, ha conquistato un ulteriore nono posto. “Stiamo battendo spesso le migliori squadre del campionato e sono molto stimato dalla società, dalla stampa e dai tifosi. Ma c’è dell’altro: ogni squadra del campionato ungherese può avere al massimo tre stranieri. È facoltativo, ma tutti fanno così per avere dei grossi ritorni economici dalla Federazione. E le dirò di più: la Nazionale ungherese, che parteciperà agli Europei, è certamente meno forte dell’Italia. Ma i nostri azzurri, se passeranno il girone sarà già un ottimo risultato. È questa la differenza fra l’Italia e l’Ungheria, Nazione in cui si dedica particolare attenzione ai giovani calciatori nati in patria”.

AURELIO FULCINITI

L’intervista risale al 2016 e Marco Rossi era arrivato in Ungheria già da qualche anno. Nella stagione successiva vincerà il campionato ungherese con l’Honved – un traguardo che lo vedrà premiato a Coverciano con la Panchina d’oro speciale – e dal 13 marzo 2018 è il Commissario Tecnico della Nazionale dell’Ungheria. Si è qualificato agli Europei del 2020 (giocati poi nel 2021) e 2024, mentre nella Nations League 2021 ha ottenuto la promozione in Lega A. Ha costruito con le sue capacità una carriera di tutto rispetto e si può dire – senza ombra di dubbio – che l’intervista gli ha portato fortuna. Le sue considerazioni sulla Nazionale italiana erano valide nel 2016 e risultano ancora oggi pregnanti. La nostra Nazionale arriva agli Europei da Campione uscente, ma ha fallito anche ben due qualificazioni al Mondiale. La qualificazione a questi Europei è arrivata per il rotto della cuffia e nonostante i successi delle nazionali giovanili il calcio italiano sconta un forte deficit a livello di qualità tecnica, rispetto ad altri movimenti calcistici europei. Spalletti, grande allenatore, non è attrezzato per i miracoli, ma la palla è rotonda, e quando si tratta della Nazionale non è un modo di dire. Detto questo, è d’uopo vedere cosa uscirà fuori in termini di risultati e sorprese da questi Europei. Niente pronostici, ma solo molta, legittima curiosità. Ed è solo questione di giorni, anzi, di ore. Non ci resta che attendere.

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