Il passo falso del “Manuzzi” non scalfisce le certezze, ma impone un’analisi lucida sul percorso di crescita dell’US Catanzaro. Dopo otto risultati utili consecutivi, la frenata contro il Cesena nella 32^ giornata di Serie B ha rappresentato un fisiologico incidente di percorso per una squadra che, numeri alla mano, sta bruciando le tappe. A tracciare un bilancio analitico del momento giallorosso e, soprattutto, a delineare le strategie a medio-lungo termine del club è stato il Direttore Generale Paolo Morganti, intervenuto ai microfoni della trasmissione “11 in Campo”, in onda su LaC TV e condotta da Maurizio Insardà (con la partecipazione di Gianpaolo Cristofaro, Alessia Mancini e dell’ex DS del Crotone Giuseppe Ursino).
La lettura tattica di Cesena: un blackout da cui imparare
L’analisi del dirigente parte inevitabilmente dalla trasferta in terra romagnola, una gara a due facce che ha evidenziato pregi e limiti fisiologici del gruppo di mister Aquilani. Morganti non cerca alibi, ma contestualizza il calo: «Diciamo che è stata una partita particolare perché innanzitutto abbiamo sprecato alcune occasioni nel primo tempo e poi, nella ripresa, abbiamo avuto un calo e loro sono usciti. Alla fine il risultato ci ha penalizzato».
Una disamina che fotografa perfettamente un match in cui l’incapacità di capitalizzare la mole di gioco prodotta nei primi 45 minuti ha esposto il fianco alla maggiore fisicità avversaria nella ripresa. Tuttavia, il ko non intacca il cammino delle Aquile, saldamente in zona playoff e con l’importante jolly dello scontro diretto contro il Modena (rinviato al 14 aprile) ancora da giocare.
L’accelerazione del progetto tecnico: i meriti di Aquilani e Polito
Il vero dato politico e sportivo emerso dalle dichiarazioni del Direttore Generale riguarda la velocità con cui la squadra ha interiorizzato la nuova filosofia societaria. In estate, il Catanzaro ha intrapreso un profondo rinnovamento, abbassando drasticamente l’età media della rosa e puntando su prospetti di talento.
«All’inizio sapevamo che avremmo avuto qualche difficoltà e dovevamo fare un campionato costituito da un approccio diverso poiché abbiamo una squadra formata da diversi giovani», ha spiegato Morganti, promuovendo a pieni voti il comparto tecnico: «Grazie al lavoro di mister Aquilani e del direttore sportivo Polito, però, abbiamo potuto accelerare il processo e adesso ci troviamo stabilmente in zona playoff e vogliamo mantenerla». La zona nobile della classifica non è più vissuta come una sorpresa, ma come uno status da difendere con i denti per garantirsi un finale di stagione da protagonisti.
Le infrastrutture come asset: il timing per il Centro Sportivo
Se il campo offre risposte confortanti, è dietro le quinte che l’US Catanzaro sta giocando la sua partita più importante. L’obiettivo della proprietà Noto è consolidare il club nel gotha del calcio italiano attraverso la patrimonializzazione e lo sviluppo infrastrutturale.
Morganti ha dettato tempi e strategie, applicando una visione manageriale rigorosa: «Portiamo l’esperienza del passato, adattandola però al territorio e alla società in cui ci si trova. Il Catanzaro, sotto questo aspetto, si sta dotando di un’infrastruttura che nel prossimo futuro sarà una delle migliori del sud Italia, e questo è un fattore imprescindibile per una società».
Il focus si sposta poi sulle tempistiche burocratiche e operative del nuovo Centro Sportivo, un iter complesso che la società sta gestendo con grande pragmatismo: «A oggi siamo in una fase di progettazione e non è semplice, o comunque una cosa veloce, passare dalla progettazione alla prima pietra. A tal proposito ci siamo dati un tempo di due anni, poiché pensiamo sia una tempistica necessaria». Chiosa finale dedicata al “Ceravolo”, definito giustamente «un biglietto da visita non solo per il calcio nazionale ma anche per la città». Una chiara dichiarazione d’intenti: il Catanzaro del futuro si costruisce sul mattone, prima ancora che sul pallone.
