mercoledì 24 Luglio 2024

L’Amarcord del giovedì, di Aurelio Fulciniti: Intervista ad Antonio Soda

Benvenuti alla diciottesima puntata della rubrica dedicata ai protagonisti e alle partite più significative nella storia dell’US Catanzaro. In questa occasione, rivivremo momenti chiave attraverso la testimonianza di Antonio Soda, con la riproposizione di un’intervista del 2022.

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Un giallorosso per tutte le categorie. Antonio Soda, nato a Cutro il 23 giugno 1964, l’ha giurato davvero da bambino di essere sempre fedele ai colori giallorossi. Pochi hanno legato la propria carriera al Catanzaro in maniera indelebile come lui, non solo onorando la maglia, ma vestendola nei periodi felici e in quelli più bui, senza remore ma per vero sentimento. In sei stagioni ha collezionato 86 presenze complessive – contando le sole gare di campionato – segnando 18 gol, con doppiette e triplette indimenticabili, che meritano un racconto a sé, per come sono rimaste nella memoria dei tifosi. Ma per raccontare meglio Antonio Soda, come sempre, partiamo dagli inizi: “Giocavo nel Cutro in Prima Categoria, a 16 anni, e mi ha visto e preso il Catanzaro, con Alberto Spelta allenatore nelle giovanili, il presidente Adriano Merlo e due persone indimenticabili del calcio giallorosso come Mario Guarnieri e Saverio Leotta. Ho fatto la Primavera e sono passato alla prima squadra con Bruno Pace che mi ha visto e mi ha portato subito in panchina. Ho esordito in casa contro l’Inter, a 18 anni. È stato il sogno più grande che si realizzava, perché giocavo nella squadra per cui ho sempre tifato, poiché io fin da piccolo venivo allo stadio a vedere il Catanzaro”. L’esordio in Serie A di Antonio Soda è datato 15 maggio 1983, trentesima e ultima giornata di campionato, Catanzaro-Inter 1-2. I giallorossi passano in vantaggio al 16’ con un’autorete del mediano nerazzurro Gianpiero Marini, che nell’anticipare un attaccante giallorosso, con una palombella imprendibile infila Bordon. La marcatura viene pareggiata al 34’ da Altobelli e poi ribaltata al 68’ dal tedesco Hansi Muller che con un tiro ad effetto infila il colpevolissimo portiere Bertolini (una delle tante meteore in giallorosso di quella stagione). Fu l’ultima partita del Catanzaro in Serie A, ma per Soda, che entra in campo all’82’ al posto di Salvatore Pesce, è stato l’esordio nella massima serie a quasi 19 anni. Una prima volta impossibile da dimenticare. 

Dopo una stagione passata in Sardegna a “farsi le ossa”, Soda rientra in C1 nel magico ed eccezionale campionato 1984-85, alla guida di un allenatore condottiero come Gibì Fabbri. Con 8 presenze e 2 reti, Soda entra a pieno titolo in una delle formazioni giallorosse più forti per qualità tecnica e spirito di gruppo. E ci racconta tutto così: “Ero appena tornato dal prestito al Carbonia, in cui avevo fatto molto bene, e arrivavo in una squadra veramente forte, e in quella stagione imparai tante cose. Fu un campionato di Serie C, ma anche di livello superiore, con squadre come Palermo e Messina”.

Nel campionato di Serie B 1985-86, Soda segna 7 gol. E con il Cagliari, alla trentaduesima giornata, è grande calcio: Segnano Cascione al 16’ e Cozzella al 26’, ma poi inizia lo show di Soda con una doppietta da ricordare: al 30’, su angolo calibrato di Stefano Brondi, segna di testa da due passi quasi all’altezza del secondo palo, mentre nella ripresa al 53’ Carmelo Bagnato crossa dalla sinistra per Soda che “uncina” il pallone di prima e mette dentro. “Il Catanzaro iscrive così una seria ipoteca per la salvezza”, commenta Emanuele Giacoia nel suo servizio in Rai. “Il Catanzaro oggi sembrava il Real Madrid”, dichiara nel dopopartita Gigi Riva. Roba da pelle d’oca, ma non tutto andrà per il meglio: “Contro il Cagliari in casa ho giocato la mia migliore partita, ed infatti vincemmo anche 4-0. Stavamo giocando alla grande, ma poi cambiarono le cose. Iniziammo con Pietro Santin come allenatore e poi con lo jugoslavo Todor Veselinovic. Mi dispiace, perché i miei gol non bastarono a salvare la squadra, che non era male. Quell’anno stavo bene anche fisicamente, ma poi tutto purtroppo andò diversamente e retrocedemmo”.

Nel campionato di Serie C1 1986-87, sotto la guida di Claudio Tobia, è un nuovo trionfo, ma Soda non segna e il suo apporto è meno incisivo del solito. Un po’ se ne rammarica, ma aveva sicuramente degli alibi di ferro: “Ho fatto il militare e a parte qualche infortunio viaggiavo quasi sempre. Ho fatto le mie presenze e però mi sono sentito anche io protagonista, fra tanti giovani e veterani. Il giorno più bello è stato quello della vittoria in casa per 5-2 contro la Casertana, all’ultima giornata. Ho fatto due stagioni di C1 col Catanzaro e tutte e due concluse con la vittoria del campionato. Un gran bel traguardo”.

In Serie B, nella stagione 1987-88, il Catanzaro disputa – ad ora – l’ultimo grande campionato della sua storia. Nel girone di ritorno tutti ricordano la vittoria in casa per 3-0 contro il Padova, in cui Soda è l’autentico mattatore con una tripletta: al 5’ insacca di precisione su un cross dalla destra di Gianni Cristiani, al 62’ mette in rete dopo una corta respinta del portiere patavino Benevelli e al 75’ Massimo Palanca vola sulla sinistra e mette al centro per l’attaccante di Cutro che deve solo appoggiare in rete. Ma era tutta la squadra ad essere grande, per poi essere martoriata dalla sfortuna e dagli arbitri, alcuni dei quali, internazionali per giunta, diedero il peggio di loro stessi: “Non ci dava due lire nessuno, perché nessuno pensava che una squadra di giovani come eravamo noi poteva fare quel campionato. Una stagione che poteva essere il “La” del Catanzaro come società e come città. Potevamo vincere al ritorno sia contro il Bologna che contro la Lazio. All’epoca non c’erano quasi mai i minuti di recupero, ma l’arbitro fece continuare lo stesso la gara, contro i laziali, e pareggiarono il mio gol. Il gol di Monelli ci riportò sottoterra. Ci poteva essere la Serie A per il Catanzaro, perché fu un anno fantastico e poteva essere la consacrazione meritata per tutti”. 

Soda ha giocato anche nell’Empoli, nel Palermo e nella Spal, ma – Catanzaro a parte – le sue stagioni migliori in Serie A le ha disputate nel Bari. E la sua giornata da ricordare su tutte è datata 26 novembre 1990, contro la Juventus. All’8’ Pietro Maiellaro con un lancio in verticale da antologia manda Soda direttamente verso Tacconi: il portiere bianconero sembra in possesso del pallone ma lo perde, rimandando di nuovo verso la porta Soda che mette in rete di giustezza. È l’apoteosi, per la prima vittoria del Bari in casa contro la Juventus in Serie A, con la partita che finirà 2-0. Ma col passare degli anni, Soda non dimentica i giallorossi e torna nel 1996, in C2, per dare una mano alla squadra in difficoltà. Sette presenze e due gol, entrambi contro il derelitto – calcisticamente, in quella stagione – Trani, ma sempre con orgoglio: “Sono tornato al Catanzaro, che è un po’ come tornare a casa. Anche gratis avrei giocato per i giallorossi. Sono stato l’unico che ha indossato la maglia del Catanzaro in tutte le serie professionistiche, dalla Serie A alla C2, e ne vado molto fiero”.

Soda da allenatore ha portato in Serie B lo Spezia nel 2006 e lo ha allenato nella serie cadetta per due stagioni, ma nel 2010 era stato vicino ad allenare il Catanzaro. La cosa non andò in porto, ma Antonio Soda la racconta con orgoglio come una scelta d’amore e di vita sportiva: “Sarebbe stato il mio sogno. Ma c’era una situazione complicata e non si sapeva cosa sarebbe accaduto e che cosa dovevamo fare. Noi volevamo, come sempre, creare calcio. Io e Carlo Caramelli, il mio secondo da tanti anni, l’abbiamo fatto per una scelta di cuore, da ex giallorossi”.   

Aurelio Fulciniti

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