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venerdì 4 Aprile 2025

Protesta ultras del Bari: tensione e dissenso contro la multiproprietà De Laurentiis

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A meno di 72 ore dalla cruciale sfida contro il Catanzaro al “Ceravolo”, una frangia di circa 500 ultras del Bari ha dato vita a una accesa protesta nel quartiere Japigia della città pugliese. Il motivo del dissenso è ben chiaro e risale a una ferita mai sanata per i tifosi biancorossi: la gestione della multiproprietà del club, acquistato nel 2018 dalla Filmauro della famiglia De Laurentiis, già proprietaria del Napoli, dopo un fallimento societario che portò alla dolorosa retrocessione in Serie D.

La manifestazione si è svolta in concomitanza con un incontro aperto ai tifosi, organizzato dall’ex sindaco di Bari Antonio Decaro, oggi presidente della commissione Ue per l’Ambiente. Il tema dell’incontro: spiegare la decisione di affidare il titolo sportivo alla Filmauro in quel difficile momento della storia del club. Tuttavia, i tifosi hanno scelto di non partecipare al dibattito, preferendo invece manifestare il proprio dissenso fuori dal teatro Abeliano.

Japigia in fermento: una piazza calda contro la gestione De Laurentiis

Nel quartiere Japigia, i cori degli ultras del Bari risuonano da ore. “Siamo stanchi di questa situazione, devono andarsene!”, urlano i tifosi biancorossi, inequivocabili nel loro messaggio, mentre innalzano striscioni e lanciano fumogeni. La multiproprietà, per molti, è diventata il simbolo di una gestione distante dalle ambizioni della città e dei tifosi.

Per gli ultras, la presenza dei De Laurentiis rappresenta un limite insormontabile alle reali potenzialità della squadra. La normativa attuale impedisce infatti alla famiglia di mantenere due club negli stessi campionati italiani, circostanza che rappresenta un vincolo diretto per il Bari, limitandone ambizioni e possibilità di promozione in Serie A. Questa situazione, ormai oggetto di sentimenti di frustrazione crescente, si riflette in una tifoseria che reclama una proprietà dedita unicamente alla causa biancorossa.

Il contesto storico: dal fallimento alla multiproprietà

La frattura con la tifoseria non è nata oggi, ma affonda le sue radici nel 2018, quando il Bari fallì e retrocesse in Serie D. Anni di cattiva gestione avevano portato la squadra sull’orlo del baratro, e fu l’allora sindaco Antonio Decaro a trovare una soluzione d’urgenza per assicurare al club una ripartenza. La Filmauro, già proprietaria del Napoli, acquisì il titolo sportivo, aprendo un nuovo capitolo per la società, ma la scelta si è rivelata divisiva fin da subito.

Dal ritorno tra i professionisti, il Bari ha compiuto passi avanti sul campo, risalendo in Serie B e diventando una delle squadre più competitive del torneo cadetto. Tuttavia, la multiproprietà ha sempre rappresentato un’ombra persistente, un ostacolo psicologico ed economico per una piazza che sogna il grande salto nella massima serie.

Le parole e il ruolo di Decaro

L’incontro organizzato da Antonio Decaro aveva un intento chiaro: ricostruire un dialogo con la tifoseria e fornire spiegazioni sulla scelta compiuta nel 2018. L’ex sindaco si è fatto carico di questa responsabilità, pur sapendo che il confronto sarebbe stato difficile. “In una situazione di emergenza, abbiamo scelto la soluzione che ci sembrava migliore per garantire un futuro al club”, avrebbe ribadito Decaro durante il dibattito.

Tuttavia, la decisione degli ultras è stata altrettanto forte: nessuna partecipazione diretta al confronto. Rimasti fuori dal teatro Abeliano, i tifosi hanno continuato a manifestare il loro dissenso, rendendo evidente la frattura esistente tra la tifoseria e la gestione del club.

Una protesta che guarda alla sfida contro il Catanzaro

La protesta degli ultras del Bari assume un significato ancora più forte in vista della delicata partita del prossimo fine settimana al “Ceravolo”, dove la squadra affronterà il Catanzaro. La tensione extracampo potrebbe influire anche sulla serenità della squadra, che dovrà gestire le aspettative di una tifoseria in tumulto.

Un problema che va oltre il calcio giocato

La questione della multiproprietà non riguarda soltanto il Bari. Se da un lato la FIGC ha avviato un percorso per scoraggiare situazioni simili, dall’altro manca ancora una normativa definitiva che obblighi a risolvere i casi esistenti in tempi brevi. Per il Bari questa incertezza rappresenta un limbo, con i De Laurentiis che non sembrano intenzionati a cedere il club finché non vi saranno chiare disposizioni dalla Federazione.

Il centro di questa protesta non è soltanto la gestione societaria, ma anche il profondo legame tra i tifosi e la città di Bari. Per una tifoseria fedele e passionale come quella biancorossa, il calcio è più di uno sport; è identità, è appartenenza. Sentirsi lontani dalla proprietà del club significa, per molti, sentirsi traditi.

Una tifoseria sempre protagonista

Gli ultras biancorossi non sono nuovi a manifestazioni così accese, e la loro passione si è sempre espressa sia dentro che fuori dagli stadi. Storie di cori, coreografie spettacolari e trasferte massicce fanno del popolo barese uno dei più calorosi del calcio italiano. Tuttavia, quanto accade oggi è il segnale di un disagio che rischia di minare ulteriormente i rapporti tra piazza e proprietà.

Ripercussioni sull’immagine del club

Mentre il Bari si prepara per la sfida contro il Catanzaro, questa protesta rischia di gettare un’ombra negativa sull’immagine della società. Il difficile equilibrio tra risultati sportivi e rapporto con i tifosi rappresenta una delle sfide principali per ogni realtà calcistica, e il caso del Bari non fa eccezione.

La strada verso un futuro incerto

Le proteste della tifoseria barese pongono interrogativi sul futuro del club e sul modello della multiproprietà. Se da un lato la Filmauro ha contribuito al rilancio sul campo, dall’altro la distanza emotiva tra i tifosi e i De Laurentiis sembra un problema sempre più pressante.

La manifestazione di Japigia è solo l’ultimo capitolo di una storia complessa e ancora lontana dal trovare una soluzione definitiva. In ottica futura, molto dipenderà dalle decisioni legislative della FIGC e dalle strategie societarie dei proprietari. Una cosa è certa: il Bari e i suoi tifosi meritano una chiarezza che al momento sembra ancora lontana all’orizzonte.

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