L’icona giallorossa parla alla vigilia della sfida dello Stirpe: “Entrambe arrivano bene, spero vinca il migliore. Iemmello? Auguro a Pietro di riportare le Aquile in alto, ma non siamo paragonabili”
Quando parla lui, il tempo si ferma e i ricordi riaffiorano dolci come le sue parabole mancine. Massimo Palanca, “O Rey” per il popolo giallorosso, è il doppio ex per eccellenza della sfida tra Frosinone e Catanzaro. Una leggenda che ha scritto pagine di storia indelebili sui Tre Colli, ma che ha mosso i primi passi nel calcio che conta proprio in Ciociaria. Intervenuto ai microfoni di Canale 81 Lazio, le cui parole sono state riportate da TuttoFrosinone.com, Palanca ha analizzato il match di domani con la saggezza di chi il calcio lo ha vissuto da protagonista assoluto.
Frosinone-Catanzaro: “Arrivano entrambe bene”
L’analisi parte dall’attualità. Palanca vede due squadre in salute, pronte a darsi battaglia: “Arrivano entrambe abbastanza bene perché reduci da vittorie e da un percorso positivo; in particolare, il Catanzaro viene da cinque successi consecutivi”. Per le Aquile, la striscia positiva è un propulsore fondamentale: “Il fatto che i calabresi arrivino lanciati da questa striscia di vittorie permetterà loro di affrontare la sfida dello Stirpe con una marcia in più”. Una serenità ritrovata che può essere l’arma in più: “Dopo un periodo un po’ grigio, il Catanzaro si è rimesso in carreggiata in una posizione tranquilla. Ha tutto per disputare una gara serena, senza l’assillo del risultato a ogni costo”.
Il paragone con Iemmello: “Non esiste”
Inevitabile la domanda su Pietro Iemmello, attuale capitano e simbolo delle Aquile. Palanca, però, dribbla i paragoni con eleganza e realismo: “Assolutamente no, lui sta vivendo un calcio diverso dal mio, perciò non si possono fare accostamenti”. Nessuna investitura come “erede”, ma un augurio sincero: “Sono molto felice se Pietro riuscirà a portare il Catanzaro dove merita, nelle parti alte della classifica come accaduto negli ultimi anni. Gli auguro tutta la fortuna del mondo, ma accostarlo a me in un contesto calcistico così differente non mi pare il caso”.
I ricordi: gratitudine a Frosinone, amore eterno per Catanzaro
Il cuore di Palanca batte forte per entrambe le piazze, seppur con intensità diverse. Frosinone è stata la culla professionale: “Voglio ribadire la mia gratitudine al Frosinone, perché mi ha dato la possibilità di lanciarmi nel calcio professionistico. Sarò sempre legato a quella città”. In gialloblù, nella stagione 1973-74, vinse la classifica cannonieri di Serie C arrivando dai dilettanti grazie all’intuizione del suo ex allenatore Gabriele Guizzo.
Ma è Catanzaro la casa dell’anima: “A Catanzaro ho ricevuto le maggiori soddisfazioni professionali e umane: ormai è la mia seconda città”. Un legame che va oltre i 115 gol segnati (miglior marcatore di sempre in A col club) e le 13 reti “olimpiche” dalla bandierina. “Quello che mi gratifica di più oggi è essere stimato come persona. Non gioco più dal 1990; se ricevo ancora attestati di stima, spero sia per l’uomo che sono”.
I gol dalla bandierina: “All’Olimpico il più bello”
Tra i tanti aneddoti, impossibile non citare la sua specialità: il gol direttamente da calcio d’angolo. Palanca ne ha segnati ben 13 in carriera. “Non ce n’è uno in particolare, perché sono tutti difficili: serve sempre un compagno che disturbi il portiere”. Tuttavia, un ricordo speciale c’è: “Dico quello all’Olimpico contro la Roma nel 1979. Vincemmo 3-1 con una mia tripletta e il primo gol fu proprio direttamente dalla bandierina”.
Domani allo Stirpe non ci saranno i suoi calci d’angolo a rientrare, ma lo spirito di “O Rey” aleggerà sicuramente sulla sfida tra le due squadre che hanno segnato la sua vita.
