Il calcio vive di momenti psicologici e, a volte, una singola partita è sufficiente a ribaltare l’inerzia di una stagione intera. La sconfitta subita dal Catanzaro l’8 novembre in casa dell’Empoli (1-0, Shpendi su rigore) continua a risuonare tra le mura del club toscano come un punto di svolta. Dopo le analisi dell’attaccante Saporiti, è l’esterno classe 2004 Brando Moruzzi a tornare sull’argomento, elevando la vittoria contro le Aquile al rango di “scintilla” necessaria per superare un periodo negativo.
Le sue parole, rilasciate a La Nazione, e riprese da PianetaEmpoli.it, conferiscono al Catanzaro l’onore di essere stato un avversario talmente ostico da aver costretto l’Empoli a una vittoria “sporca” ma fondamentale. Un complimento che, se da un lato attesta la qualità della compagine di Alberto Aquilani, dall’altro evidenzia come ai giallorossi manchi ancora quel cinismo necessario per trasformare la propria “preparazione” in bottino pieno.
La “scintilla” che non scocca sui Tre Colli
Moruzzi non usa mezze misure per descrivere l’importanza di quella partita: «La vittoria con il Catanzaro è stata la scintilla? Potrebbe essere così. Di sicuro quando attraversi un periodo non positivo c’è bisogno di una vittoria, magari anche “sporca” o comunque che ti possa dare fiducia e lasciare indietro il negativo per continuare al meglio il percorso».
Questo concetto è cruciale per comprendere la distanza psicologica che separa le ambizioni del Catanzaro dalla realizzazione pratica. L’Empoli, squadra con blasone e obiettivi di Serie A, era in un momento di flessione, ma ha saputo strappare la vittoria. Il Catanzaro non è riuscito a impedire che l’avversario trovasse quella “scintilla”. Quel successo ha innescato una spirale positiva per i toscani, mentre per i giallorossi il rammarico ha contribuito ad alimentare l’insicurezza vista poi nelle successive uscite, culminata nel rocambolesco 3-3 casalingo contro il Pescara.
Moruzzi e la lezione del “vincere sporco”
Analizzando le parole di Moruzzi, si delinea una verità inappellabile del calcio cadetto: non basta il bel gioco o la “preparazione” (come ammesso anche da Saporiti), ma serve la cattiveria agonistica che permette di portare a casa il risultato anche nelle giornate storte. Durante la trionfale stagione 2022/23, il Catanzaro di Vivarini aveva saputo coniugare la “Grande Bellezza” del gioco offensivo con una solidità difensiva granitica, vincendo anche gare bloccate (come lo storico 2-0 nel derby con il Crotone o le tante vittorie di misura). Ora, ai ragazzi di Aquilani, si chiede di recuperare quel cinismo che in Serie B è la vera discriminante tra i playoff e il limbo.
Moruzzi, esterno d’attacco classe 2004, era in campo e ha vissuto sulla propria pelle la difficoltà di affrontare la squadra calabrese: la vittoria con l’uomo in meno è la prova provata che il Catanzaro, pur tecnicamente preparato, non ha saputo dare il colpo di grazia all’avversario in difficoltà.

Dall’Under 21 al nuovo ruolo: la crescita in Serie B
L’intervista di Moruzzi non è solo una frecciatina al Catanzaro, ma una testimonianza della difficoltà di adattamento alla categoria. Per il giovane calciatore, reduce da due anni nel Pescara in Serie C, la Serie B era una realtà completamente nuova. «Mi sono ambientato molto bene sia nel campionato che in squadra e in società», afferma con soddisfazione.
Questo processo di ambientamento e crescita veloce è un modello di riferimento per il settore giovanile del Catanzaro. Moruzzi, che ha già trovato la gioia dell’esordio con l’Under 21, evidenzia come la continuità e la fiducia siano essenziali: «Più c’è continuità e più c’è fiducia, di conseguenza i risultati di squadra ed individuali arrivano». Parole che dovrebbero rassicurare il tecnico Aquilani e la piazza, spesso impaziente, sui margini di miglioramento di elementi come Nicolò Buso (che ha trovato il gol dopo un periodo di panchina) o i vari talenti in rampa di lancio come Cisse e Favasuli.
L’evoluzione tattica dell’esterno
Moruzzi parla anche del suo nuovo ruolo: «In zona offensiva mi permette di provare ad accentrarmi ed usare il sinistro anche per calciare in porta e non solo per crossare». Questo è un dettaglio tattico fondamentale. L’esterno che ama rientrare e calciare è il prototipo del giocatore moderno e, proprio in quel settore del campo, il Catanzaro (con Favasuli o Di Chiara che prediligono la corsa sulla fascia) ha mostrato vulnerabilità. La capacità di Moruzzi di accentrarsi deve essere stata un elemento chiave nella strategia di Dionisi per creare superiorità numerica e disorientare la difesa giallorossa l’8 novembre.
Dionisi, il Gruppo e le “Giostre” del sogno
L’esterno dell’Empoli non manca di elogiare il suo tecnico: «Il mister è stato bravo a portare le giuste idee ed i giusti metodi di lavoro. I frutti di tutto ciò si stanno vedendo». Anche in questo caso, la serenità del gruppo e la chiarezza dei metodi di Dionisi (già lodati da Saporiti) si pongono in contrasto con la ricerca di stabilità che sta caratterizzando il periodo di Aquilani a Catanzaro, alle prese con un modulo in evoluzione e la necessità di consolidare una fase difensiva che non dia adito a blackout inspiegabili.
Tuttavia, Moruzzi regala un aneddoto di vita che ricorda come, dietro gli stadi e la Serie B, ci sia una realtà semplice e fatta di sacrifici. Il giovane calciatore, infatti, rivela di aiutare la sua famiglia con le giostre, il loro mestiere. Questa umiltà e questo forte senso di attaccamento alle radici sono esattamente il tipo di valori che la piazza di Catanzaro apprezza. Il sogno di “diventare uno dei migliori” in Serie B parte dalle basi solide del lavoro quotidiano.
L’Imminente rivalità
Moruzzi ha anche commentato il prossimo avversario dell’Empoli, il Bari (in cui è appena subentrato l’ex Catanzaro Vivarini): «Una squadra forte che ha giocatori importanti, non sarà una gara facile come non lo è nessuna in questo campionato». La sua lucidità evidenzia ancora una volta quanto sia livellato il torneo cadetto.
Per il Catanzaro, il messaggio da cogliere è chiaro: la sconfitta dell’8 novembre non è stata un incidente, ma una lezione di cinismo impartita da una squadra che ha saputo stringere i denti e trasformare un periodo negativo in “scintilla” positiva. L’obiettivo, ora, è invertire la rotta e far sì che sia il Catanzaro a diventare la scintilla di crisi per le avversarie, a partire dalla Virtus Entella, e non l’involontario trampolino di lancio per la salvezza altrui.
