domenica 25 Gennaio 2026

“In Italia un 2008 è giovane, in Europa gioca in prima squadra”: Massimo Bava a LaC

Il riconoscimento ricevuto al Gran Galà del Calcio non è soltanto una fotografia del presente, ma il punto di partenza per comprendere il progetto che il Catanzaro sta costruendo nel settore giovanile. Massimo Bava, responsabile dell’area tecnica delle giovanili e dello scouting giallorosso, lo ribadisce con immediatezza ai microfoni di LaCNews24.it: «Sono attestati sempre graditi, ma soprattutto riconoscono il lavoro che una persona fa all’interno di una società. Insieme a me ci sono tante altre figure».

Il dirigente non parla mai al singolare. In lista cita Patrick Panucci, Carmelo Moro, Ottonello, Gregorio Mauro e tutto il comparto scouting. Poi estende il merito agli allenatori, perché la formazione di un giovane non è un processo rapido: «Per vedere i frutti in un settore giovanile servono 5-10 anni».

È un modo per mettere ordine nel dibattito: il vivaio non è un serbatoio immediato, ma un investimento strategico che richiede cicli lunghi, stabilità, continuità.

«Senza stabilità non si cresce»: il valore delle strutture e dell’identità

Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda proprio la continuità. «Un settore giovanile che cambia ogni anno purtroppo risultati non ne farà mai. Le strutture, l’organizzazione, la stabilità delle persone sono la base».

Parole che arrivano in una fase di transizione: la scorsa stagione ha regalato soddisfazioni importanti — Scudetto Primavera 3 e Berretti — mentre quest’anno la Primavera 2 sta affrontando un percorso più tortuoso. Massimo Bava, però, invita a leggere il quadro nella sua interezza: «Bisogna stabilizzarsi nella categoria e capirne le dinamiche».

E non è una scusa. L’ingresso in Serie B due anni fa ha portato il Catanzaro nei campionati nazionali Under-15, Under-16 e Under-17, dove il livello e l’organizzazione delle avversarie — Roma, Lazio, Fiorentina, Empoli, Bari, Palermo — impongono un salto qualitativo inevitabile.

Nonostante le difficoltà fisiologiche, i segnali di crescita non mancano: «Da due anni portiamo giocatori nelle nazionali giovanili. Nella Primavera ci sono ragazzi costantemente in prima squadra». Uno su tutti: Arditi, profilo seguito da diverse società e indicato da Bava come uno dei talenti più promettenti del vivaio. L’obiettivo? Che uno o due possano arrivare a essere titolari in Serie B.

Una visione che guarda oltre Catanzaro: giovani, coraggio e cultura sportiva

L’intervista si estende all’intero movimento calcistico italiano. Massimo Bava, che nel suo percorso ha attraversato Serie C, Serie B e Torino, parla con cognizione di causa. «Tutti ricordano i dieci anni al Toro, ma gli anni più belli li ho fatti in Serie C. Gestivo squadre con tanti giovani e pochi veterani e le soddisfazioni erano enormi».

E proprio sull’utilizzo dei giovani arriva la riflessione più dura:
«Speriamo di qualificarci ai Mondiali, perché sarebbe un disastro non farlo. Ma qualcosa deve cambiare. Ogni anno si modificano regole per far vedere che si cambia, ma senza il coraggio di buttare dentro i giovani non si va avanti».

Il problema è culturale. «In Italia un 2008 è considerato giovane, in Europa gioca in prima squadra. Poi ci spaventiamo quando affrontiamo certe nazionali».

Non ci sono soluzioni miracolose, ma principi chiari: «Il giovane sbaglia, ma sbaglia anche il vecchio. Una società ambiziosa deve far giocare i giovani per dare sostenibilità al club». Non è un caso che la sua agenda sia fitta: «In quattro giorni ho visto sette partite, dalla Serie B alla Serie A, dalla Serie C all’Under-17, più la Primavera. Mi serve per avere sempre il mercato sotto mano».

Catanzaro e il futuro: strutture nuove e pazienza

Guardando al futuro, Massimo Bava individua un punto fermo: la proprietà. «Grazie alla famiglia Noto può essere una delle società di riferimento in Calabria. Le strutture annunciate dal presidente, sia per il settore giovanile sia per la prima squadra, saranno determinanti».

Non promette scorciatoie, né sembrano interessarlo. Il concetto chiave torna con costanza: pazienza.
«A volte i risultati tardano, ma non serve essere devastanti nei giudizi. Se uno lavora con costanza, i risultati arrivano».

Il vivaio come investimento, dunque. Una visione che non cerca consensi immediati, ma che punta a costruire un Catanzaro capace di durare.

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