C’è un post su Instagram, pubblicato il 3 novembre scorso, che vale più di mille dichiarazioni ufficiali. Mariateresa, moglie del centrocampista giallorosso Jacopo Petriccione, ha condiviso con i suoi follower un momento profondamente intimo e significativo: il ritorno allo Stadio dopo tanto tempo lontana dalle gradinate.
Un racconto spontaneo e autentico che parte da un’ammissione ironica – “Non sono impazzita, ho davvero messo sul mio profilo una foto allo stadio anche io” – e si trasforma in una dichiarazione d’amore verso Catanzaro, la città che la famiglia ha scelto come dimora del cuore. Le immagini allegate al post mostrano momenti di pura felicità: le piccole Greta e Ginevra con la mascotte giallorossa, il numero 10 con le sue bambine, l’atmosfera calorosa degli spalti del Ceravolo.
Fotogrammi di un legame che si è consolidato nel tempo, trasformando un trasferimento professionale in una scelta di vita. Il messaggio di Mariateresa arriva in un momento particolare della stagione del Catanzaro, quando la solidità del gruppo e l’attaccamento alla maglia fanno la differenza tanto quanto le prestazioni sul campo.
La moglie del regista giallorosso ha spiegato apertamente di non frequentare più lo stadio da anni, una scelta personale che spesso le è valsa la domanda più gettonata: “Perché non vai mai?”. Invece di spiegare nel dettaglio le ragioni, Mariateresa ha preferito sottolineare che il suo sostegno a Jacopo non è mai venuto meno, seguendolo “silenziosamente e da lontano”, ma sempre con il cuore.
Il compleanno di Mariateresa e la giornata del 2 novembre hanno rappresentato due occasioni speciali per tornare a vivere 90 minuti di calcio dal vivo. “Questa foto è un po’ liberatoria, un po’ noi, un po’ racchiude un grazie, un po’ racchiude stupore di guardare avanti da un’altra prospettiva mai vista prima”, scrive con una sincerità disarmante. E quella prospettiva, letteralmente e metaforicamente, è quella degli spalti del Ceravolo, dove migliaia di tifosi giallorossi trasformano ogni partita in un’esperienza collettiva che coinvolge intere generazioni.
Lo stadio come dimensione familiare
Il concetto di “casa” torna più volte nel messaggio di Mariateresa, e non per caso. Per la famiglia Petriccione, il Ceravolo non è solo l’impianto sportivo dove Jacopo lavora ogni giorno, ma un luogo che racchiude “diverse forme d’amore”, come scrive la moglie del centrocampista.
Casa non è necessariamente dove si nasce o dove si alzano le fondamenta di un edificio, ma dove si costruiscono legami autentici e profondi. E i Petriccione questi legami li hanno trovati in Calabria, precisamente a Soverato, la perla dello Ionio dove la famiglia vive e respira l’aria marina che tanto ama.
Come aveva raccontato lo stesso Jacopo in una recente intervista, lui e Mariateresa “si sentono pienamente a casa” in quella che inizialmente doveva essere solo una tappa professionale e che invece è diventata una scelta definitiva, tanto da spingere il centrocampista a rinnovare il contratto fino al 2027.
Il post si arricchisce di dettagli che raccontano una quotidianità fatta di emozioni condivise. Mariateresa ricorda con autoironia di dimenticare talvolta se le partite si giochino in casa o in trasferta, citando l’amica Alisia, ma sottolinea come il supporto a Jacopo non sia mai venuto meno, anche quando dimentica che giocano fuori o in casa.
Le due giornate vissute al Ceravolo hanno rappresentato 90 minuti di pura gioia vissuti insieme ad alcune delle persone più care, compresa Nanda, la compagna di Antonini, con un riferimento scherzoso alla piccola Greta che sarebbe diventata un portafortuna “assodato” per le sorti della squadra. Sono questi i momenti che, al di là dei risultati sportivi, costruiscono il senso di appartenenza a una comunità.
I ricordi giallorossi che crescono con le bambine
Uno degli aspetti più toccanti del messaggio di Mariateresa riguarda il legame tra la crescita delle figlie e la storia giallorossa della famiglia. “Dai primi passi di Greta al primo giorno di scuola elementare di Ginevra e il primo dentino perso. Sempre qui”, scrive.
È un passaggio che sintetizza perfettamente come il Catanzaro non sia solo la squadra del papà, ma parte integrante della loro storia familiare. Le bambine stanno crescendo respirando l’atmosfera dello Stadio Ceravolo, un impianto che rappresenta un tempio del tifo capace di coinvolgere intere generazioni.
Le curve risuonano delle voci dei più piccoli che imitano i cori dei tifosi adulti, creando quell’atmosfera unica che fa dello stadio calabrese un luogo dove la passione si trasmette di padre in figlio, di madre in figlia.
Jacopo Petriccione, arrivato a Catanzaro nel gennaio 2024 dal Crotone, si è conquistato un posto da titolare inamovibile nel cuore del centrocampo giallorosso e nel cuore della tifoseria. Il soprannome “Modriccione” conquistato ai tempi del Lecce per le somiglianze con il campione croato ha lasciato il posto a un’identità nuova, quella del numero 10 che detta i tempi di gioco delle Aquile.
Le sue prestazioni nella scorsa stagione, culminate con le semifinali playoff, hanno consolidato il suo status di leader tecnico della squadra. In questa stagione, sotto la guida di mister Alberto Aquilani, Petriccione sta alternando presenza e gestione delle energie, confermandosi elemento insostituibile per equilibrio e visione di gioco.
Il suo agente, Valeriano Narcisi, lo ha definito più volte come uno dei migliori centrocampisti della Serie B, e i numeri gli danno ragione: capacità di filtro, impostazione dal basso e qualità nei calci piazzati fanno di lui un mediano completo.
Un messaggio di autenticità giallorossa
Ma è proprio questo intreccio tra dimensione professionale e personale a rendere speciale la storia dei Petriccione a Catanzaro. “Non nego, però, che dopo tanto tempo il giorno del mio compleanno e la giornata successiva sono state in assoluto due giornate che ho vissuto con così tanta gioia e felicità di esserci di nuovo”, confessa Mariateresa.
La felicità di Jacopo e delle bambine ha regalato a tutta la famiglia momenti di pura gioia, quelli che lasciano spazio alle immagini più delle parole. Il post si chiude con un ringraziamento sincero e una firma che è un manifesto di autenticità: “Semplicemente grazie. Sentevo di scriverlo. Di dirlo. A qualcuno piacerà, a qualcuno no… ma l’importante è essere sempre sinceri nella vita. Mary”.
È questa sincerità che rende il messaggio di Mariateresa così potente e rappresentativo di un legame che va oltre il calcio giocato. In un’epoca in cui i social network sono spesso vetrine patinate, il post della moglie di Petriccione rappresenta uno squarcio di verità che racconta cosa significhi davvero sentirsi a casa.
E quando quella casa porta i colori giallorossi e ha le sembianze dello Stadio Ceravolo, il cerchio si chiude perfettamente. Il Catanzaro non è solo la squadra del presente per la famiglia Petriccione, ma il luogo dove stanno costruendo il loro futuro, un passo alla volta, un ricordo alla volta.
Mentre le Aquile continuano la loro corsa in campionato, storie come questa ricordano che il calcio è fatto anche di emozioni vissute sugli spalti, di bambine che stringono la mano alla mascotte, di famiglie che si ritrovano unendosi al coro di migliaia di tifosi. Perché alla fine, come scrive Mariateresa, casa è dove batte il cuore.
