domenica 25 Gennaio 2026

Metropolitana di Catanzaro, orari sotto accusa: “Così non è una metro”

L’entusiasmo per l’inaugurazione della Metropolitana di Catanzaro rischia di scontrarsi presto con la realtà dei fatti. A far discutere, più che l’opera in sé, sono gli orari di esercizio, giudicati da molti cittadini del tutto inadeguati rispetto a un servizio che ambisce a rivoluzionare la mobilità urbana.

Dodici corse nell’arco di un’intera giornata, intervalli che arrivano fino a un’ora e mezza e un’ultima corsa dal centro alle 20.30, mentre da Catanzaro Lido alle 21. Numeri che sollevano più di una perplessità e che fanno temere che quello attuale possa essere tutt’altro che un vero servizio metropolitano.

Con queste fasce orarie, infatti, resta inevitabile l’uso dell’automobile per chi decide di uscire la sera, andare a cena, assistere a uno spettacolo al Politeama o al Teatro Comunale, o semplicemente concedersi una passeggiata serale. Una situazione che svuota di significato l’obiettivo di ridurre il traffico e incentivare il trasporto pubblico.

C’è chi, con amara ironia, paragona l’attuale servizio più a una “diligenza del Far West” che a una moderna metropolitana urbana, sottolineando come l’offerta sia lontana dagli standard minimi attesi da un’infrastruttura di questo tipo.
Perché la metropolitana possa essere davvero metabolizzata dai cittadini e utilizzata con regolarità, spiegano in molti, non basta il tempo.

Servono scelte strutturali, a partire dal ritorno di uffici pubblici e corsi universitari nel centro città, in modo da generare flussi costanti di persone tra i quartieri serviti dalla linea. Solo così il mezzo potrà diventare parte integrante della quotidianità urbana.
Nel dibattito rientra anche la questione dei nomi delle stazioni, ritenuti da alcuni poco rappresentativi o poco riconoscibili, e dunque meritevoli di una riflessione più approfondita.

L’auspicio, condiviso, è che l’orario attualmente in vigore sia solo sperimentale e non definitivo. Perché senza un potenziamento concreto del servizio, il rischio è che un’opera attesa per anni finisca per non incidere davvero sulle abitudini dei cittadini.

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